È partita la campagna “Scelgo anch’io” promossa dal Fox4Dev che affianca il lavoro del Centro per l’Autonomia, una struttura che si occupa delle persone con disabilità grave. La campagna di sensibilizzazione è volta alla raccolta di fondi per la costruzione di una nuova area operativa sul territorio di Roma. Il Centro vuole infatti creare, presso la propria struttura, una nuova area di intervento dedicata specificatamente ai bambini in età evolutiva. I canali del gruppo Fox e quelli della piattaforma Sky ospiteranno il lancio del sito www.scelgoanchio.it, una campagna che vede come testimonial l’attore Dario Vergassola chiamato a promuovere il lancio di un servizio Sms solidale (45503) attivo dal 18 giugno al 7 luglio.
DA PARI A PARI – Al Centro per l’Autonomia si lavora sulla scorta di un modello teorico nato negli Stati Uniti chiamato “peer counselling”, consulenza tra pari: il Centro rappresenta una delle poche realtà che si occupa di costruzione di percorsi di autonomia per persone che vivono con disabilità grave risultato di malattie neuromotorie come il Parkinson, la sclerosi laterale amiotrofica, la sclerosi multipla e la lesione midollare. I fondi raccolti serviranno a realizzare un progetto architettonico in cui dovrebbero trovare spazio, tra le altre cose, un piano di lavoro ad altezze variabili e ad un’area allestita con postazioni di computer e altri strumenti elettronici. In quest’ottica, il presidente del Centro per l’Autonomia, Pietro Barbieri, intervistato dall’Avanti!online ha parlato dell’importanza della mission del Centro: «Vogliamo che anche i bambini disabili possano vivere la libertà di decidere per sé stessi, di vivere e anche, soprattutto, di cadere e di sbagliare e, così, di imparare dai propri errori».
LA CAMPAGNA FOX – Raggiunto dall’Avanti!online in merito alla campagna di promozione dell’iniziativa, Francesco Carbonari, manager della Fox International Channels Italia, ha spiegato che «negli anni passati come Fox abbiamo promosso l’attività di altre associazioni; ogni anno apriamo un bando, si presenta un progetto e noi mettiamo a disposizione nostre competenze per promuovere opere di interesse sociale. Scegliamo il progetto migliore dal punto di visita della struttura, delle finalità e del tipo di iniziativa».
Presidente Barbieri, come nasce il Centro per l’Autonomia?
Il Centro per l’Autonomia nasce su di un modello del “peer counseling”, ossia della consulenza tra pari che viene dal Nord America, e che mira a promuovere la vita indipendente delle persone colpite da disabilità. L’idea che c’è dietro il metodo è quella di sviluppare l’interazione tra persone affette da vari tipi di disabilità per favorire un processo di relazione che non si basi su un rapporto subalterno ma su un rapporto paritetico. Purtroppo sia la stigmatizzazione che il continuo confrontarsi con persone che ricoprono un ruolo come il terapeuta, il medico, le istituzioni, non favoriscono lo sviluppo dell’autonomia dei soggetti.
Quali strumenti mette a disposizione il centro?
Innanzitutto ci occupiamo dell’eliminazione delle barriere architettoniche: abbiamo un team di tecnici in grado di rispondere alle necessità più svariate, come ad esempio la creazione di sedie a rotelle modellate su esigenze particolari, oppure interventi di riorganizzazione degli spazi domestici finalizzati a promuovere l’autonomia della persona che vive con la disabilità. Inoltre ci occupiamo di attività di terapia occupazionale per promuovere l’orientamento lavorativo, uno degli strumenti più adeguati per dare autonomia.
Vi occupate di persone disabili in età evolutiva?
No, il centro è rivolto a tutte le fasce di età. Anzi in principio ci rivolgevamo principalmente a utenti adulti. È vero però che, nel corso degli anni, ci siamo abbiamo adeguato il nostro lavoro alle esigenze che emergevano nel corso della nostra attività: ci siamo presto resi conto che c’era un bisogno significativo di intervento sui bambini. Questo perché i bambini disabili vengono purtroppo considerati malati e, per questo, non gli si danno strumenti adeguati allo sviluppo e all’autonomia: noi vogliamo ribaltare questa realtà fornendo ai bimbi disabili tutti gli strumenti a disposizione perché possano operare le loro scelte come tutti: e proprio da qui che deriva il nome della campagna promossa in cooperazione con Fox: “Scelgo anch’io”.
Che significato ha per voi l’idea della scelta?
La nostra associazione si rifa’ a principi che possono apparire altisonanti ma, in realtà sono molto semplici, come la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e, di conseguenza, la Dichiarazione dei diritti del Fanciullo. Ripeto, stiamo parlando di persone che vengono discriminate perché etichettate come malati e come diversi. Questi bambini hanno una necessità straordinaria di superare le barriere che, continuamente, il mondo gli costruisce intorno. Noi vogliamo “agire” i principi che ho menzionato sul piano pratico, quotidiano fornendo strumenti che si traducano in opportunità di liberazione. Vogliamo che anche i bambini disabili possano vivere la libertà di decidere per se stessi, di vivere e anche di cadere e soprattutto di sbagliare e, così, di imparare dai propri errori.
Qual è la risposta da parte dei bambini a questo metodo?
La risposta è molto positiva. Noi lavoriamo con circa 350 casi l’anno e i riscontri che abbiamo dalle valutazioni anonime di qualità hanno un feedback positivo altissimo, sopra il 90%. Credo che sia dovuto al fatto che non ci sostituiamo agli sforzi che i singoli devono fare per raggiungere la propria autonomia, ma siamo uno strumento di guida.
Quale ricchezza hanno da trasmettere i bambini disabili ai loro compagni?
Innanzitutto vorrei riportare il caso della scuola: se pensiamo anche in questo Paese, grazie all’inclusione scolastica, dagli anni 70 non ci sono più strutture scolastiche speciali per i bambini disabili, ci rendiamo conto di quanto quest’esperienza di condivisione abbia permesso di crescere e imparare soprattutto ai bambini che si sono trovati in classe gomito a gomito con un disabile. Hanno scoperto che i disabili sono solo portatori di abilità diverse e possono insegnare ai loro coetanei. I ragazzini che hanno vissuto con i bambini disabili hanno una percezione della diversità ribaltata rispetto alla rappresentazione comune. Non è un caso che per le generazioni che hanno avuto modo di confrontarsi con la diversità il tema rappresenta un tabù superato diversamente a quanto succede per altre generazioni che non hanno avuto questa opportunità.
Roberto Capocelli