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Femminicidio. Locatelli (Psi): “Dietro la violenza la non accettazione dell’autonomia delle donne”

Femminicidio-Locatelli-Psi

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Una giovane albanese, ritrovata in fin di vita, giovedì sera, a Napoli. Ieri a Foligno, una donna romena di 38 anni sgozzata dal marito, che poi si è ucciso per sfuggire alla cattura. Sono gli ultimi ed estremi casi di una catena senza fine. Fatta di nomi, volti. Di donne. Di esistenze nella loro piena espressione. Interrotte. Per mano di un’altra persona. Quasi sempre una persona cara, vicina. Un compagno, un marito o fidanzato. Attuale o passato. Avanti! ha intervistato Pia Locatelli, deputato Psi nonché presidente onoraria dell’Internazionale Socialista Donne che non ha dubbi: «Dietro questi omicidi c’è l’incapacità e l’impossibilità di accettare l’autonomia delle donne da parte degli uomini».

Locatelli, lo scorso 4 giugno è stata approvata all’unanimità una mozione unitaria per il contrasto di ogni forma di violenza nei confronti delle donne.

Sì. Io ho presentato una mozione per il gruppo Misto, e sono la prima firmataria. Anche altri parlamentari hanno proceduto in tale direzione. Alla fine siamo riusciti ad accordarci su una mozione unitaria che porta i cognomi dei primi firmatari (Locatelli, Speranza, Binetti, Locatelli, Brunetta, Migliore, Rondini e Meloni, ndr). E noi come socialisti siamo stati i protagonisti di questa vicenda.

Si può parlare di emergenza femminicidio?

In termini numerici non sono aumentati i casi di femminicidio, è però aumentata l’efferatezza delle violenze. Soprattutto è aumentata la caratterizzazione di donne uccise in quanto donne. Non sono omicidi casuali: si tratta di uccisioni di donne soprattutto per mano di persone molto vicine a loro, come per esempio l’ex marito o l’ex compagno.

Secondo lei, cosa c’è dietro queste uccisioni?

Quasi sempre c’è l’incapacità e l’impossibilità di accettare l’autonomia delle donne da parte degli uomini. La violenza è la forma più estrema dei rapporti di discriminazione che assume questi toni esasperati non perché ci sia stata la liberalizzazione dei costumi. Ma perché le donne sono cresciute.

Cosa intende per “cresciute”?

Le donne hanno rivendicato la loro autonomia. E gli uomini non sono capaci di prescindere da un rapporto in cui la figura dell’uomo è dominante e in un atteggiamento di possesso nei confronti della sua donna. Le donne invece hanno scoperto il valore della loro autonomia, e aspirano a rapporti che siano paritetici. Tutto questo, però, una consistente percentuale di uomini non è in grado di sostenerlo. Alla base della violenza c’è dunque questa incapacità di reggere rapporti paritari.

Locatelli, si tratta di un fenomeno trasversale?

Sì. Il fenomeno del femminicidio riguarda tutti gli ambienti, e tutte le classi sociali. Questo perché le donne stanno crescendo, ripeto, e non vogliono più rapporti diseguali. Le donne da qualche tempo si stanno affermando come personalità, e al contempo vi è una sempre maggiore sottrazione alla subordinazione.

E gli uomini?

Gli uomini hanno difficoltà ad affrontare questo tema. Non è un caso che loro stessi non ne parlino. Secondo me le donne hanno parlato troppo, e troppo tra di loro. La maggior parte degli uomini ha difficoltà a riconoscere che questa violenza ha radici nella loro non accettazione di rapporti paritetici. Ma se non si affronta il problema non si riuscirà né a estirparlo, né a risolverlo.

Quali secondo lei le azioni di prevenzione?

Secondo me bisogna educare i bambini ai sentimenti. È necessario dunque iniziare a concepire un’educazione sentimentale che dia  valore alla dignità e alla parità tra le persone. Serve quindi un’azione di educazione e prevenzione ai sentimenti.

E per quanto concerne i colpevoli?

Senz’altro i responsabili devono essere puniti, ma è necessaria anche un’azione di recupero nei loro confronti. Una forma di rieducazione perché possano comprendere la gravità del loro gesto. In questi casi la recidiva è forte, ma se rieduchi questi colpevoli, attui un’azione di prevenzione per il futuro. Secondo me punizione e rieducazione sono dunque gli strumenti necessari per prevenire la recidiva.

Sette casi su dieci rilevano che le vittime, prima di morire, avevano lanciato un allarme o una forma di richiesta di aiuto.

Esatto. E in questi casi non c’è stata nessuna protezione o preparazione dei servizi pronti a intervenire.

In Italia i centri anti-violenza sono pochi e distribuiti a macchia di leopardo sul territorio nazionale.

Sì, e dispongono di risorse scarse. Prima l’uccisione della donna per mano di una persona cara veniva messa nel “calderone”. La consapevolezza che si tratta di femminicidio è giunta quando si è arrivati a parlare di femminicidio. Il tema però è ancora tutto da affrontare.

Silvia Sequi