Oh Signore, quante cose si fanno ancora per amore. Per amore ancora oggi si continuano a compiere gesti immensi. 16 ottobre 2025, il giornalista della RAI, il conduttore del programma di RAI 3 “Report” Sigfrido Ranucci, ha subito un attentato. Una bomba è stata fatta esplodere sotto casa sua causando danni soltanto alle macchine parcheggiate all’esterno e al cancello della villetta. Per fortuna non ci sono stati feriti o morti.
Mandante dell’attentato? Le brigate rosse, i fascisti, i nazisti, colleghi gelosi perché Ranucci era ben voluto da tutti e aveva un grande successo televisivo? No. L’attentato ideato e voluto dall’amico fraterno Lavitola. Perché lo ha fatto? Per vendetta? Per uno sgarbo ricevuto? Per invidia? Nulla di tutto questo. Lo ha fatto per amore. Per amore, amici lettori, si fanno attentati, si fanno esplodere bombe e ordigni. Attentati, perché si vuole troppo bene a chi lo subisce.
Ma cosa voleva davvero ottenere l’amico Lavitola nel fare piazzare l’ordigno sotto casa del suo migliore amico? Aumentare la popolarità dell’amico, E poi? Portarlo in Parlamento. E poi? Ranucci Presidente del Consiglio, Mattarella permettendo.
Adesso Lavitola è in carcere e fa sapere che l’attentato è stata una scelta solo sua. Ma Ranucci sapeva quello che l’amico fidato e fraterno stava tramando? L’avvocato di Lavitola lo esclude: non c’era un accordo preventivo sull’attentato. Adesso sono i giudici che dovranno chiarire i fatti e cercare se dietro il movente dell’attentato ci siano stati eventuali raggiri. Divampano le polemiche sui giornali e sui social. Lavitola insiste: Quello che ho fatto è stato fatto per amore, per il bene dell’amico che era in pericolo di vari attentati.
Nessuno si prendeva cura dell’amico e allora lui soltanto ha preso una decisione: Ci penso io. Io ti farò innalzare il livello della scorta e la tua popolarità. Io ti porterò in Parlamento e poi diventerai Presidente del Consiglio. Progetto a tavolino molto ambizioso e molto rischioso, che ci dovrebbe far riflettere a lungo. Sapeva Ranucci quello che l’amico “all’ammucciuni” stava tramando? Evidentemente non sapeva, altrimenti l’avrebbe fermato. Finora non è stato nemmeno indagato o interrogato dai giudici e rimane a tutt’oggi persona offesa.
Il Gip ha scritto: – Allo stato non è emerso alcun elemento per ritenerlo d’accordo con Lavitola-. Tutti ora ne parlano, anche la stampa estera. Perché vogliono capire chi sia davvero questo giornalista che è al centro dell’attenzione e che il suo nome compare da giorni sulle prime pagine dei giornali. E’ una vittima ingenua tradita da un amico fraterno oppure un uomo come ha scritto Andrea Fioravanti su “Linkiesta”: affascinato dal proprio mito, che si è lasciato andare fino a perdere il controllo di un rapporto pericoloso?