Si è svolto, recentemente il Festival Internazionale “Déod’Art” a Saint-Dié des Vosges, cittadina francese della bassa Lorena: luogo con un posto particolare nella storia delle esplorazioni e delle culture. Proprio qui, infatti, nel 1507, fu pubblicato il “Planisfero di Waldssemuller”, che per la prima volta riportava la parola ” America” (francesizzata come “Amérique”): nome dato al Nuovo Mondo, su suggerimento del geografo francese del XVI sec. Vautrin Lud, in onore dell’esploratore italiano Amerigo Vespucci (per questo, la città conserva ancora oggi il titolo di “madrina d’America”). Un luogo dove l’arte, ogni volta, diventa un linguaggio universale, capace d’unire culture, anime, visioni appartenenti alle piu’ varie aree del mondo: perché libera d’esprimersi nella sua natura – già focalizzata da filosofi come Vico e Croce – di espressione immediata della fantasia e del sentimento.
Ogni anno, così, il “Déod’Art” riunisce – e unisce – artisti di Paesi diversi: con mostre, incontri, interviste, contatti continui tra operatori e fruitori dell’arte. In cui tutte le forme di espressione contemporanea (pittura, scultura, fotografia, ecc…) possono interagire tra loro e dialogare col pubblico, al di là di barriere culturali, religiose, ideologiche (e, soprattutto, mentali…). Ma importante è anche il rilievo istituzionale che ha il Festival Déod’Art. Da anni in sintonia con la politica artistica delle autorità francesi, ma anche con le spinte all’innovazione; e, sul piano interstatuale, con artisti ed enti locali italiani.
Già a fine giugno, infatti, vari artisti italiani, francesi, belgi e lussemburghesi avevan partecipato all’altro evento “Orizzonti dell’Anima”. Promosso dal Comune di Poli (Roma), in collaborazione con l’associazione francese “Les Arts en Déodatie” e quella italiana “Bellavera”: per promuovere il dialogo internazionale, creare un ponte fra questi 4 Paesi mediante l’arte, e diffondere la cultura della pace, dell’equilibrio e dell’armonia. E a Saint-Dié des Vosges, importante è stata, al Festival “Déod’Art, la partecipazione del Comune di Poli: rappresentato dal Consigliere comunale, con delega alla Cultura, Luca Angeletti, accompagnato dalla mediatrice culturale, giornalista e insegnante di danza moderna Carla Di Donato (già con ruolo importante nel rapporto con gli artisti stranieri, prima e durante la mostra di Poli).
Focalizziamo i perché del successo dei due Festival (“Orizzonti dell’anima” a Poli, “Déod’Art” a Saint-Dié) con tre protagonisti: Federico Mariani, Sindaco di Poli, Luca Angeletti, Consigliere comunale a Poli con delega alla Cultura, e la mediatrice culturale Carla Di Donato.
Sindaco Mariani, qual è – come amministrazione comunale di Poli- il Vostro complessivo bilancio della partecipazione a queste 2 importanti iniziative culturali, strettamente legate, e cioè prima , a giugno, il Festival internazionale “Orizzonti dell’anima” a Poli, e poi, a fine luglio a Saint-Dié des Vosges, in Francia, l’altro Festival “Déod’Art” (ambedue con partecipazione di artisti italiani, belgi e lussemburghesi)?
Attraverso la partecipazione ad eventi come questi, vogliamo far conoscere il nostro immenso patrimonio storico e artistico, sostenendo la crescita attraverso eventi culturali e incontri tra realtà e comunità di Paesi diversi. Nelle Giornate qui a Poli, abbiamo avuto esperienze collaborative molto costruttive con gli artisti intervenuti: cui il pubblico ha risposto positivamente, e che vogliamo ripetere per migliorare la coesione e lo sviluppo dei rapporti tra comunità sociali. A Saint-Dié, il Comune è stato rappresentato dal nostro consigliere Luca Angeletti, delegato ai rapporti culturali; che ringrazio per l’impegno mostrato, prima per organizzare “Orizzonti dell’anima”, poi per la nostra partecipazione istituzionale a Saint-Dié.
Quali sono i Vostri prossimi progetti sempre in campo culturale? E prevedete altre sinergie col Comune francese di Saint-Dié des Vosges?
