Basilicata

Bolognetti: quali energie per il nostro futuro?

Una domanda sorge spontanea: in che modo un incremento del greggio estratto dall’Eni e dalla Total in Basilicata dovrebbe contribuire a ridurre il nostro deficit energetico?

Tra l’altro non tutti sanno che una parte di quel greggio viene venduta alla Germania e alla Spagna.

L’Eni opera sul mercato internazionale come qualsiasi altra compagnia del mondo.
Nel 2025 l’Eni, la Total, ecc. hanno estratto in Val d’Agri e a Tempa Rossa 20.716.669 barili di greggio.
Tanto per farvi capire la dimensione del petrolio estratto in Basilicata, riporto la classifica 2025 dei principali produttori di greggio a livello mondiale:

– Stati Uniti: 13,59 milioni di barili al giorno
– Arabia Saudita: 9,33 milioni di barili al giorno
– Russia: 9,11 milioni di barili al giorno
– Canada: circa 5,3 milioni di barili al giorno
– Iraq: 4,33 milioni di barili al giorno
– Cina: circa 4,3 milioni di barili al giorno
– Brasile: 3,8 milioni di barili al giorno
– Iran: 3,38 milioni di barili al giorno
– Emirati Arabi Uniti: 3,36 milioni di barili al giorno.

L’Italia ha consumato 352 milioni di barili di greggio nel 2025. Le risorse stimate presenti nel nostro sottosuolo ammontano a 578 milioni di barili, utili a coprire integralmente il nostro fabbisogno di greggio per dieci anni, a patto che si riducano a groviera alcune regioni del Mezzogiorno ad iniziare dalla Basilicata, dove son presenti una parte consistente delle sopra citate riserve.

Le nostre riserve stimate, però, impallidiscono di fronte alle riserve di Venezuela (303 miliardi di barili), Arabia Saudita (oltre i 232 miliardi di Barili) e Iran che, da buon terzo, vanta riserve per 208 miliardi e 600 milioni di barili. Le nostre riserve, le riserve dell’Italia, ci collocano al 47° posto nel mondo e i barili attualmente estratti in Italia in un anno equivalgono a quelli estratti negli Usa in poco più di un giorno e mezzo.

Sia chiaro, quantità di barili estratti in un anno e riserve non coincidono. Esempio: nel 2025 gli Usa sono stati il primo produttore di greggio a livello mondiale con 13,56 milioni di barili, ma in quanto a riserve energetiche gli States si collocano all’ottavo posto nel mondo.
Vi è chiara la dimensione? Spero di sì.

Ribadito per l’ennesima volta che non ho pregiudizi nei confronti di qualsiasi tipo di energia, ma pongo sempre e solo una questione costi-benefici, chiedo: alla luce dei dati forniti ha un senso incrementare ulteriormente le attività estrattive in zone ricche di preziose riserve idriche? A mio avviso trattasi di scelta insensata.

La strada da perseguire è quella di un ritorno al nucleare, accompagnato da energie pulite, anche se del greggio non potremo farne a meno ancora per molti anni.

Sia chiaro, un green senza speculazioni. I pannelli fotovoltaici in Italia vanno messi quasi esclusivamente su edifici pubblici e privati e lo Stato dovrebbe incentivarne l’installazione. Per il resto confidiamo nelle energie a venire, tipo la fusione.

Maurizio Bolognetti
segretario di Radicali Lucani e giornalista freelance