La presenza di una crisi che stenta a cessare, probabilmente ha motivato la Banca centrale svedese ad assegnare quest’anno il premio intitolato ad Alfred Nobel a tre studiosi della struttura dei mercati finanziari e del loro funzionamento: Eugene Fama, Robert Shiller e Lars Peter Hansen. Il premio è stato assegnato a Fama perché, dopo aver raccolto informazioni su tutte le categorie di “prodotti finanziari”, è stato il primo a studiare l’instabilità delle quotazioni dei titoli; a Shiller, il più famoso, per aver studiato la variabilità dei prezzi del mercato immobiliare e per aver previsto la crisi dei sub-prime; ad Hansen per aver elaborato, sulla base del lavoro dei primi due, metodi econometrici innovativi per lo studio dei comportamenti dei mercati finanziari, rilevando come la variabilità dei prezzi sui mercati finanziari dipenda dall’incertezza di chi investe.Per i loro contributi, l’Accademia reale svedese delle scienze ha deciso di premiarli, «per le loro analisi empiriche sui prezzi delle attività finanziarie».
Shiller è il più noto al pubblico italiano, in quanto da tempo circola in Italia la traduzione di alcuni suoi libri, quali “Finanza e società giusta” e “Spiriti animali”, scritto quest’ultimo con George A. Akerlof, altro premio Nobel per l’economia assegnatogli nel 2001. In “Finanza e società giusta” il neo-premio Nobel, dopo aver evidenziato i vari risvolti delle responsabilità delle istituzioni finanziarie rispetto alla crisi attuale, sostiene che queste istituzioni possono autoemendarsi attraverso un comportamento più corretto dei responsabili della loro gestione. Shiller non pensa che l’attività finanziaria debba essere regolata, in quanto ritiene sufficiente una loro “umanizzazione” attraverso un’antropologia espressa da operatori che, sebbene abbiano sbagliato e a volte commesso diffuse illegalità, possono essere “ricuperati” al bene comune attraverso una correzione autoreferenziale dei loro comportamenti. Come dire che la futura trasformazione in “angeli” dei “diavoli”, quali sono le figure professionali delle istituzioni finanziarie che hanno scatenato la crisi, è la sicura garanzie che il sistema finanziario futuro potrà concorrere a liberare l’umanità dai disagi causati da un’attività svoltasi al di sopra e al di fuori di ogni self-control dei suoi protagonisti.
Non molto diversa è la tesi di “Spiriti animali”. Per gli autori, la soluzione della crisi in atto è alla portata di ogni azione pubblica regolatrice dell’attività economica; a condizione, però, che i governi dei singoli paesi tengano nella giusta considerazione gli spiriti animali degli operatori economici, ricuperandoli dai rifiuti della storia intellettuale nei quali sono stati relegati.
Shiller e Akerlof portano alla teoria economica standard una critica che non è una novità; essa ripropone il “vizio genetico”, evidenziato anche da altri critici, cui è andata incontro la costruzione della teoria economica, per via del fatto che le generazioni degli economisti pre-keynesiani hanno privilegiato il “momento del rigore analitico”, rispetto al “momento della fondazione empirica” del risultato del proprio lavoro. La determinazione con cui tale rigore è stato perseguito ha fatto sì che la dipendenza dell’economia teorica dalla realtà fattuale scomparisse del tutto, per cui tutti gli elementi che nel progredire logico-formale della teoria sono stati progressivamente considerati come “dati” sono stati valutati dagli economisti estranei al loro dominio culturale. Sin tanto che dalla costruzione di una teoria verrà esclusa la reale dimensione dei fatti che si intendono spiegare, non si potrà certo evitare l’errore di attribuire concretezza ad una cosa astratta. Come dire che le regole imposte alle istituzioni finanziarie sono state spesso errate perché non tenevano nella giusta considerazione le motivazioni, quale che fosse la loro natura, degli investitori.
Viene il sospetto che l’Accademia delle scienze di Svezia nel premiare alcuni tra i massimi studiosi dei mercati finanziari si sia preoccupata essenzialmente di sottolineare il “leitmotiv” che accomuna i lavori dei nuovi premiati col Nobel; ovvero, che regolare in modo eccessivo i mercati finanziari sia pretesa vana, in quanto essi sono sempre in grado di reagire e di adattarsi a tutte le pretese di un loro contenimento.
Se così stessero le cose, non ci sarebbe che la consolazione del fatto che le conclusioni cui sono pervenuti i nuovi primi Nobel non sono definitive, in quanto le loro ricerche non direbbero tutto sulle modalità di funzionamento dei marcati finanziari; le loro conclusioni, tuttavia, sarebbero state meritorie, come viene osservato, del premio solo perché oggetto di critiche, che oggi, ai fini dell’approfondimento della conoscenza dei mercati finanziari, sono considerate essenziali.
Gianfranco Sabattini