Voglio ricordare che a ottobre, sempre qui a Poli si terrà, per il VII anno consecutivo, la Settimana della Cultura (con varie manifestazioni, presentazioni di libri, ecc…). Mentre con Saint- Dié, insieme sempre al consigliere Angeletti stiamo pensando anche a una forma di gemellaggio, o comunque di intesa culturale: che va ovviamente ben definita sul piano giuridico e burocratico, e che vorremmo diventasse un punto di forza della nostra Amministrazione.
Consigliere Angeletti, a Lei che ha partecipato ad ambedue le iniziative culturali, a Poli e a Saint-Dié, chiediamo anzitutto com’è nata l’idea di “Orizzonti dell’Anima”, a Poli…
L’idea della Mostra internazionale a Poli è nata gradualmente, con varie idee che iniziavano sempre più a prendere forma. Può assomigliare al graduale avvicinarsi ad una finestra e scorgere sempre più l’orizzonte, lontano e bello di novità. Avevo in precedenza ospitato una mostra fotografica dell’associazione Bella Vera, ed attraverso il suo presidente Massimo Sgrulletti ho avuto poi il contatto della pittrice Antonella Mondella, interessata ad una personale a Poli, nel nostro storico Palazzo Conti. Incontrando poi Antonella, ci siamo resi conto che potevamo aprire gli orizzonti a questa idea (da qui il titolo della kermesse “Orizzonti dell’Anima”), per convogliare artisti italiani dalla Puglia (Pierluigi Bruno), dal Lazio (Stefano Azzena, Stefano Pulcinelli Pulk, Claudio Cori): iniziando così un percorso che ci ha portato oltralpe. In Lussemburgo con l’artista visionario Claudio Rosati, in Belgio con Christophe LGH ed Anouk Tisserand, con la loro arte del riciclo: che riprende le cose apparentemente inutili, dando poi vita a sculture od oggetti meravigliosi. L’ultima meta, non per importanza, è stato poi il versante francese: dove attraverso i contatti quasi quotidiani con il presidente (e Artista) del Festival internazionale Deod’art di Saint-Die des Vosges, Olivier Hodapp e sua moglie Katherine, siamo riusciti a coinvolgere altri artisti, con le loro incredibili opere pittoriche e sculture.
Si è formata, così, un’ avventura condivìsa, una “comunione d’intenti” fra artisti italiani e stranieri…
Tutto questo ha dato vita al primo Festival internazionale “Orizzonti dell’Anima” di Poli, nato dalla volontà di unire e creare ponti, in un mondo sempre più depresso e dedito alla guerra scellerata che sentiamo costantemente ai nostri confini. È la condivisione del bello, delle arti e delle amicizie che salverà questo tempo e le attuali e nuove generazioni. La mia idea è nata così. Insieme poi al Sindaco di Poli Federico Mariani, abbiamo studiato il piano per offrire agli artisti la nostra migliore ospitalità, affinché potessero non solo esporre le loro opere, ma vivere un’esperienza “Polese”, a stretto contatto con i nostri concittadini e con percorsi enogastronomici: come per l’ospitalità della signora Franca Picciotti, che ha cucinato per tutti gli ospiti nella propria casa, e delle ragazze e signore dell’oratorio della parrocchia di San Pietro Apostolo di Poli, guidati tutti dal nostro parroco, Don Ciro Vespoli. Con una tavolata di commiato nella piazza del paese, con i saluti finali.
