Seppur provvisori, sono sempre dati che destano preoccupazione. Quelli recentemente diffusi dall’Istituto nazionale di statistica (Istat) immortalano un’altra impietosa fotografia del Paese: la disoccupazione – che non sembra destinata a fermarsi, soprattutto tra i giovani, e nel Meridione – nel mese di luglio si è infatti attestata al 12%, valore invariato rispetto allo scorso giugno. Il tasso di disoccupazione dei giovani (tra i 15 e i 24enni) – ovvero l’incidenza dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca – è invece pari al 39,5%. Avanti! ne ha parlato con Claudia Bastianelli, segretario nazionale della Federazione dei giovani socialisti, (Fgs) che ammonisce: «Va contemplata anche la fascia d’età tra i 30 e i 39 anni».
Bastianelli, ancora allarmanti i dati Istat: quasi un giovane attivo su quattro non ha un’occupazione. L’Osce addirittura prevede un aumento del tasso di disoccupazione nel 2014.
A mio avviso, il problema è rappresentato dalla scelta della fascia d’età dei giovani, quella tra i 15 e i 24 anni. In un Paese come il nostro, a 25 anni molti giovani stanno terminando gli studi per conseguire la laurea. Spesso vengono poi intrapresi corsi di specializzazione, praticantati o dottorati, che fanno slittare la conclusione del percorso post-universitario. Intorno ai 30 anni vi sono invece giovani con un bagaglio formativo concluso e completo che, se perdono il lavoro, trovano numerose – e maggiori difficoltà – nel reinserirsi nel mercato occupazionale. Ecco perchè, secondo me, la generazione che soffre di più è proprio questa, quella tra i 30 e i 39 anni.
Secondo te è stato fatto abbastanza per i giovani disoccupati con il decreto lavoro, licenziato lo scorso giugno dal governo Letta – e che prevede lo stanziamento di 1,5 miliardi di euro – tra fondi nazionali e europei?
Nel cosiddetto “decreto del fare” del governo vengono stanziati soldi per la disoccupazione giovanile, e per convertire i contratti dei precari in contratti a tempo indeterminato. Anche in questo caso c’è il limite dell’età, fissato a 29 anni, che taglia fuori quell’ampia fetta di giovani adulti, per nulla contemplati.
Sin dai primi giorni di legislatura, i parlamentari socialisti hanno presentato delle proposte di legge sul tema del lavoro.
Sì, sono tre e sono state depositate nei due rami del Parlamento dagli onorevoli socialisti. L’intenzione è quella di creare nuove politiche del lavoro, in grado di ridare dignità a milioni di italiani, e favorire la progettualità ai giovani, permettendo dunque di riavviare la nostra economia. L’iniziativa parlamentare socialista mira infatti al riconoscimento delle tutele elementari per i lavoratori “atipici” che hanno contratti precari o a tempo determinato (ammortizzatori sociali, garanzia della tutela della malattia, ferie), alla reintroduzione degli over 40 e alla defiscalizzazione alle imprese che assumono giovani e donne.
In seguito alla presentazione delle tre proposte di legge è succeduta la raccolta delle firme e il volantinaggio: si sono portate dunque, anche nelle piazze, le battaglie socialiste.
Esatto. Sono stati organizzati gazebi in molte piazze italiane per sensibilizzare i cittadini sull’impegno dei socialisti che – anche nei palazzi istituzionali – portano avanti questo tema con proposte di legge e interrogazioni parlamentari. A conferma che i socialisti, sia nel partito che nella giovanile, sono particolarmente attenti alla difesa dei diritti dei lavoratori e agli incentivi per i giovani. Tutti.
Silvia Sequi