Devo essere sincero. Alla Crimea ed alle volte che essa ha incrociato la storia dell’Italia mi ha fatto ripensare giovedi sera Maurizio Crozza con la sua battuta “questa Crimea che è dai tempi di Cavour che ci scassa i c……i”.
Ed in effetti è vero. Non la satirica “scassatura”, per carità, ma il fatto che le vicende della penisola del Mar Nero si siano in quell’epoca intrecciate con quelle italiane.
Siamo nel 1855. Francia,Gran Bretagna e Turchia sono impegnate dal 4 ottobre del 1853 in una guerra contro la Russia zarista. Il “casus belli” fu l’accordo raggiunto dalla Francia, a maggioranza cattolica, con la Turchia musulmana per il controllo dei luoghi santi della cristianità in territorio ottomano.
L’intesa venne sconfessata dalla Russia ortodossa come insufficiente e pericolosa. Da qui parte il “tourbillon” interventista.
La Gran Bretagna, protestante, si schiera a fianco della Francia e della Turchia, anche per non dare troppo spazio nella regione, ai cugini d’Oltre Manica. L’Austria non invia truppe, ma mette a disposizione, principalmente degli Alleati anti-russi, la propria maccanica diplomatica. Il Piemonte sabaudo, timoroso di un eccessivo avvicinamento all’Austria della Francia, invia un contingente di 18 mila soldati.
La guerra fu vinta dagli Alleati anti-zaristi. Ma non fu questo esito militare il risultato importante. Grazie a questo intervento infatti il Regno di Piemonte ottenne il diritto a sedersi al tavolo delle trattative di pace che si svolsero a Parigi. Insomma un riconoscimento internazionale per il piccolo Stato piemontese, embrione di quello che sarà, da lì a sessanta mesi, il Regno d’Italia.
Sono passati 158 anni. La Russia non è più un Impero, ma dal 1917 Repubblica, prima dei Soviet e dal 1989 Federale. L’Ucraina è indipendente e contiene nel suo ambito territoriale la Repubblica Autonoma di Crimea. Ma la Francia e la Gran Bretagna sono ancora fra le massime potenze diplomatiche mondiali.
La Germania ha invece soppiantato in tale ruolo, per l’area mitteleuropea, l’Austria, il cui Impero, smembrato dopo la sconfitta nella I° Guerra Mondiale ha dato vita a diversi Stati. Il Regno di Sardegna, nome ufficiale del Piemonte Sabaudo, ha lasciato il posto all’Italia, prima monarchica (1861) poi, dal 1946, repubblicana. È in questo quadro attuale che Matteo Renzi va a a Parigi e Berlino. Temi dei colloqui l’economia, ma avendo sullo sfondo ancora la Crimea ed il referendum secessionista. Speriamo che non debba partire un contingente di italici soldati. Auspichiamo invece che tutto si risolva con la stesura di una bella canzone. Come nel 1898 quando da quelle parti, ad Odessa esattamente, Giovanni Capurro ed Edoardo Di Capua composero “O’ Sole mio” pensando alla patria lontana.
Ma su questo più che il Presidente Renzi dovrebbero darsi da fare gli italici cantautori. A meno che non si scopra qualche nuovo … Apicella.
Fabrizio Manetti