Altro che casta. Altro che privilegiati. Nella migliore delle ipotesi, se un giornalista precario volesse guadagnare mille euro, dovrebbe lavorare quaranta giorni al mese. Senza ferie, senza malattia, senza considerare i costi vivi sostenuti per svolgere il proprio lavoro. I dati agghiaccianti sulla situazione dei giornalisti precari sono stati presentati oggi a Roma dal coordinamento “Errori di stampa”, che ha realizzato il primo auto censimento sulla precarietà giornalistica nella Capitale. Il dato che salta subito agli occhi riguarda l’esistenza, solo a Roma, di un esercito di almeno duemila professionisti dell’informazione sottopagati, sfruttati, senza alcuna tutela. Ancora più deprimente è il quadro, testata per testata, delle retribuzioni di free lance e collaboratori.
STIPENDI DA FAME – «A fronte di moltissimi casi in cui il lavoro non viene per niente retribuito, i compensi per articolo, anche nei maggiori quotidiani nazionali, si aggirano intorno a una media di 25-30 euro lordi», spiega Paola Natalicchio di Errori di stampa. «E dobbiamo considerare che si tratta appunto di una media, perché sono innumerevoli i casi di compensi tra i 5 e i 7 euro lordi al pezzo». Nella raccolta dei dati, spiega ancora Natalicchio, «abbiamo dovuto basarci sulle nostre conoscenze personali, perché purtroppo, a parte alcune lodevoli eccezioni, le risposte dei Comitati di redazione sono state spesso evasive». Da qui la principale istanza del coordinamento: «Serve che tutti i colleghi, garantiti e non garantiti, si uniscano in una battaglia contro lo sfruttamento della precarietà giornalistica, che è anche una battaglia per un’informazione davvero libera, e quindi per una democrazia compiuta».
CARTA DI FIRENZE – Il coordinamento si rifà soprattutto ai principi sanciti dalla Carta di Firenze, un documento deontologico che cerca di sensibilizzare tutti i giornalisti nelle redazioni, i cosiddetti contrattualizzati, a non avallare lo sfruttamento dei precari. «Ma lo sforzo – dice Natalicchio – deve essere corale. Per questo anche noi vogliamo farci carico delle nostre responsabilità, invitando tutti i colleghi precari a rifiutare lo sfruttamento sistematico». Il coordinamento auspica inoltre un sempre maggiore coinvolgimento dell’Ordine dei giornalisti, del sindacato e della politica.
ODG E SINDACATO – Alla conferenza erano presenti infatti anche il presidente dell’Ordine, Enzo Iacopino, il segretario dell’Associazione Stampa romana, Paolo Butturini e il senatore Vincenzo Vita, membro della Commissione di Vigilanza Rai. Se Iacopino ha esortato a «evitare guerre fra poveri e unirsi contro i principali responsabili dell’attuale stato di cose, ovvero gli editori», Butturini ha ricordato «l’impegno e l’attenzione di Stampa romana nei confronti delle istanze dei colleghi precari, pur in un contesto di evidente ritardo del sindacato su alcuni fronti. Per questo – ha aggiunto Butturini – accogliamo con favore gli stimoli che arrivano dal coordinamento Errori di Stampa». Da Vita, infine, l’impegno a «stimolare l’approvazione della legge sull’equo compenso, ma anche a definire criteri più stringenti nella distribuzione dei contributi per l’editoria: tra questi il più importante deve essere quello che riguarda la situazione occupazionale. Chi assume in modo regolare deve essere premiato».
Matteo Valerio