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DDL ANTICORRUZIONE: OK AGLI ARTICOLI 10, 13 E 14. DOMANI IL VOTO FINALE

DDL ANTICORRUZIONE: OK AGLI ARTICOLI 10, 13 E 14. DOMANI IL VOTO FINALE

In molti tra i tecnici al governo oggi avranno tirato tre sospiri di sollievo tanto auspicati in queste ore. E’ arrivato infatti il via libera della Camera agli articoli 10, 13 e 14 del ddl anticorruzione, sul quale il governo aveva posto la fiducia. L’esito del voto riguardante l’articolo 14 del ddl è stato reso noto intorno alle 19.20: sono stati 430 i sì e 70 i voti sfavorevoli. Già da stamattina l’articolo 10, per il quale si è votato alle 12.00, ha ottenuto la fiducia con 471 si’, 75 no e 7 astenuti. La norma stabilisce che non potranno piu’ essere eletti quanti hanno ricevuto una condanna definitiva. Le votazioni relative all’articolo 13, iniziate intorno alle 15.50, hanno visto 431 voti a favore, 71 sfavorevoli e 38 astensioni.

 

INCANDIDABILITA’: APPLICABILE DAL 2013 O DAL 2018? – I Iimiti introdotti dall’art. 10 probabilmente varranno solo dopo il 2013: cioe’ a partire dalla legislatura del 2018. Ma il Pd non ci sta ed ha presentato un ordine del giorno a firma del deputati Oriano Giovanelli e Donatella Ferranti “nel quale e’ contenuto l’impegno per il governo ‘ad esercitare la delega in tempo utile affinche’ le norme in questione si applichino alle prossime elezioni per la Camera dei deputati e per il Senato della Repubblica”. Nel tardo pomeriggio anche lo stesso ministro della Giustizia Paola Severino ha dichiarato: «La delega ha la durata di un anno come termine massimo sul quale agire. Ma perche’ essere sempre pessimisti? Cercheremo di accelerare al massimo e di legiferare sull’incandidabilita’ dei condannati entro il 2013». Il guardasigilli ha anche riconosciuto alla maggioranza un «grandissimo senso di responsabilità» dichiarandosi contenta di come il ddl anticorruzione sia riuscito a mantenere intatta la propria identità.

LA NORMA INTRODOTTA – Il governo e’ chiamato ad adottare entro un anno il decreto legislativo con le norme sulla incandidabilita’ che riguarderebbero la carica di parlamentare europeo, deputato e senatore; alle elezioni regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali. Previsto, per chi ha commesso reati gravi, il divieto di ricoprire le cariche di presidente e di componente del Cda dei consorzi, di presidente e di componente dei Consigli e delle Giunte delle unioni di Comuni, di consigliere di amministrazione e di presidente delle aziende speciali, di presidente e di componente degli organi esecutivi delle Comunita’ montane. Le condanne per la incandidabilita’ dovranno essere passate in giudicato. Il divieto riguarda reati gravi come quelli di mafia e quelli contro la Pubblica amministrazione. Per gli altri reati le condanne previste sono quelle oltre i tre anni.

FIDUCIA E CONSENSO DEBOLE – Il ddl anticorruzione da settimane ha acceso un forte dibattito che trova pareri contrari tra i parlamentari, soprattutto dal momento che l’esito delle votazioni, che si avrà domani con il voto definitivo, potrebbe segnare la caduta del Governo. Il ddl è in queste ore sottoposto dal Governo al voto di fiducia e successivamente spacchettato in seguito al giudizio di inammissibilità espresso dalla presidenza della Camera, perché ricalcherebbe in blocco il testo base uscito dalle commissioni. Ne è risultata la scomposizione del pacchetto del disegno di legge in materia di anticorruzione.

FIDUCIA IN TRE STEP – Così se prima dello smembramento i parlamentari sarebbero stati chiamati ad esprimere un voto unico relativo a tre articoli (il 10, il 13 e il 14 relativi alle questioni di incandidabilità e varie altre norme penali) oggi invece voteranno in tre fasi ognuno degli articoli. L’esito del delicato svolgimento delle votazioni del ddl anticorruzione potrebbe decretare la caduta del Governo tecnico di Mario Monti che sta rilevando un bassissimo consenso popolare e parlamentare: solo la scorsa settimana lo stesso Premier aveva annunciato di aver perso l’appoggio dei “poteri forti”.

