L'editoriale

Avanti PSI e il Campo Largo che non vede, non sente e non parla

Ineccepibile la difesa a oltranza di Avanti PSI, che dall’inizio dell’inchiesta Report-Ranucci-Lavitola-Tavares rivendica la necessità di fare chiarezza sulla vicenda e, soprattutto, sulla distinzione tra il giornale Avanti PSI e l’Avanti nel quale Lavitola ha svolto il ruolo di editore e direttore.

Sono due realtà diverse e questa distinzione, per quanto possa apparire scontata, merita di essere ribadita con forza, proprio per evitare sovrapposizioni, equivoci e responsabilità che non appartengono al Partito Socialista Italiano. Una vicenda che non ha mai riguardato, né tantomeno riguarda, il Partito, che con grande impegno ha messo a disposizione la propria politica, i propri uomini e il proprio giornale a sostegno del Campo Largo.

Ed è proprio questo il punto politico che oggi mi lascia maggiormente perplesso. Quando una coalizione intraprende un percorso – e oggi quello del Campo Largo appare come l’unico percorso che potrebbe avere i numeri necessari per battere la Destra alle prossime elezioni politiche – ci si aspetterebbe che i suoi componenti si difendessero e si sostenessero a vicenda.

Non soltanto quando tutto va bene, ma soprattutto quando emergono questioni che rischiano di colpire, anche indirettamente, uno dei soggetti che fanno parte della coalizione. È il vecchio, mitico grido di battaglia politica: “Tutti per uno, uno per tutti”. Perché se, seppure metaforicamente, manca quello spirito di solidarietà, allora qualche perplessità sull’esito delle prossime elezioni politiche è legittima. Ed è altrettanto lecito essere scettici sulla capacità di una coalizione di affrontare una campagna elettorale nella quale sarà necessario essere uniti, determinati e soprattutto capaci di difendere le ragioni di ciascuno.

La questione dell’Avanti è, prima di tutto, una questione di verità. Una verità che, soprattutto i partiti, conoscono o dovrebbero conoscere. E allora mi domando: perché uno di loro, oppure tutti insieme, non fanno un semplice comunicato nel quale dicano: “Noi siamo solidali con la richiesta di verità e di chiarezza di Avanti PSI”? Tutto qui. Nulla di straordinario. Ma sarebbe un segnale piccolo e, allo stesso tempo, politicamente grande. Sarebbe il modo per dissotterrare l’ascia di guerra, per chiudere almeno una delle tante polemiche che rischiano di indebolire il fronte progressista e per dire al Centrodestra: siamo uniti e pronti a confrontarci con voi sulle idee, sul programma, sul modo di governare il Paese e sulla nostra volontà di sostituirvi a Palazzo Chigi.

Vi aspetteremo sul campo, tanto per usare un nobile linguaggio ottocentesco, quando la parola “onore” aveva un significato che oggi sembra essere stato cancellato dai nubifragi climatici e politici che attraversano l’Italia e l’Europa, dove una Destra sempre più aggressiva sta tentando il colpaccio.

La faccenda Avanti-Lavitola e la distinzione tra Lavitola e l’Avanti PSI potrebbe diventare, paradossalmente, quella scintilla capace di restituirci il coraggio e la consapevolezza che vincere è possibile. Ma per vincere bisogna prima di tutto dimostrare di saper stare insieme, anche quando sarebbe più facile voltarsi dall’altra parte. Tutti per uno, uno per tutti. O no?