Cultura

Andrea Santonastaso, ancora uno splendido Paz

Andrea Santonastaso, figlio di Pippo, apre il monologo su Paz dichiarando di fare l’attore e lo ripete, in sequenza, svariate volte. Fa bene a sottolinearlo, sebbene con composto orgoglio, perché è indubbio come il “ragazzo” abbia chiara l’attitudine.

Lo ha dimostrato anche ieri nel piazzale sotto le austere mura del Palazzo dei Musei di Modena, già convento agostiniano, nella serata di apertura del ventiduesimo Poesia Festival.
L’ennesima fausta replica dove Andrea, in terza persona, veste i panni di un altro Andrea.

Quell’Andrea Pazienza, suo idolo, che, dotato di talento polimorfo, concependo stravaganti personaggi e nuovi termini, non solo tramutò il fumetto in “cosa seria” ma ha stimolato l’immaginario collettivo di diverse generazioni.

“Mi chiamo Andrea e faccio fumetti”, regia di Nicola Bonazzi su testo di Christian Poli, è una narrazione immersiva che, in poco più di un’ora, assorbe e accompagna il pubblico in un viaggio nel tempo.
Andrea Santonastaso, attore, fumettista e conduttore radiofonico per la Rai, per l’ennesima volta, lo ha raccontato con la voce, gesti e cadenze da teatrante scafato, con dote persino nell’imitare, lo ha rivelato con un grosso pennarello nero disegnando su di un fondale di carta bianca immacolata che altro non aspettava che di essere imbrattata da caricature e simboli.

Rivivendolo intensamente, da Paz influenzato e ispirato, lo ha fatto rivivere, evidenziando sia la potenza sia i limiti intrinseci, come la dipendenza dalle droghe fino alla morte, frammentando in modo effervescente, con rabbia e sarcasmo, rivolgendosi a chi Paz non lo conosceva e approfondendo temi per chi avvezzo al Mozart del tratto, come fu soprannominato Pazienza, e personaggi come Pentothal, Zanardi, Pertini, o il geniale Gli ultimi giorni di Pompeo.

Attraverso le incancellabili visioni del più, innovativo, acutissimo, impertinente, arrogante di certo insostituibile disegnatore, Andrea Santonastaso, ha ricostruito le origini, scoperto la vera natura, riflettuto sulla relazione tra pensiero, filosofia, linguaggio e conoscenza di fatti e misfatti di un ventennio denso, “tragico e spensierato”, come gli anni settanta e ottanta in una città bicefala come le diverse Bologna, sia madre, sia matrigna, di sorgenti di patrimonio di arti e di sapere come di profonda precarietà culturale.

Ieri sera, nel piazzale sotto le austere mura del Palazzo dei Musei di Modena, l’apertura del ventiduesimo Poesia Festival ci ha regalato un autentico bel pezzo di poetico teatro che di questi tempi è un vero toccasana.

La riprova? A fine pièce  l’intera platea è scattata in piedi e Andrea Santonastaso costretto a uscire dal palco a troncare oltre un quarto d’ora di applausi. Se non è una conferma questa!

Umberto Piccinini

Credits: Foto ZaLa