Forse complice il vertice di ieri sera tra il premier Monti e i leader dei partiti di maggioranza (Angelino Alfano, Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini) e la successiva comunicazione ‘urgente’ del presidente del Consiglio di questa mattina alla Camera sulle intenzioni del governo in vista del prossimo vertice europeo (28-29 giugno), non ha riservato particolari sorprese il voto di ieri sui tre articoli sottoposti a fiducia da parte dell’esecutivo. La maggiore novità del voto di ieri è da rintracciare nella introduzione dei nuovi reati di concussione per induzione, traffico illecito di influenze e corruzione per l’esercizio della funzione.
ART. 13: LE NUOVE NORME INTRODOTTE – Le nuove norme, introdotte dall’art. 13 del ddl anticorruzione, prevedono che il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che abusi della sua funzione o dei suoi poteri, inducendo a dare o a promettere indebitamente allo stesso pubblico ufficiale o ad una terza persona denaro o altra utilita’ e’ punito con la reclusione da 3 a 8 anni. Per quel che riguarda il traffico di influenze illecite le nuove norme stabiliscono che chiunque, fuori dai casi di concorso in altri reati, “sfruttando relazioni esistenti con un pubblico ufficiale o con un incaricato di pubblico servizio, indebitamente fa dare o promettere, a se’ o ad altri, denaro o altro vantaggio patrimoniale, come prezzo della propria mediazione illecita, ovvero per remunerare il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio”, sia punito con la reclusione da uno a 3 anni”. Identica pena e’ prevista per chi dia o prometta denaro o altri vantaggi di carattere patrimoniale. La pena viene aumentata nel caso in cui chi indebitamente fa dare o promettere denaro o altri vantaggi patrimoniali ha la qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio. Le pene sono ulteriormente aumentate nel caso in cui i fatti siano commessi in relazione all’esercizio di attività giudiziarie.
ART. 10: INCANDIDABILITA’ DEI CONDANNATI – Nella stessa giornata di ieri sono state approvate anche altri due articoli del ddl anticorruzione. Con 461 si’, 75 no e 7 astenuti, l’Aula della Camera ha innanzitutto dato l’ok alla fiducia sulla riformulazione dell’articolo 10 (non potra’ piu’ essere eletto ne’ ricoprire incarichi di governo chi ha avuto una condanna definitiva a piu’ di due anni per reati gravi, compresi quelli contro la Pubblica amministrazione). Questo articolo contiene anche la delega al governo per varare, entro un anno (da qui la polemica per un provvedimento che in teoria potrebbe entrare in vigore dopo il 2013, quindi a partire dalla legislatura successiva), una norma sulla non candidabilita’ dei condannati con sentenza definitiva. A favore si sono schierati Pd, Pdl, Udc, Popolo e Territorio. Fli non ha partecipato al voto, mentre contro hanno votato l’Idv e la Lega Nord.
POLEMICHE SULL’ENTRATA IN VIGORE – Sull’entrata in vigore di questa norma, Filippo Patroni Griffi, ministro della Pubblica amministrazione ha però fatto una puntualizzazione non da poco (‘con il testo approvato oggi, il governo e’ in grado di esercitare la delega a partire dal giorno successivo all’approvazione della legge e in questo modo i nuovi divieti sarebbero di immediata applicazione’) e la presa di posizione del Guardasigilli Paola Severino: “La delega ha la durata di un anno come termine massimo sul quale agire. Ma perché essere sempre pessimisti? Cercheremo di accelerare al massimo e di legiferare sull’incandidabilita’ dei condannati entro il 2013”.
ART 14. DETTO ‘SALVA RUBY’ – La musica non cambia neppure per il terzo voto di fiducia, sull’articolo 14 (quello che spacchetta il reato di concussione e non si limita, come chiesto dal Pdl, a perseguire la concussione per induzione ai soli casi di passaggio di denaro o altra utilita’ patrimoniale: da qui la definizione polemica di emendamento “salva Ruby” con riferimento a uno dei processi di cui e’ imputato Silvio Berlusconi). I voti a favore sono stati 430, i contrari 60. I deputati votanti sono stati 500 su 525 presenti, 25 dunque gli astenuti. La maggioranza richiesta era di 251 voti.
RIFLETTORI PUNTATI SUL VOTO FINALE DI OGGI – I riflettori sono puntati ora sul voto finale di oggi, quando in assenza di richiesta di fiducia si votera’ l’insieme del ddl anticorruzione e potrebbero spuntare dei distinguo – in primis dai banchi del Pdl – come segnale di disaffezione nei confronti di un governo tollerato in qualche singolo caso solo per la gravita’ della situazione economica europea e internazionale. Monti ha avvertito ieri sera i leader dei partiti di maggioranza e questa mattina l’Aula della Camera che l’esecutivo ha bisogno di prove di ulteriore coesione per affrontare le burrasche del mercato finanziario che cercano di aggredire l’economia di casa nostra. Da Montecitorio, oggi, la prima risposta positiva.
Lucio Filipponio