Se ne riparla a novembre. I senatori voteranno solo il mese prossimo sulla decadenza di Silvio Berlusconi perché la relazione del capogruppo della commissione Stefàno è arrivata solo oggi e dunque non c’era più modo di rifare il calendario dell’aula. Anche l’ultimo scontro, quella sul voto segreto o palese, si è concluso con un rinvio in giunta al 29 ottobre, lasciando ammaccati tutti i contendenti. Questi ritardi potrebbero rivelarsi provvidenziali per tentare di svelenire il clima perché ancora una volta sui destini di Silvio Berlusconi, peraltro con un risultato scontato visti i numeri di Palazzo Madama, il governo può giocarsi l’osso del collo.
La decadenza è ormai diventata per gli uni e per gli altri una questione di lana caprina, puramente strumentale, una sorta di festival dell’ipocrisia, anzi il campionato mondiale della demagogia populista. Il PDL cerca il ‘casus belli’ per imboccare una strada che dalla rottura della coalizione porti però alle urne senza passare per il Quirinale, con la speranza che un’ordalia elettorale riporti Berlusconi alle Camere rendendo la sua estromissione una questione di vita o di morte della Repubblica.
Il PD invece vive la sua interminabile zuffa, che in questi giorni si sta consumando attorno alla segreteria e alla futura candidatura per Palazzo Chigi.
Quanto ai grillini, con le mani in mano dopo aver terminato di controllare gli scontrini della buvette, giocano tutte le loro carte sulla rissa politica, sparando nel mucchio, sapendo che solo in questo modo possono contare sulla congenita distrazione italiota per lucrare consensi dalle urne nel caso si dovesse tornare a votare prima del tempo; anzi, in primavera come piacerebbe a Berlusconi e a Renzi.
L’ultimo scontro si è consumato oggi nella giunta per le elezioni sulla richiesta avanzata dai grillini, e sostenuta da mezzo PD, di votare a scrutinio palese. Nella sostanza la richiesta era formalmente e sostanzialmente irricevibile, ma politicamente efficace e dirompente.
Da regolamento, infatti, basta la richiesta di venti senatori per votare a scrutinio segreto e la prassi consuetudinaria contempla questa modalità quando il giudizio riguarda una persona. È l’estrema tutela delle istituzioni repubblicane per impedire la coartazione dei singoli parlamentari, ma per i ‘cittadini’ del Movimento 5 Stelle, poco avvezzi a confrontarsi con questioni essenziali per la libertà e la democrazia, è un tentativo di inciucio tra Pd e Pdl per salvare il Cavaliere dal disarcionamento.
Una tesi credibile quanto quella degli extraterrestri che fanno i cerchi nei campi di grano dell’Illinois, ma buona per il ‘popolo’ della rete oggi come per quello dei ‘fax’ di ieri. E difatti è stata sposata con militante entusiasmo dai ‘duri & puri’ de “il Fatto Quotidiano”.
Dall’altra parte gli si è opposta una tesi non meno astrusa, degna della peggiore puntata dell’ispettore Colombo. È difatti dalle menti sopraffine di via del Nazareno che si è accusato i grillini di aver escogitato lo stratagemma nientemeno che per spingere la maggioranza al voto segreto, salvo poi nell’urna esprimersi a favore dell’arcinemico Berlusconi e quindi, al momento della conta dare la responsabilità dell’orrendo risultato al Partito Democratico!
Inutilmente Pierferdinando Casini ha fatto notare che “se si interpellassero 100 presidenti delle assemblee parlamentari neppure uno direbbe che la decadenza di Berlusconi può essere votata a scrutinio palese. In linea teorica – ha aggiunto il leader dell’Udc – il voto palese si potrebbe anche fare, ma il regolamento del Senato in questi casi tutela il segreto e va applicato. I principi – ha concluso Casini – non possono essere rispettati in modo più o meno disinvolto a seconda delle persone”.
Fatto sta che la giornata è stato un susseguirsi di accuse sanguinose.
“Il fatto che il Pd si dichiari a favore del voto palese – ha sibilato Sandro Bondi – a dispetto del regolamento vigente, della prassi parlamentare e dei principi più elementari posti a salvaguardia della libera coscienza dei parlamentari, è una vergogna e si spiega solo con la volontà da parte del Pd di mettere in discussione quel minimo di coesione e di rispetto reciproco su cui si può fondare una alleanza di governo”.
I grillini invece con gli attivisti di Avaaz, si sono affidati allo streaptease per conquistare l’attenzione degli aborriti giornalisti di stampa e tv, mettendo in scena uno spogliarello davanti al Senato con cartelli che recitavano: “Non abbiamo niente da nascondere. E tu senatore?”. Hanno concluso poco, ma come in tutte le gite scolastiche, si sono divertiti tanto.
Comunque alla fine almeno è emersa una proposta concreta di modifica del regolamento. L’ha avanzata il senatore socialista Enrico Buemi. Sostanzialmente in caso di dissenso sulle proposte della giunta, in Aula non si avrebbe più il voto segreto (comma 3 dell’articolo 113, espressamente invocato in tutti i precedenti del Senato). L’Assemblea a questo punto prenderebbe “atto – afferma Buemi – senza procedere a votazioni, delle dimissioni dal mandato parlamentare che intervengano in ordine a un seggio dichiarato contestato, superando così il malvezzo di ‘testare’ l’umore dell’Aula con un previo voto (segreto) su dimissioni presentate più o meno pretestuosamente”. Alla fine però, senza modifiche al regolamento, i senatori socialisti restano contrari al voto palese.
Carlo Correr