Come ormai diventata piacevole consuetudine Sabato 11 ho accompagnato al Consiglio Nazionale del nostro Partito il compagno Giorgio DEL CIONDOLO membro di tale organo.
Ho avuto così modo di ascoltare molti interventi interessanti non solo sull’argomento all’ ordine del giorno – Congresso , date ed appuntamenti conseguenziali nelle Province e nelle Regioni – ma anche sui temi di politica italiana e – cosa che sempre mi affasciana – su quella internazionale.
Oltre al rigore relazionantte di NENCINI, alla precisione di INCARNATO, mi hanno colpito la verve di DEL BUE , la pacatezza diplomatica di CRAXI, l’immancabile veemenza di BISCARDINI , l’analisi logica di LABELLARTE e poi tutti gli altri.
Devo confessare che un irrefrenabile attacco di tabagismo mi ha impedito di ascoltare alcuni interventi e non so se Ugo INTINI, l’eterno coerente, abbia preso o meno la parola anche se ho potuto salutarlo con tutta l’ammirazione ed il rispetto che gli porto mentre usciva dalla sala.
Una bella discussione insomma come del resto è consuetudine nelle Assemblee socialiste di ogni epoca e di ogni livello.
Non ha disertato nemmeno l’immncabile “polemica” finale, sale e condimento di quasi tutti gli appuntamenti dei discendenti di Filippo TURATI e di Andrea COSTA.
Due le impostazioni politico – organizzative che si fronteggiavano, fra le quali anch’io avevo la mia preferenza.
Ma non è su questo punto che mi vorrei soffermare.
Desidererei invece sottolineare una situazione intrigante ed invitante alla riflessione dal punto di vista storico – politico che si è venuta a creare non so quanto casualmente.
Infatti a mio parere , e non soltanto a quanto mi risulta, due fra i più apprezzati dalla sala sono stati il primo e l’ultimo ed esattamente quello del compagno Gianfranco SCHIETROMA e quello del compagno Carlo VIZZINI .
Sin qui niente di strano trattandosi di due “animali” politici di lunga esperienza che sanno capire solo “annusando” l’aria, se quello che sta accadendo intorno a loro sia rapportabile ad uno tsunami o ad una tempesta oppure ad una semplice temporale di fine stagione.
Ma non puo’ sfuggire ad un esame più attento , come fra i due esista un legame piu’ stretto della sola anzianità di servizio , un “fil rouge” indissolubile ed incancellabile perchè scritto con l’indelebile penna della storia : entrambi provengono dal PSDI anzi , di tale partito , sono stati ambedue Segretari Nazionali.
Diverse le epoche e , conseguentemente , differenti le tematiche e le prospettive affrontate nella loro esperienza socialdemocratica, ma con un denominatore comune : quello della prima Repubblica nella quale il PSDI non raggiunse mai – almeno in epoche recenti – l’ambita meta delle due cifre di percentuale, ma durante la quale sprigiono’ uomini di indubbio valore come Giuseppe SARAGAT degni eredi di un passato ancora più lontano iniziato nel 1922 quando la maturità – ed anche l’intransigenza massimalista – costrinsero Filippo TURATI ad andarsene dal PSI per fondare quel PSU che annoverò fra i suoi Segretari Giacomo MATTEOTTI.
E mentre penso a questo, mentre lo scrivo e lo rileggo, una considerazione viene naturale : per dare un contributo fondamentale ad una Nazione tramite una formazione politica oppure per condizionare un intero filone di pensiero che, come quello riformista, abbraccia più movimenti non occorre militare in UN PARTITO GRANDE, basta farlo in un GRANDE PARTITO.
Sarà una reminiscenza dei nostri CAROSELLI giovanili (a proposito di un certo pennello, mi pare ), ma se ci pensate bene questo breve slogan è l’essenza della politica od almeno di una parte di essa.
Speriamo che i nostri dirigenti lo abbiano capito e, soprattutto, metabolizzato.
FORZA COMPAGNI , VENEZIA CI ATTENDE e senza dubbio non certo per recitare la celebre “ULTIMA ORA”.
Fabrizio Manetti