FIDUCIA ALL’ARTICOLO 10 – La prima chiamata alle urne è stata stamattina alle 12 e ha visto la votazione della fiducia senza modifiche dell’articolo 10 del disegno di legge in materia di corruzione che riporta le condizioni di ineleggibilità dei deputati e della perdita delle condizioni di eleggibilità che comporta di conseguenza la decadenza dalla stessa carica di deputato. E la Camera ha approvato la fiducia del primo articolo con 461 voti favorevoli espressi da Pd, Udc e Pdl e 75 contrari principalmente da deputati dell’Idv e della Lega mentre ad astenersi sono stati tutti i parlamentari di Fli che non hanno partecipato al voto. Oriano Giovannelli per il Pd, subito dopo le votazioni, ha dichiarato nell’aula della Camera: «La politica deve essere sottoposta a norme precise di incandidabilità: sono passati 20 anni da tangentopoli e questo paese non ha ancora norme in materia, e ciò è abnorme». A queste dichiarazioni Dario Ginefra, sempre del Pd, ha aggiunto: «Mi auguro, così come peraltro ha auspicato a nome del gruppo il collega Oriano Giovannelli, che tale decreto venga emanato in tempo utile per essere vigente in occasione delle prossime elezioni politiche».

FIDUCIA ANCHE PER GLI ART. 13 E 14 – E dopo l’approvazione della prima fiducia relativa all’articolo 10, l’aula della Camera durante il secondo turno di voti l’ha accordata anche all’articolo 13 del ddl. La fiducia riguarda le norme penali che regolano il nuovo reato di concussione per induzione “indebita a dare o promettere utilità”, ribattezzata dal Pdl salva-Penati per l’abbassamento della prescrizione e che comprende anche nuovi reati come il traffico di influenze illecite. Nell’articolo sono contenute anche le pene più severe in materia di corruzione in particolare per atto contrario ai doveri d’ufficio ora punita con il carcere da 4 a 8 anni come proposto dal Pd. Alle 18.00 sono iniziate le votazioni relative all’articolo 14 del ddl che, conclusesi intorno alle 19.20, hanno visto la fiducia all’articolo del disegno di legge anticorruzione che prevede che “gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, che, a seguito della dazione o della promessa di denaro o altra utilita’, per se’ o per altri, compiono od omettono atti, in violazione degli obblighi inerenti al loro ufficio o degli obblighi di fedelta’, cagionando nocumento alla societa’, siano puniti con la reclusione da uno a tre anni”.

DOMANI IL RISULTATO COMPLETO – Si dovrà aspettare domani per conoscere il risultato completo mentre il dibattito va avanti ormai da giorni. Il clima sembrerebbe essere teso, tra chi anticipa la disponibilità del proprio voto e chi proclama la negazione della fiducia. L’allarme che si alza da vari politici chiamati oggi a votare è che il Governo sarebbe comunque ai ferri corti e in piena fase d’agonia. Ieri il ministro per i Rapporti col Parlamento Piero Giarda ha risposto all’accusa del presidente della Camera Gianfranco Fini che ha rimproverato il governo di non aver sciolto il nodo per tempo, con un mea culpa scherzoso: «E’ tutta colpa mia, sono un ministro inesperto».

A RISCHIO L’INCANDIDABILITA’ PER CONDANNATI REATI GRAVI – Il problema del ddl, al di là delle questioni procedurali, e’ tutto politico. Il Pdl, che già aveva accettato con fastidio il ricordo alla fiducia sul maxiemendamento, per bocca del capogruppo Fabrizio Cicchitto che ieri aveva annunciato “una riflessione nelle prossime ore” ma poi aveva garantito il voto favorevole “per senso di responsabilità” verso la situazione economica e “per evitare equivoci” sull’effettiva intenzione di colpire la corruzione. Non meno teso l’Udc, nonostante tramite il capogruppo Roberto Rao induca all’ottimismo: “E’ mancato l’ultimo miglio e c’e’ una sconfitta dal punto di vista parlamentare ma adesso votiamo questo provvedimento per evitare che non venga approvato in questa legislatura”.