Con Ella Fitzgerald, la “Regina del Jazz”, Billie Holiday, Lady Day, Sarah Vaughan, The Divine, Dinah Washington, la “regina del blues”, Nina Simone, tutta musica e politica, e fra le grandi di sempre anche Cassandra Fowlkes Wilson.
Cassandra Wilson, quando si dice una predestinata.
Tutto intorno a lei erano suoni, ritmo, armonia, canto.
Nata, cresciuta e, ieri, a soli settant’anni, deceduta a Jackson, nel Mississippi, città con grande cultura musicale e, per di più, in una famiglia dove la musica era ossigeno essenziale con suo padre, Herman B. Fowlkes, chitarrista e bassista jazz e la madre Mary Fowlkes, insegnante ma, più di tutto, accanita seguace della mitica Motown.
L’humus in cui attecchisci non può che condizionare profondamente la vita di una persona.
A sei anni il pianoforte, a dodici la chitarra e scrive le prime canzoni.
Studia teatro e filosofia al Millsaps College di Jackson. Abbandona gli studi per esibirsi con la locale Bluejohn Band.
Niente canzonette ma roba seria. Siamo nel profondo sud si va di blues, si va di jazz!
Alla fine degli anni settanta consegue la laurea in comunicazione ma non abbandona la musica, anzi la incrementa facendo parte di gruppi locali e studia, studia, studia tanto jazz con il batterista Alvin Fielder, una delle prime influenze sul suo canto.
Negli anni ottanta lascia Jackson, il Delta, gli Slugburger con la sugna, per aggregarsi al collettivo di giovani musicisti afroamericani M-Base appena germogliato a Brooklyn. Nomi come il sassofonista Steve Coleman, Graham Hayes, Geri Allen, Robin Eubanks, Greg Osby, diedero inizio a innovazione e sperimentazione nuovo profondo solco nel jazz contemporaneo.
La svolta la si deve all’album ‘Blue Light ‘Til Dawn’, pubblicato nel 1993.Cassandra Wilson è stata capace di portare la tradizione musicale del Mississippi su palcoscenici internazionali e di trasformarla in un codice personale.
Del jazz ne ha cambiato il linguaggio con una ricerca minuziosa, senza redini, libero, rendendolo disponibile a generi e generazioni diverse. Utilizza la sua lussuosa, singolare, eccitante, voce e i suoi incantevoli accordi, per meticciare il jazz con blues, country, folk, pop, rock, R&B, musiche popolari e altre “diavolerie”, purché avessero armonie, per concepire un distintivo ibrido che del jazz ha allargato decisamente la formulazione stessa. Senza mai perdere il legame con le radici più profonde.
Ha inciso più di venti album come leader dando un importante contributo in registrazioni riunendo i nomi più importanti del jazz. Ha collaborato con musicisti come Terence Blanchard, Bill Frisell, Angelique Kidjo e Luther Vandross, Pat Metheny, Dave Holland, Terry Lyne Carrington, o chitarristi extra jazz come Keb’ Mo’, Marc Ribot e Chris Whitley. Senza dimenticare la leggenda Miles Davis.
Una carriera costellata di successi e riconoscimenti quella di Cassandra Wilson: Due Grammy Awards, il premio come Miglior Vocalist Jazz Femminile dell’anno della rivista Downbeat (1995-96), il Premio Miles Davis del Festival International de Jazz de Montréal (1999), il Premio del Governatore del Mississippi per l’eccellenza artistica in musica (2009), una targa sul Mississippi Blues Trail (2010) e dottorati honoris causa dal Millsaps College (Mississippi), dalla New School (New York) e dal Berklee College of Music (Massachusetts). Lode della critica per la sua performance nell’album Blood on the Fields di Wynton Marsalis vincitore del Premio Pulitzer.
Nel 2022 arrivò un altro importante riconoscimento: la nomina a Jazz Master del National Endowment for the Arts, una delle massime onorificenze statunitensi nel campo del jazz.
Indelebile la frase di Cassandra Wilson: “Da musicista jazz, vivi dentro un certo mondo. Non si tratta di soldi, non si tratta di avere un pubblico enorme. Si tratta di reinventarsi sempre, di ricrearsi, di fare qualcosa che spinga oltre i confini”.
E, comunque, se ami la musica e non hai mai sentito Cassandra Wilson credo sia ora tu lo faccia!
Umberto Piccinini
Credits:/ photo by Mark Seliger