Cultura

Delitti efferati all’ombra del Vesuvio

A Montecalvario, nel cuore dei Quartieri Spagnoli, è ambientato il giallo “Mille motivi per un assassinio” di Alferio Spagnuolo (Robin Edizioni, 2024), la nuova avventura del Commissario Giulio Salvati, ostinato e sensibile funzionario di polizia tormentato da un lutto familiare e dallo stress quotidiano.
Motore della vicenda è la vendetta nelle sue infinite sfaccettature che assumono la forma di una rivalsa contro il mondo occidentale nel caso del ricatto imbastito da Anahita, la sensuale collaboratrice di colore del dottor Lorusso, desiderosa di cambiare il corso della propria esistenza e di godere di quei benefici di cui la povertà l’ha privata.
Il ritrovamento di un corpo di donna parzialmente ricoperto di vernice riapre dopo alcuni anni l’indagine di via Scura, scaturita dalla misteriosa scomparsa dei due giovani figliastri del medico.
Protagoniste di questo quarto episodio sono le figure femminili, determinate e coraggiose nel combattere contro un nemico che non è solo il criminale di turno. Il Male è, infatti, ancora più subdolo e cieco, come il cancro o la leucemia che lasciano tracce profonde sui familiari delle vittime.
Ben caratterizzati sono i personaggi secondari, l’abituale squadra di collaboratori del Commissariato di Montecalvario – gli ispettori Nadia Morelli e Gegè De Angelis, gli agenti Rino Merolla e Giuseppe Percuoco – a cui si aggiungono la viceispettrice Bruna Greco, su cui il destino sembra essersi accanito, e l’assicuratore Andrea Campese. Sullo sfondo si staglia un ambiente corrotto di informatori, ladri di appartamento, strozzini, truffatori.
Non mancano i colpi di scena, gli inseguimenti e le scene forti che richiamano i tanti casi di violenza riportati in cronaca nera ma il pregio del libro risiede nell’analisi approfondita delle relazioni di coppia, deteriorate dall’abitudine e dal passare del tempo. Lo scrittore napoletano è abile nel descrivere il logorio dei sentimenti, il momento in cui l’amore finisce e subentra quel senso di estraneità che annuncia spesso la fine di una storia. Indovinata è anche la caratterizzazione dei luoghi, alcuni veramente sinistri come quel ricettacolo di corpi mutilati e divorati da animali selvatici che è il “bosco degli orrori” nel borgo di Monteolivo.