Nella mitologia greca era il dio Crono, in quella romana il suo nome era Saturno. La divinità mitologica fu resa immortale in un dipinto del Goya e in un altro del Rubens, dov’è raffigurato in atteggiamenti animaleschi mentre mangia un bambino. Infatti, la sua particolarità è quella di divorare i propri figli. La leggenda narra che il dio era solito sbranarli alla nascita, perché gli era stato profetizzato che nel tempo uno di questi lo avrebbe soppiantato. Una scena raccapricciante quella dipinta nei due quadri, che mi è tornata in mente proprio ieri sera guardando la manifestazione leghista di Bergamo.
Ieri sera su quel palco, Umberto Bossi, un padre, un leader, stanco dalla malattia e dal dolore delle ultime vicende giudiziarie si è trovato nella condizione peggiore e quanto mai più innaturale possa esserci per un essere umano: dapprima ha dovuto chiedere scusa per l’atteggiamento dei suoi figli e in seconda battuta difenderli attaccando la “stampa di regime”. Prima dati in pasto al popolo leghista come il dio Saturno per difendere la sua posizione di leader, poi difesi dall’amore di padre. Mentre osservavo il televisore e sentivo dagli altoparlanti della sala bergamasca i fischi e le urla rivolte ai figli dell’ormai vecchio e stanco Senatur, mi chiedevo quanto potesse esser per lui difficile quel momento.
Al di là delle vicende politiche e processuali, dei dettami di partito e delle scaltrezze di presunte maghe, sedicenti badanti ed ex guardaspalle, Umberto Bossi sta pagando il prezzo di essere padre di due figli che forse, se si accerteranno le accuse nei loro confronti, credevano fosse giusto utilizzare un movimento politico e le sue risorse quasi fosse cosa loro. Il prezzo dovuto, come lui stesso ha dichiarato dal palco di Bergamo, dalla lontananza dalla sua famiglia per far crescere quel movimento che mai avrebbe pensato un giorno poter essere fonte di rovina per il suo stesso sangue .
“Chiedo scusa per i problemi arrecati da chi porta il mio cognome”, “Avrei dovuti mandarli all’estero i miei figli, lontani dalla stampa di regime”, “Mio figlio l’ho rovinato io quando gli ho concesso di candidarsi”, “Mi spiace aver dedicato troppo tempo alla Lega e poco alla famiglia e ai figli”. Capisco che parole del genere non possano bastare a chi in quel movimento ha creduto, votato e sperato. Ma di certo, strumentalizzare oggi frasi del genere nei confronti dell’uomo Bossi non ha ragione di essere scritto. Per quanto possa essere comprensibile la rabbia nei confronti di un leader e di un figlio piombato su uno scranno regionale senza che facesse neanche un giorno di gavetta. Ma il padre italico ha vinto sul leader del movimento. Ed ecco arrivare in politica quel ragazzo riccioluto, che faceva delle prese in giro un’arma da utilizzare per sembrare innocuo agli occhi dei più.
Il leader ormai ha perso: il movimento che aveva creato negli anni, probabilmente buona parte della fiducia di chi aveva sempre creduto in lui, e lui stesso la fiducia nei confronti di chi doveva tutelarlo, la sua famiglia. A questo punto la riflessione va a Saturno che divora i suoi figli, e viene da pensare che spesso padri potenti dovrebbero agire tutelando la propria prole, e che il miglior modo per farlo sia estraniarli da un contesto che potrebbe fagocitarli e indebolire loro stessi. Questo sì che è l’errore da imputare al padre Bossi, lo stesso ammesso da lui alla manifestazione. E senza voler disturbare mitologia e divinità, riferisco un detto napoletano dal senso assai chiaro, che tradotto dice: I padri padreterni fanno i figli gesùcristi.