Musica

Addio a Carlo Bergonzi: l’ultimo grande e longevo
tenore verdiano

Carlo Bergonzi

Carlo BergonziSi è spento giovedì scordo presso Istituto Auxologico di Milano, Carlo Bergonzi, icona italianistica del palcoscenico operistico internazionale. Tra i maggiori tenori del ‘900 è stato sicuramente il più straordinariamente longevo. Verdi la sua costante, il suo asso nella manica. ma non solo poichè nato a pochi passi da Busseto ma soprattutto perché in grado di dominarne le tessiture e rispettarne le dinamiche: dal pianissimo all’accento eroico, facendo di Don Alvaro, Radames, Manrico, Riccardo, Rodolfo in Luisa Miller, Foscari, Oronte i suoi cavalli di battaglia nei teatri di tutto il mondo, oltre a una vastissima produzione discografica internazionale.

Un tipo di canto tipicamente italiano, basato sull’attacco dei suoni dolce e sul sostegno costante di ogni frase, per riempire le più vaste platee d’un suono bello ed equilibrato. Classe 1924 nasce a Polesine Parmense, in Emilia Romagna, dove già giovanissimo inizia lo studio del canto come baritono. La carriera vera e propria sovviene nel secondo dopoguerra quando, dopo aver reimpostato la sua voce sul registro tenorile, debutta nel ’53 a Prato in ‘’Adriana Lecouvreur’’. Inizia da qui un lungo percorso che lo porterà prima a girare l’Italia e dopo poco l’intera Europa in una serrata serie di recite.

Approderà tre anni dopo, grazie all’interesse del collega Mario del Monaco al Metropolitan di New York, esibendosi in ‘’Aida’’ e ‘’Il Trovatore’’ e vi rimarrà ininterrottamente per ben trentadue anni. Innumerevoli i grandi nomi di colleghi e musicisti con i quali si è esibito. Ricordiamo Maria Callas, Renata Tebaldi, Piero Cappuccilli, Renato Bruson, Giulio Neri, Nicolai Ghiaurov e Cesare Siepi tra i cantanti e tra i direttori Riccardo Muti, James Levine, Gianandrea Gavazzeni, Antonino Votto, Lorin Maazel ed Herbert von Karajan, con il quale intesserà una lunga collaborazione.

Anche se il notevole repertorio spaziava da Monteverdi a Catalani, il compositore che più si addiceva alle sue caratteristiche tecniche e interpretative era sicuramente Giuseppe Verdi. Difatti oltre a rispettarne scrupolosamente la partitura, Bergonzi sapeva infondere alla pagina verdiana un accento sempre ampio, vibrante e in sintonia con il momento psicologico del personaggio; notevole in particolare era la capacità di differenziare nel modo più appropriato arie, cabalette e recitativo. La voce era chiara e con inflessioni brunite nel centro, di volume buono, ma non debordante, e sorretta da un’eccellente preparazione tecnica, forse la più raffinata di tanti altri colleghi.

Molto noti il controllo assoluto della respirazione, che consentiva frasi lunghissime senza alcun apparente sforzo, oltre alla dizione estremamente nitida, solo a tratti inficiata da una “s” strascicata di origine emiliana, e al senso del fraseggio, gli hanno permesso di imporsi al pubblico e alla critica, anche senza essere provvisto di doti naturali eccezionali. Carlo Bergonzi è stato anche un uomo schietto, semplice, figlio d’una terra che ha prodotto alcune delle più belle e importanti voci di sempre e alla sua terra è rimasto legato con un costante affetto atavico. E per questo e per tutto ciò che egli ci ha donato, noi infine non possiamo che dire ‘’Grazie’’.

Alessandro Munelli