In questi giorni si comincia a discutere tra i maggiori Partiti delle modifiche da apportare alla legge elettorale vigente. Sarà questa l’occasione per riconoscere un ruolo più importante alle donne? La legge bipartisan approvata recentemente in Parlamento e relativa al ruolo delle donne nel mondo imprenditoriale lascia ben sperare. In effetti, quest’ultima stabilisce che dall’agosto 2012 i Consigli di Amministrazione delle aziende quotate in Borsa, o a partecipazione pubblica, dovranno vedere per almeno un quinto la partecipazione delle donne. Dal 2015 la soglia crescerà, e le donne nei CDA dovranno rappresentare almeno un terzo dei componenti. Prima di entrare in vigore la nuova legge sta già producendo i primi effetti e molte società quotate si stanno adeguando in anticipo.
SOLO IN 6 PAESI D’EUROPA – La nuova norma italiana rappresenta un elemento di novità anche in campo europeo. Oltre all’Italia, solo Francia, Spagna, Belgio, Olanda e Norvegia si sono dotate di un impianto normativo per favorire la presenza delle donne nel mondo delle imprese. L’obiettivo delle donne italiane è varcare il confine per estendere agli altri Paesi europei questa conquista. Eurobarometro, il servizio della Commissione Europea che misura ed analizza le tendenze dell’opinione pubblica, dopo aver intervistato migliaia di persone in tutta Europa, ha confermato che l’88% degli europei è d’accordo con una equa rappresentanza da parte del gentil sesso nelle posizioni di leadership nelle imprese. Ma a questo orientamento non corrispondono i fatti e la Commissione Europea ha valutato come un insuccesso la politica di moral suasion finora esercitata verso gli Stati membri per fare entrare le donne nei luoghi di potere. Di conseguenza, la Commissione si starebbe orientando per emanare una vera e propria direttiva. L’esperienza così maturata dall’Italia, per una volta non fanalino di coda dell’Europa, potrà senza dubbio contribuire alla definizione di una normativa comune europea.
IN USA DONNE TOP MANAGER MA SENZA QUOTE – Va detto che il meccanismo delle quote garantite per legge è qualcosa di peculiare della Vecchia Europa, mentre è sconosciuto oltre Oceano. Negli Stati Uniti, ad esempio, non esistono le quote rosa né nel campo imprenditoriale né in quello politico. Eppure, di fatto, la gioiosa macchina da guerra femminile sembra aver lì conquistato più terreno. Le donne statunitensi, che costituiscono il 47% della forza lavoro, occupano il 51% delle posizioni di management nelle aziende, rappresentano il 14% delle dirigenti d’impresa e siedono nel 16% dei posti disponibili nei Consigli di Amministrazione delle prime 500 società statunitensi. In queste arrivano anche, nel 3% dei casi, ad occupare la posizione apicale di Amministratore Delegato. Per dare un termine di paragone, nel 2011 in Italia le donne rappresentavano il 40% della forza lavoro, ma arrivavano ad occupare appena il 4% dei posti disponibili nei Consigli di Amministrazione delle società quotate. Inoltre, da alcune ricerche condotte negli Stati Uniti sembrerebbe che le imprese in cui le donne sono presenti nei posti di comando raggiungano risultati economici superiori alle aziende che ne sono prive. Ancora, alcuni Stati USA, quali il Massachusetts, prevedono incentivi a favore delle imprese con almeno due donne nei board.
COSA CAMBIA – Da tutto ciò si deduce che, nonostante la nuova legge approvata, vi sia ancora molta strada da fare in Italia. Perciò la maggioranza trasversale che in Parlamento ne ha consentito la nascita, si è rimessa in movimento. I prossimi obiettivi? Oltre a chiedere il rinnovo degli statuti di Università ed Istituti di ricerca scientifica e la modifica dei codici etici dei Partiti politici con la previsione di una rappresentanza garantita, la battaglia maggiore riguarda le quote rosa negli enti locali e, soprattutto, nel Parlamento tramite la nuova legge elettorale di cui si inizia ora a discutere. Una medicina amara per l’universo maschile, ma forse necessaria per introdurre un cambiamento culturale di cui l’Italia ha bisogno per arricchire il nostro democratico Paese con l’esperienza delle donne.
Alfonso Siano