Il dibattito sull’introduzione dell’educazione militare nelle scuole torna ad agitare la discussione pubblica.
Tuttavia, affrontando il tema con pragmatismo e senza steccati ideologici, la vera questione riguarda quale modello di cittadinanza si intenda formare.
Credo in un modello basato non su una sterile militarizzazione, bensì su una consapevolezza concreta dei doveri civici, della sicurezza collettiva e del funzionamento delle istituzioni.
Invece di ipotizzare addestramenti fuori dal tempo e fuori contesto, la risposta più efficiente risiede nel rafforzamento dell’insegnamento dell’Educazione Civica.
Bisognerebbe strutturare questo contenitore con un percorso formativo fondato su due pilastri concettuali.
Il rafforzamento dello studio della Costituzione prima di qualsiasi nozione e la formazione pratica.
La difesa della patria — definita dall’Articolo 52 della Costituzione come «dovere del cittadino» — deve passare attraverso la conoscenza teorica e pratica della Carta costituzionale e non delle tecniche di battaglia. Comprendere l’architettura dello Stato, l’equilibrio dei poteri e il ruolo delle forze armate nell’ambito delle missioni internazionali di pace e della sicurezza interna costituisce la base di una cittadinanza consapevole.
Non si tratta quindi di formare soldati, ma cittadini capaci di comprendere il valore delle regole, delle istituzioni e della coesione sociale.
La formazione pratica invece attraverso un programma didattico che dovrebbe prevedere la conoscenza del sistema di Protezione Civile, dalla comprensione della gestione delle emergenze, alla prevenzione dei rischi territoriali in risposta alle calamità naturali.
Formare studenti maggiorenni, attraverso corsi certificati di Primo Soccorso, di Prevenzione e Sicurezza Antincendio e fornire loro tutte quelle nozioni di base sulla gestione delle emergenze quotidiane.
La modernizzare della scuola significa superare le contrapposizioni ideologiche per concentrarsi sul valore d’uso dell’istruzione.
Sostituire la retorica della militarizzazione con un programma serio di sicurezza, prevenzione e responsabilità civica permette di raggiungere l’obiettivo reale: formare giovani pronti a gestire le emergenze, a rispettare le regole della comunità e a contribuire attivamente alla tutela del Paese.
Matteo Bettini