Economia

Europee, Nencini dialoga con i leader della sinistra

Nencini

NenciniCon l’ipotesi elezioni anticipate che si allontana, si guarda all’Europa in vista delle europee. L’appuntamento è per il prossimo maggio e i partiti politici italiani sono in fermento per valutare cosa succede sia dentro che fuori dalle “mura domestiche”. È il caso del centrodestra dove nel Pdl c’è il problema di presentarsi a Bruxelles senza lo scomodo volto di Berlusconi come bigliettino da visita. Anche la crisi di Scelta Civica con la fuoriuscita di Monti che proprio sembra non volerci stare a farsi sottrarre il timone, ha come sfondo il prossimo appuntamento elettorale per Strasburgo e il confronto interno al centrodestra. Al di là delle polemiche sulla manovra di stabilità e l’appoggio al governo, l’affermazione del professore in merito al «superamento di Scelta Civica in un soggetto politico dai contorni indefiniti […] aperto anche a forze caratterizzate da valori, visioni e prassi di governo inconciliabili con i valori, la visione e lo stile di governo per i quali Scelta Civica è nata» è esplicito al limite della brutalità: con Berlusconi nessun camino è possibile. Alla fine dell’avventura politica montiana si accompagna la notizia che l’ex ministro Corrado Passera, che lasciò Scelta Civica perché non credeva nella fusione a freddo con UDC e FLI alla vigilia delle ultime politiche, avrebbe approntato una squadra per la sua “discesa” nell’arena politica, insomma sta costruendo un nuovo partito.

Anche a sinistra c’è ancora molta nebbia e resta ancora poco chiara la posizione del PD (e delle sue varie anime) rispetto alla grande famiglia del socialismo europeo e internazionale, cioè al PSE e all’Internazionale socialista. Una cultura e un solco politico incarnato in Italia oggi solo dal PSI. Insomma, le europee si trasformano in un importante momento di verifica tra i partiti e nei partiti, nel PD come nel PDL e Lista Civica, realtà che attraversano un periodo di profonda ristrutturazione interna, quando non di vera e propria rissa.

In quest’ottica, per cercare di ritrovare la bussola della sinistra italiana, il segretario del PSI, Riccardo Nencini, ha avviato delle consultazioni con il ministro per i rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, col segretario nazionale del PD, Guglielmo Epifani e col presidente di SEL, Nichi Vendola.

Parlando all’Avanti! Nencini ha detto che «si è trattato di colloqui che nascono dalla consapevolezza di trovarci in una fase delicata per l’Italia e delicata per la sinistra italiana». L’Italia, ma anche l’Europa: in particolare, ricorda Nencini, con Vendola «si è discusso di socialismo europeo», e anche della «necessità di imprimere un forte cambiamento all’azione di governo, tracciando una linea di discontinuità rispetto al passato». Tra il leader socialista e quello di SEL si è instaurato, dunque, un dialogo che si articolerà attraverso «contatti settimanali» che si è «deciso di mantenere e rafforzare»: in particolare, Nencini ha sottolineato che i socialisti guardano con «attenzione alla richiesta di Vendola di adesione al PSE».

Altro tema che ha caratterizzato i colloqui di Nencini con i leader del centrosinistra è stata la Legge di Stabilità: «Con Epifani abbiamo parlato di governo e Legge di Stabilità e di come questa debba essere modificata, non superficialmente, quando arriverà in Parlamento».

Pur rappresentando un punto di partenza, infatti, la manovra del governo si inserisce nel solco di «una caratteristica negativa che caratterizza le nostre manovre economiche e che è data dalla mancanza di fondi: noi socialisti abbiamo indicato tre strade. La prima riguarda il recupero dell’Ici per le attività commerciali del Vaticano, un’operazione che permetterebbe di raccogliere 4 miliardi. Secondo, la vendita del patrimonio delle forze armate, soprattutto quelle in disuso, nei centri storici. L’ultima, una nostra proposta che un anno fa venne rilanciata dal Fondo Monetario Internazionale, non certo un covo di sovversivi: quella di una patrimoniale sulle grandi ricchezze».

La patrimoniale, dunque, non come tassazione aggiuntiva, ma al contrario come misura necessaria per abbattere la pressione fiscale sui redditi medi e bassi e ridurre il cuneo fiscale più di quanto previsto dal governo nella Legge si stabilità: «Dai nostri conti una tassazione straordinaria per redditi e patrimoni superiori ai 2 milioni di euro porterebbe circa 42-45 miliardi nelle tasche dello Stato, ottimo salvadanaio per correggere la Legge di Stabilità».

Rispetto all’appuntamento europeo, il leader del PSI ha ricordato che «c’è una riflessione da fare ed è quella che sarà al centro del Congresso e della quale parlerò con Martin Schulz in un prossimo incontro:c’è una difficoltà dei vari socialisti europei che ormai non raccolgono più del 27 – 28 per centro elettori. Io comincio a pensare che la cosa avvenga perché i tre cardini attorno ai quali si erano costruite le fortune del Socialismo in Europa stanno venendo meno».

Per Nencini, infatti, se da un lato sta venendo meno «lo Stato sociale alimentato da una forte spesa pubblica», dall’altro si riduce «l’esclusività della democrazia parlamentare» come luogo della decisione. Infine, la perdita di potere degli Stati nazionali con fette di autorità cedute a entità e organismi sovranazionali.

Nencini ricorda che «l’Europa era un miraggio quando la globalizzazione non era ancora complessità. Il gioco si svolgeva quasi tutto sulle due sponde dell’Atlantico: tra Usa ed Europa e viceversa. Basta andare a vedere cosa fosse il G8: oggi, con il G20 non è più così. Dove prima vi erano solo democrazie, oggi vi sono democrazie e non, prima fra tutte la Cina. Dove prima vi era una sola lingua, l’inglese, oggi ve ne sono tante. Dove prima vi era il dollaro, oggi ci sono l’Euro e lo Yen. Inoltre il Socialismo ha sempre puntato sul progresso e sulla crescita economica, mentre oggi siamo di fronte ad una povertà di ritorno: i figli rischiano di essere più poveri dei padri».

Che fare di fronte a questo scenario? «Vanno trovate le risposte nuove rispetto ad una società cambiata. Noi lo facciamo a novembre con il Congresso socialista, in Europa lo si fa ancora a intermittenza, dal laburismo inglese che riscopre l’idea di sinistra radicale, al ministro dell’Interno francese socialista che assume un approccio anti-migranti». Soluzioni discontinue e spesso estemporanee rispetto alle quali Nencini ricorda la necessità di riscoprire la «bussola che ha guidato i socialismi, pur con le differenze nazionali. Oggi quella bussola non c’è più, quindi serve un ripensamento che noi affidiamo al PSE a cui noi porteremo l’elaborazione e il lavoro del Congresso Nazionale».

Roberto Capocelli