Alla Galleria internazionale d’arte “Area contesa” di Via Margutta, il “finissage” della rassegna “Estatarte”
“Direi che oggi, nell’arte in generale, c’è un ritorno di verismo, ma anche di lirismo, nel senso degli sforzi dell’artista per esprimere al meglio quel che prova; sforzi di cui non si può valutare la riuscita in base al successo, specialmente commerciale, dell’artista stesso (Van Gogh, tanto per fare un esempio, in vita non vendette che pochissimi quadri). Per un artista, è importante soprattutto la conoscenza, sia quella che acquisisce, sia quella che trasmette; allora, dico che oggi, artisti bisogna esserlo soprattutto mentalmente, e con un forte senso pratico: se si voglion produrre opere che, dopo la scomparsa degli autori, possan davvero diventare pubbliche, patrimonio dell’umanità”.
Così Mario Salvo, critico d’arte ed egli stesso artista di rilievo (maestro, tra l’altro, nell’uso della spatola, tecnica che impiega spatole per applicare e modellare il colore, creando effetti materici e tridimensionali sulla superficie pittorica: pratica da lui descritta nel libro della giornalista Tiziana Mignosa, dedicato alla vita di questo artista, “Emozioni cromatiche”, Lecce, Youcanprint, 2026), ha aperto, alla Galleria internazionale d’arte “Area contesa” di Via Margutta, il “finissage” della rassegna “Estatarte”, iniziata a metà luglio.
Che, come ogni anno, ha ospitato artisti dei piu’ vari stili e nazionalità: ponendosi tra i momenti principali della ricerca che, da piu di dieci anni, conduce “Area contesa”, animata dalle infaticabili sorelle Zurlo. Direzione artistica, Tina Zurlo, presentazione di Teresa M. Zurlo; critici d’arte, Mario Salvo e Alfio Borghese (regista, scrittore, giornalista a lungo collaboratore della Presidenza del Consiglio e di testate come “ll Messaggero” e “La Nazione” di Firenze, già tra i fondatori del Tg3, ora presidente della Biennale d’ Arte visiva contemporanea di Anagni e Frosinone); mentre Adriana Russo è stata la madrina dell’appuntamento.
Partendo dalla Sala “Chagall”, ospitante opere di Salvo , quasi tutti acrilici, rispondenti a varie sue fasi stilistiche (astratto, impasti cromatici, cromosintesi, ecc…), i visitatori han potuto addentrarsi in una “foresta” stilistica e tematica tanto varia quanto impegnativa. Dalle versatili opere in pittura e collage di Gabriele Scocco (come, tra storia e fantastoria, “Carlo Magno e Giulio Cesare regalano la lupa capitolina a Lucrezia Borgia”, e l’incredibile serie degli “insetti” realizzati con materiali di recupero) alla serie di incisioni su vetro e artistici calici realizzati da Valentina Rapone.
Dalle 5 opere di Sandra Ligato, esprimenti l’aspirazione a un mondo finalmente libero da guerre e violenze d’ogni tipo, ai quadri di Giuseppe Basso (un astratto e una rivisitazione della “Gioconda” leonardesca), maestro nell’innovativa tecnica della pittura fotografica digitale. Sino ai ritratti di donne, in varie pose e situazioni, di Andrea Deesy e di Paola Boron (la quale ritrae perfettamente una dormiente e s’ispira poi, in altri due quadri, alla grande Tamara de Lempicka).
Da segnalare, poi, altre due artiste, presentate dalla critica Lucrezia Rubini: la pittrice Antonella Mannucci e la scultrice, tiburtina, Fiorella Marcotulli. Autrice, quest’ultima, di due originali sculture, rispettivamente in argilla e grafite (una sequenza di menbra umane disgiunte, come nelle leggende greche delle Menadi) e in creta e argilla (una sfera , con forme sia concave che convesse).
Infine, i cavalli in corsa di Sabrina Guerrini , i leopardi (un po’ alla Ligabue, diremmo) di , Sirius, le zebre di Nicola Molino…L’elenco sarebbe ancora lungo e non possiamo davvero citare tutti, ma non vogliamo ovviamente far torto a nessuno: mentre sono straordinari il numero e la qualità degli artisti intervenuti a questa rassegna estiva, con la cui chiusura è iniziato il ciclo autunnale delle iniziative di “Area contesa”.
Fabrizio Federici