Lazio

Caso Roggero: la vendetta non è giustizia, la destra si assuma le sue responsabilità

La destra chiede la grazia, dimenticando però di essere intervenuta sulla legittima difesa ben due volte, nel 2006 e nel 2019. Di conseguenza, ha una precisa responsabilità sulla questione ed è inutile che cerchi vie di fuga come la richiesta di un provvedimento di clemenza.

Si tratta di una vicenda che, strumentalmente, la destra confonde, oscillando tra il rispetto delle leggi a cui si rifanno i magistrati e il comune sentire dei cittadini. È evidente, tuttavia, che la giustizia e il sentimento popolare non possano sempre coincidere.

La famiglia Roggero merita la massima solidarietà – credo anche da parte dei magistrati che hanno emesso la sentenza – per lo stato d’animo esasperato a cui è giunta dopo i numerosi reati subiti. Resta il fatto che i criminali, per poter essere processati, devono rimanere in vita. Non si tratta di retorica, ma della consapevolezza che la vendetta, sia essa consumata nell’immediatezza dell’ennesima ingiustizia o a distanza di tempo, rimane pur sempre vendetta.

Permetterlo creerebbe un precedente pericoloso: domani chiunque si sentirebbe autorizzato a farsi giustizia da sé. In caso contrario, dovremmo stabilire per legge dopo quanti torti subiti la vendetta diventi legittima. Probabilmente anche io avrei reagito nello stesso modo, così come molti altri. Tuttavia, so fin da ora che in una simile situazione non avrei diritto a nessuna clemenza da parte della Corte.

Fabio Buccilli
Segretario Psi Ariccia