Scatenato Fedele Confalonieri, presidente del gruppo Mediaset, che questa mattina ha parlato di fronte all’assemblea degli azionisti in merito alla sospensione del “beauty contest” per l’assegnazione gratuita delle frequenze tv. Una decisione contro la quale Mediaset ha fatto ricorso al Tar del Lazio, come annunciato in apertura dell’assemblea dallo stesso Confalonieri. Secondo l’emendamento al decreto sulle Semplificazioni fiscali che il governo Monti ha approvato ieri su proposta del ministro per lo Sviluppo, le frequenze verranno ripartite tramite un’asta pubblica da indire nei prossimi 120 giorni. Una decisione che ieri ha scatenato le ire del Pdl (che ha votato no all’emendamento, contro il voto favorevole di Pd e Terzo Polo assieme a Idv e Lega) e che questa mattina è stata duramente contestata dallo stesso Confalonieri, il quale ha annunciato contestualmente la decisione del ricorso.
IL MOTIVO DEL RICORSO – «Mediaset le sue frequenze le ha pagate tutte – ha precisato questa mattina Confalonieri – anche quella Dvbh oggi all’onore delle cronache come ennesimo regalo. Contro la sospensione del beauty contest abbiamo fatto ricorso». Confalonieri ha tenuto poi a precisare che «il beauty contest gratuito è la formula utilizzata in gran parte degli altri paesi europei, una procedura legale e condivisa dall’Europa». Il presidente Mediaset ha poi ricordato che «il ministro Passera ha annunciato un decreto per procedere a un’asta economica. C’e’ stata – afferma Confalonieri – tanta demagogia: far pagare alle ricche televisioni le frequenze anziché diminuire i redditi dei cittadini con nuove tasse. Come sappiamo tra le due cose non vi è relazione. Le tasse sono aumentate e – chiude in modo provocatorio Confalonieri – siamo proprio sicuri che l’asta produrrà introiti significativi per lo Stato? ».
QUANDO LA SAZIETA’ NON BASTA – Motivo delle ire in casa Pdl è il tetto inserito nel decreto, quello di cinque “multiplex” (sistema di trasmissione che permette la diffusione contemporanea di sei canali) che esclude Mediaset e Rai dalla partecipazione alla prossima asta per l’assegnazione delle frequenze. Entrambe le aziende infatti già hanno raggiunto quota quattro multiplex e presto, con un “trucchettone” tutto all’italiana, occuperanno anche il quinto. Come? Sfruttando l’ultimo decreto legislativo del 6 aprile in materia di comunicazioni, il quale, recependo una direttiva europea, indica a viale Mazzini e a Confalonieri la “via” per raggiungere quot cinque: trasformare le frequenze Dvb-H (frequenze acquisite per i videofonini ma ormai giudicate obsolete e poco redditizie) in frequenze Dvb-T, tranquillamente utilizzabili invece per la tv. Confalonieri ha sottolineato che Mediaset quella frequenza «l’ha pagata», quindi è in tasca all’azienda e sarà disponibile a breve. Ma il tetto a cinque sembra ancora non soddisfare chi teoricamente dovrebbe sentirsi già sazio.
Raffaele d’Ettorre