Politica

Buemi, Del Bue e Fabbri per un socialismo liberale

Partito socilaista

Partito socilaista Sono arrivati in tanti alla sala dell’Hotel Farnese di Parma incuriositi per le posizioni assunte dal senatore Enrico Buemi su temi scottanti come quelli della decadenza di Berlusconi e della nuova legge sul cosiddetto negazionismo. E Buemi ha soddisfatto tutte le richieste di chiarimento esponendo con estrema chiarezza le posizioni assunte su questi due temi. “Ero e resto convinto che non si dovesse dichiarare la decadenza di Berlusconi utilizzando una legge di cui è dubbia la retroattività”, ha precisato il senatore socialista, che ha così continuato: “Sarebbe stato molto più corretto chiedere un parere alla Corte costituzionale o aspettare la convocazione, che arriva proprio oggi, della Corte d’appello che deve quantificare gli anni di interdizione di Berlusconi dai pubblici uffici e poi la successiva convocazione della Cassazione. Si è invece voluto accelerare tutto e oggi improvvisamente vi è un rallentamento dovuto alla mancanza di unicità di vedute sul tipo di voto da esprimere in Aula”.

Buemi ha richiamato la posizione del Pd che ha fatto di tutto per assumersi il merito della esclusione di Berlusconi in tempi assai rapidi, come mai era avvenuto in passato e ha valutato che gli anni, da uno a cinque, introdotti per il reato di negazione dei crimini nazisti, siano una forzatura. Ha poi parlato della situazione della giustizia in Italia e delle infrazioni che su alcuni temi ci sono stati inferti dalla Corte europea. Del Bue ha voluto diffondersi su ciò che divide i socialisti dal Pd, che non è rappresentato solo dalla questione dell’adesione al socialismo europeo, ma anche dalla sensibilità sul tema delle libertà e dei diritti civili. In Italia, per Del Bue, hanno convissuto due conflitti d’interesse, quello di Berlusconi e quello dei magistrati. Nessuno dei due è stato risolto nemmeno da chi contestava quello opposto. Il Pd non ha risolto quello di Berlusconi, il Pdl non ha risolto quello dei magistrati. “Bene ha fatto Buemi”, ha dichiarato Del Bue, “e io l’ho sostenuto anche da solo in segreteria, ad assumere quella posizione sul caso Berlusconi, bene sta facendo anche sul tema del negazionismo, questa volta pare con il consenso di tutto il partito. Per Del Bue i reati di opinione sono sempre un affronto alla libertà. Anche quando le opinioni sono le più inaccettabili e sgradevoli”.

Se esiste l’apologia di reato, non può esistere, per il direttore dell’Avanti, quello di negazione del reato. Fabio Fabbri ha condiviso le valutazione di Buemi e Del Bue e l’esigenza di una forte caratterizzazione del partito su questi temi. Ha poi dichiarato che la magistratura in Italia rappresenta un potere irresponsabile, nonostante il referendum del 1988 voluto da socialisti e radicali e che in particolare la Procura di Milano si è dimostrata fortemente politicizzata. Ha ricordato lo strabismo di parte della magistratura durante Tangentopoli e il ventennio cupo che ne è seguito, con la decadenza, non di Berlusconi, ma di tutta l’Italia che oggi è alle prese con una crisi che appare senza fine. Tutti gli interventi hanno condiviso le tesi esposte dai relatori e si è avanzata anche l’idea di proporre un documento su questi temi da sottoporre al congresso del partito, di lanciare un appello per una forte mobilitazione per i referendum radicali sulla giustizia, di proporre una commissione di indagine parlamentare sullo stato della giustizia in Italia.