Arte

Broken. Il potere del frammento

Credit Marburpress 2026

Abbracciare cinque millenni di storia dell’arte in una sola mostra.

Si apre oggi a Palazzo Strozzi di Firenze “Broken. Il potere del frammento”, una mostra ambiziosa ed emozionante che esplora la forza espressiva del frammento nella scultura, realizzata in collaborazione con la National Gallery of Art di Washington.

Nelle sale dell’antico palazzo fiorentino sono esposte oltre ottanta opere e reperti prestati da prestigiosi musei internazionali, tra cui il Metropolitan Museum di New York, il Louvre di Parigi, il British Museum di Londra e il Museo Nacional de Antropología di Città del Messico.

L’obiettivo?

Scardinare l’idea del frammento come mera rovina di un insieme perduto, rivelandolo invece come un’opera autonoma, ricca di memoria e capace di raccontare storie in continua evoluzione.

La mostra conduce i visitatori in un viaggio affascinante che connette le civiltà egizia, etrusca e classica alle tradizioni storiche di Messico, Mali, Perù e Cambogia, abbracciando cinque millenni di storia. Il dialogo visivo accosta i grandi maestri del passato — come Giovanni Pisano, Michelangelo e Auguste Rodin — a figure di spicco della scena contemporanea, tra cui Louise Bourgeois, Huma Bhabha, Robert Gober, Francesco Vezzoli e Danh Vo, che reinterpretano il frammento per dar vita a inediti linguaggi espressivi.

Mettere al centro un’apparente imperfezione è una sfida contro il tempo in cui viviamo, un esperimento ardito in un mondo che tende alla perfezione estetica standardizzata. Attraversando le sale espositive si coglie questa sfida e ci si emoziona: queste forme suggeriscono un’idea di resilienza e la possibilità che la bellezza emerga anche da ciò che è stato fatto a pezzi. Da simbolo di un trauma, l’opera spezzata si trasforma in un potente attivatore dell’immaginazione, un ponte sospeso capace di far dialogare in modo dinamico il nostro passato con il presente.

Il percorso espositivo si articola in diversi nuclei tematici che indagano il ciclo vitale dell’arte, stimolando una riflessione profonda sul legame tra memoria e distruzione, declino e rinascita, assenza e immaginazione. Nel corso dei secoli il passare del tempo, le catastrofi naturali, i conflitti bellici, la censura iconoclasta, le pratiche devozionali e il riciclo dei materiali hanno ridotto in pezzi sculture nate come integre. A volte, persino gli artisti hanno lasciato volutamente incompiute le loro opere, elevando il “non finito” a manifesto espressivo e mostrando la consapevolezza che la materia non riuscirà mai a tradurre pienamente la purezza dell’idea spirituale originaria. Eppure, queste opere mutilate conservano intatta, e a volte persino amplificata, la propria carica emotiva.

L’esposizione inizia con i frammenti del monumento di Giovanni Pisano dedicati a Margherita di Brabante, che introducono ad una serie di volti distanti per epoca e provenienza. Una volta staccati dal loro contesto originale, i visi acquistano una forza espressiva inedita, spingendo chi osserva a concentrarsi esclusivamente sui dettagli, sulle emozioni e sui segni lasciati dal tempo.

Le sale successive esplorano le differenti modalità di rappresentazione della figura umana, i cui frammenti trasmettono comunque l’idea del movimento grazie alle posture e alla posizione degli arti. Si passa poi ad analizzare i reperti mutilati da scontri ideologici, politici e religiosi, quelli sradicati dai contesti d’origine e, infine, il legame tra arte e natura. Emblematico è il caso della statua di un artista del Vietnam lasciata all’aperto ed esposta alla decomposizione come compimento della sua stessa funzione spirituale: la natura, qui, non si limita a distruggere, ma interviene sulla materia aggiungendo nuovo significato.

Per l’occasione, il celebre cortile rinascimentale del palazzo accoglie l’installazione inedita Silent Studio (Reduced to 88%) del designer e scultore olandese-belga Mark Manders, concepita come un atelier provvisorio all’aria aperta.

L’evento è prodotto dalla Fondazione Palazzo Strozzi di Firenze e dalla National Gallery of Art di Washington. La cura del progetto è affidata a C. D. Dickerson (Senior Curator e responsabile scultura della National Gallery) e Andrew Sears (Assistant Curator della stessa istituzione), affiancati da Arturo Galansino, Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi. La mostra sarà accolta alla National Gallery of Art di Washington nella primavera dell’anno prossimo.