Uno dei temi caldi di queste settimane è il confronto tra Governo e parti sociali sulla riforma del mercato del lavoro e sulla riformulazione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. L’articolo 18 prevede che in caso di licenziamento senza giusta causa, cioè ingiustificato o discriminatorio, il datore di lavoro, nelle imprese con più di 15 dipendenti, sia tenuto a reintegrare il lavoratore e a pagare un risarcimento danni. In alternativa, il lavoratore può scegliere di ricevere una indennità pari a 15 mensilità. Proviamo a fare qualche riflessione in materia.
NANISMO E IMPRESA – Primo, se è vero che l’articolo 18 condanna spesso le piccole imprese a privilegiare le piccole dimensioni aziendali, visto che i datori di lavoro preferiscono limitare le assunzioni a non più di 15 dipendenti per evitare le conseguenze della sua applicazione, è altrettanto vero che la gran parte delle imprese italiane soffre di nanismo a confronto con quelle degli altri Paesi europei, soprattutto a causa di sottocapitalizzazione ed insufficiente orientamento all’internazionalizzazione. Questa struttura imprenditoriale nasce da un tipo di capitalismo a base familiare, tipico del nostro Paese, che non favorisce l’integrazione e la crescita tra aziende diverse, e anche dalla spesso mal celata inclinazione a rischiare solo con i soldi degli altri. Qui basta fare un confronto tra capitale ed indebitamento e la tendenza radicata ad evitare, se possibile, il pagamento delle tasse. A quest’ultimo proposito vengono in mente i recenti controlli fiscali a Cortina, a Milano e a Roma dai quali è risultato in pratica che i commercianti dichiarano meno della metà dei ricavi effettivi.
LA GERMANIA – Secondo, spesso si confronta la situazione italiana a quella tedesca. Ma se in Germania il datore di lavoro può licenziare gli operai per motivi economici, è anche vero che in questo Paese i rappresentanti sindacali siedono nel Consiglio di Amministrazione aziendale, quindi possono controllare da vicino le decisioni dell’imprenditore e contrastare le sue proposte di licenziamento con efficacia nel caso siano ritenute ingiustificate. In caso di disaccordo spetta al giudice comunque l’ultima parola. Si tratta di un sistema nella sostanza molto simile a quello che è stato introdotto in Italia la scorsa estate. Anche in Italia, con l’accordo dei sindacati è possibile derogare a livello aziendale o territoriale allo Statuto dei lavoratori ed anche alle tutele dell’articolo 18, quando, ad esempio, si tratti di salvare almeno in parte posti di lavoro che potrebbero essere persi totalmente in un contesto più rigido. Cito la Germania non a caso, perché credo sia chiaro a tutti che è alle regole tedesche che siamo spinti ad uniformarci se vogliamo continuare a ricevere l’appoggio tedesco e, di conseguenza, l’aiuto della Banca Centrale Europea a sostegno dei nostri Titoli di Stato.
GOVERNO MONTI – Infatti, ricordo che il Governo Monti altro non sta facendo che regolare la sua azione in base alle richieste contenute nella lettera che lo scorso agosto la Banca Centrale Europea ha inviato all’Italia. Con quella lettera,la Banca Centrale Europea subordina il suo intervento anche ad una accurata revisione delle norme che regolano l’assunzione e il licenziamento dei dipendenti. Indica la necessità di conservare un sistema di sostegno ai lavoratori disoccupati e nello stesso tempo suggerisce l’attuazione di politiche attive nel mercato del lavoro che siano in grado di facilitare la riallocazione delle risorse verso aziende e settori maggiormente competitivi.
SACRIFICI ITALIANI – A partire da agosto e fino ad oggi, gli Italiani hanno dato notevole prova di adattamento facendosi carico dei rilevanti sacrifici richiesti per la riduzione del debito e accettando in sede europea l’accordo di austerità fiscale. Ciò significa caricare sulle spalle dei lavoratori nei prossimi anni enormi sacrifici e prevedere tempi difficili per la maggioranza degli Italiani. Ora, però, che il Governo italiano ha conquistato ben altra credibilità in Europa deve soprattutto agire per contribuire a fugare dai mercati il timore di una dissoluzione dell’Euro. Per quanto riguarda il mercato del lavoro, più che pensare di modificare l’articolo 18 e annullare le tutele assicurate ai lavoratori per evitare discriminazioni e ingiustizie, deve proporsi di incentivare una politica industriale intelligente, concentrata soprattutto su produzioni e servizi innovativi e di alta qualità, nonché la capitalizzazione e l’internazionalizzazione delle imprese, con lo scopo di creare nuove opportunità di occupazione. Più che mirare ad ottenere una manodopera a basso costo e a ridurre i diritti e le tutele dei lavoratori attraverso la modifica dell’articolo 18, deve proporre di estendere questi diritti a chi ancora ne è privo. Difendere le conquiste sociali e politiche dell’Italia è una questione di civiltà e il Governo, con l’attuazione di questa politica, metterebbe in evidenza che è alla nostra portata raggiungere gli stessi livelli di organizzazione dei rapporti di lavoro presenti in Germania e in Francia.
Alfonso Siano