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Basta con il reato di clandestinità

Reato clandestinità

Reato clandestinità

Questa volta non si è trattato di una solita visita burocratica delle Istituzioni, o di una mera passerella di politici sul luogo della tragedia: vuoi per gli anni di esperienza sul campo della presidente della Camera Laura Boldrini, che guidava la delegazione, vuoi per le stesse competenze dei parlamentari, tutti facenti parte dell’intergruppo sull’immigrazione, la “missione” a Lampedusa si è tradotta immediatamente in qualcosa di concreto, con l’avvio di una sorta di “task force” che comincerà a lavorare subito. Qualcosa di completamente diverso, dunque, dalle cerimonie commemorative del passato e tanto per marcare subito la differenza, e spazzar vie le scontate illazioni di certa stampa, tutti i parlamentari hanno precisato di aver pagato personalmente alberghi e ristoranti sull’isola. Dell’intergruppo, assieme a Khalid Chaouki (Pd), Tommaso Currò (M5S), Gennaro Migliore ed Erasmo Palazzotto (Sel), Mario Marazziti e Gea Schirò Planeta (Sc), fa parte la deputata socialista Pia Locatelli, in rappresentanza del Misto, alla quale abbiamo rivolto alcune domande.

Appena rientrata da Lampedusa, qual è la situazione sull’isola e come sono le condizioni dei sopravvissuti?

Sono stati tre giorni intensi, fatti di emozioni fortissime, di sdegno, ma anche di stupore, ammirazione e volontà di reagire. Tra le cose che mi hanno impressionato c’è proprio l’isola, la sua gente, a partire dal sindaco Giusi Nicolini che da tempo si fa carico, spesso da sola, di una situazione drammatica. Ecco, nonostante le difficoltà e le dimensioni di questa stretta porta verso l’Europa nella quale si riversano centinaia di migranti non ho trovato né insofferenza, né indifferenza, cosa al contrario molto comune dalle mie parti. Per quanto riguarda i sopravvissuti, siamo andati tra loro, abbiamo ascoltato i loro racconti, ci siamo impegnati ad aiutarli come possiamo.

Siete stati anche nel centro di accoglienza?

Sì, e devo dire che, nonostante la situazione del centro sia disperata, si cerca di rendere le condizioni di vita il più possibile accettabili. Basti comunque pensare che il centro è attrezzato per 250 persone e attualmente ce ne sono circa 900, che per 103 donne e bambini è disponibile un unico bagno e che nel campo stanno ancora in piedi gli scheletri dei padiglioni degli edifici bruciati anni fa durante una protesta. Siamo stati al centro venerdì sera e siamo ritornati sabato mattina dopo il violento temporale che la notte si è abbattuto sull’isola. I profughi hanno usato i teli termici per costruire delle tende e donne e bambini hanno trovato posto negli uffici e sui pullman. Nessuno è stato all’aperto. Il problema è che il centro deve tornare a essere quello per cui è nato: ossia un ostello di primo soccorso, nel quale restare pochi giorni prima di essere trasferiti altrove. Questa è una delle nostre carenze alla quale bisogna mettere subito mano.

Cos’è che lo impedisce?

Il riconoscimento. Giustamente prima di essere trasferiti i profughi devono essere riconosciuti, ma una volta che è stato fatto queste informazioni sono a disposizione della comunità internazionale, compresi i paesi dai quali provengono. È proprio il timore di rappresaglie verso le loro famiglie che impedisce ai migranti di farsi riconoscere.

Bossi ha detto che per fermarli bisognerebbe spiegare loro che in Italia non c’è lavoro…

Sono le solite dichiarazioni leghiste basate sull’ignoranza. Quelli che stanno arrivando non sono emigranti “economici”. Non vengono a cercare lavoro. Vengono per sopravvivere. Alla guerra, alle bombe, alle armi chimiche, agli stupri di massa, alla carestia.  Quale altro motivo se non la disperazione assoluta può spingere delle donne incinte a mettersi su una nave con dei bambini piccoli? L’Italia poi non è l’ultima meta, ma solo un passaggio verso il resto dell’Europa.

È vero che alcune imbarcazioni li hanno ignorati?

Ci hanno detto chiaramente che mentre erano fermi in mezzo al mare, a circa un chilometro dalla riva, una barca si è avvicinata e gli è girata intorno, ma non si è fermata. Io non credo affatto che si tratti di indifferenza, ma semplicemente di paura: il reato di clandestinità fa sì che i pescatori non si fermino nel timore di divenire complici, di vedersi sequestrata la barca che è il loro lavoro, la forma di sostentamento delle loro famiglie. Ignorano che c’è una legge del mare, che va al di sopra di tutte le altre leggi, che impone di prestare soccorso.

Il vostro intergruppo parlamentare ha preparato una sorta di documento da sottoporre al governo, cosa prevede?

La nostra missione era nata inizialmente per andare a vedere e riferire ai rispettivi gruppi, poi di fronte a questa immane tragedia abbiamo deciso di non limitarci a questo e di avanzare una proposta in tre punti. Primo: abolizione del reato clandestinità, che va cancellato subito. Senza questo reato forse i soccorsi sarebbero stati più solleciti, forse non sarebbero morte 500 persone. Secondo: rivedere la legge sull’asilo ai rifugiati politici. Se in Italia abbiamo un numero di domande d’asilo tra i più bassi d’Europa dobbiamo chiederci il perché. Bisogna pensare a un meccanismo che deleghi il compito di individuare le persone con diritto di asilo all’Unhcr e vincoli l’Europa a una quota annuale obbligatoria di ingressi garantiti. Terzo bisogna pensare di studiare la possibilità che la richiesta di asilo avvenga direttamente sull’altra sponda del Mediterraneo presso le nostre ambasciate.

Pensate di ottenere dei risultati?

Paradossalmente questa terribile tragedia potrebbe far sì che lo sdegno e l’ondata emotiva che ha generato, spingano a mettere subito mano alla legge sull’immigrazione. Per questo abbiamo convocato una prima riunione per domani mattina. Dobbiamo muoverci subito.

Cecilia Sammarco