E Lei, Carla Di Donato, in quanto Dottore di ricerca in Teatro e Arti dello Spettacolo alle Università La Sorbonne Nouvelle /Paris III e Roma 3, e autrice di saggi di storia del teatro su testate specialistiche transalpine, è un valido referente per ambedue le culture, italiana e francese. Dal suo punto di vista di mediatrice culturale, pensa che l’interscambio artistico – culturale, tra cittadini e istituzioni europee, possa essere un valido terreno per forgiare una coscienza sovranazionale? Non dimentichiamo che questo 2026 vede due storici anniversari in tema di cooperazione europea: l’85mo del “Manifesto di Ventotene” di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni (primavera-estate 1941) e il 40mo della morte appunto di Altiero Spinelli (1986)…
Questo è, insieme, l’orizzonte comune e l’augurio che rivolgo alle parti in causa. Sono stata coinvolta in tutto questo progetto in qualità di mediatrice culturale da Luca Angeletti, che insieme al Sindaco Mariani ringrazio della fiducia; quindi ho conosciuto Antonella Mondella e gli altri membri del team della mostra internazionale, e condiviso l’esperienza italiana (polese), prima, e poi francese, a Saint-Dié, a stretto contatto con istituzioni ed artisti. Come ho ricordato nel mio intervento all’inaugurazione della mostra internazionale di Poli, “L’arte è probabilmente l’antidoto più potente alla voglia di conflitto di cui oggi la nostra società è drammaticamente intrisa. Questo è stato il seme che ha dato vita al nostro progetto internazionale “Orizzonti dell’anima”. L’antropologia teatrale, disciplina che ha forgiato i miei studi teatrali e ispirato l’analisi di tutto il progetto, parla di “baratto”. Inteso non come scambio di merci, ma come reciprocità culturale, con pratiche artistiche anche lontane dall’arte ufficiale/”paludata”(come si è visto sia a Poli che a Saint Die’, grazie a un’incredibile varietà di stili e di sensibilità artistiche): sempre connotate da una straordinaria apertura, accoglienza e desiderio comune di conoscenza. A Poli, una piccola comunità ha compiuto una grande opera di condivisione generosa, spontanea e profonda di tradizioni, costumi, saperi (e sapori!) del territorio. In quei giorni, nel borgo era un po’ come assistere ad un’orchestra di suoni, colori e odori che naturalmente e fluidamente si diffondevano e accordavano fra loro. Mentre poi, a Saint-Dié-des-Vosges, i due polesi Michela Sambenedetto e don Ciro Vespoli hanno esposto con successo le loro opere, condividendo il loro universo creativo e la loro storia individuale col resto della comunità internazionale presente all’Espace François Mitterrand (sede dell’esposizione). In sintesi, il baratto inteso come arricchimento ed evoluzione artistico-antropologica va sicuramente nella direzione di forgiare una coscienza aliena da confini nazionali, a livello di singoli, privati cittadini e di micro/macro comunità che essi creano, come in questo caso. Grazie a quanto accaduto quest’anno, ci sono le fondamenta adatte per lavorare ai fini di un “rapprochement culturel”.
Ma come si può concretizzare il legame tra le due realtà, al tempo stesso diverse e affini, di Poli e Saint Dié?
Con un’espressione: lontano dal centro. Dove i legami umani fioriscono e diventano via via radici, in grado di ridefinire la ricca geografia artistica. Per la prima volta, quest’anno un piccolo borgo come Poli ha ospitato una mostra internazionale interdisciplinare: senza voler dilatare l’impresa, ciò equivale, in termini culturali, alla scoperta di un continente ignoto. Non è un caso che proprio nella struttura gestita dal nipote di colui che riscattò, all’asta, la copia originale del volume in cui il Nuovo continente – come Lei prima ricordava – fu “battezzato”, per la prima volta, “America”, la delegazione di Poli, una volta “migrata” a Saint-Dié, ha soggiornato durante i giorni del Festival Deodar’t…senza saperlo. Ephrem (Olivares, figlio di Fausto, pittore molto noto in Spagna), il nostro “oste”, ci ha aperto le porte del suo Espace d’Interpretation Le Grimaubois, centro culturale internazionale: illustrandoci la storia della sua famiglia nella sala-atelier-biblioteca, al primo piano della residenza alle porte di Saint-Die’: ai margini dell’urbanizzazione, al centro di una nuova mappa che non tiene conto della distanza geografica o della lingua di provenienza. Proprio questo genere di legame unisce Poli a Saint-Dié: non è solo l’evento in sé a definire la sua portata, ma l’orizzonte culturale di riferimento. “Tu chi sei?”, il tema scelto dagli organizzatori Olivier e Katherine Hodapp di Deodar’t quest’anno. In termini di mediazione culturale: “Il tuo prossimo, sono la tua libertà”. Libertà uguale futuro, per tutti. In tal senso, mi piace ricordare le parole di Cristina Michetelli, consigliera di Roma Capitale e Città metropolitana, presente a Poli all’inaugurazione ufficiale: “Un vero piacere incontrare una comunità virtuosa, con un Sindaco ed una Giunta capaci e lungimiranti”. Qualità che hanno portato alla felice realizzazione di quest’avventura culturale ed artistica, frutto di una condivisione umana di bellezza e pace.
Fabrizio Federici