L’emergenza lavoro torna a farsi sentire dopo le elezioni europee e amministrative. Il tasso di disoccupazione nei primi tre mesi del 2014 è salito al 13,6%, in crescita dello 0,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. I dati ISTAT non lasciano dubbi: si tratta del massimo storico dal 1946.
Il tasso di disoccupazione degli under 25 ad aprile è del 43,3%. Il numero di cittadini italiani senza lavoro sfiora così i 3,5 milioni, con un incremento su base annua di 212mila unità. Nel Mezzogiorno i valori sono più alti: 21,7% nel primo trimestre 2014, mentre la disoccupazione giovanile si attesta al 60,9%. Nel Sud, spiega il rapporto ISTAT, sono 347mila i ragazzi che cercano un’occupazione. Il dato che più fa tremare però è quello dei NEET (Not in Education, Employment or Training) cioè coloro che non studiano, non lavorano e non cercano più un’occupazione.
Questo fenomeno studiato dai sociologi del lavoro, ma anche dagli economisti, interessa la fascia d’età compresa fra i 16 e i 35 anni. In Italia la generazione NEET si concentra nella fascia d’età 25-30 anni. Ben 2,5milioni under30 non studia né lavora, segnando un aumento del 4,8% rispetto al 2013. In particolare tra i NEET italiani si trovano giovani disoccupati under30, nonché gli inattivi, gli scoraggiati e i rassegnati. Le nuove generazioni hanno smesso di iscriversi alle agenzie del lavoro perché tanto “ l’occupazione non c’è!”. La nota dolente è che secondo le ultime rilevazioni tra i NEET si sono aggiunte giovani madri di famiglia.
La disoccupazione opprime l’Italia, certo, ma anche la precarizzazione. Tuttavia i precari sono in calo, su base annua, del 3,1%: all’incirca 88mila unità. I contratti di collaborazione sono calati, attestandosi a 368mila. In Italia i lavoratori precari, o con contratti atipici, sono 2milioni e 464mila. Un buon risultato? Neanche per idea. Infatti, se una parte di lavoratori non è più precaria è perché essi sono diventati disoccupati. “L’obiettivo è procedere per produrre il cambio di segno a fine anno sulla disoccupazione italiana”: le parole del Ministro del Lavoro Giuliano Poletti. “E’ chiaro che l’occupazione parte se c’è uno scatto forte nella capacità produttiva perché l’industria ha prima l’esigenza di saturare gli impianti, e poi di produrre nuovi posti di lavoro”: ha proseguito Poletti.
Dal mese di giugno dovrebbero essere elargiti gli 80 euro in più in busta paga ai soci lavoratori delle cooperative, i cassintegrati, i collaboratori coordinati e continuativi, i co.co.pro e ai disoccupati che percepiscono le indennità. Ciononostante, gli 80 euro per i lavoratori dipendenti saranno assegnati in base al reddito annuo lordo. La fascia di reddito maggiormente interessata sarà quella 8-24mila euro. C’è da chiedersi, alla luce dei dati sopra riportati, quanti lavoratori beneficeranno del bonus IRPEF, dato che gli occupati sono sempre di meno.
Manuele Franzoso