Un gruppo di studiosi di varie discipline (Giorgio Caviglia, Claudio Procaccia, Daniela Rocca, Giorgio Sestieri, Alberto Sonnino e Alexander Tenenbaum), coordinato da Enzo Capelli, docente emerito di Metodologia delle Scienze sociali alla “Sapienza” di Roma ha ripercorso, nel volume “Fra trauma e memoria” (Gangemi ed., 2024, pp.124, €. 22,00), le ricerche fatte, nei primi anni ’60, dal medico, ebreo polacco, Mordko Tenenbaum sui problemi di salute mentale di un campione di popolazione ebraica romana.
Siamo nei decenni successivi al secondo conflitto mondiale, in cui la Comunità ebraica romana sta faticosamente riprendendosi dalle conseguenze di troppi eventi negativi: leggi razziali del 1938, guerra, stragi e deportazioni nei lager nazisti. Anni che, osserviamo, sinora in complesso son stati poco studiati in termini di psicologia sociale: e sui quali il gruppo coordinato da Capelli torna esaminando i risultati degli studi del Dr. Tenenbaum alla luce della piu’ recente letteratura sui disturbi da stress post-traumatico. Perché, precisiamo, di questo, soprattutto (al di là, ovviamente, degli specifici disturbi delle singole persone), si tratta, quando ci si sofferma sullo stato di salute psicologica degli ebrei romani negli anni ’50-’60: per tutti, pur in varia misura, non è esagerato parlare di un disturbo collettivo da stress post-traumatico. Che si manifesta, anzitutto, nella tipica tendenza non certo a rimuovere la memoria di quelle vicende tragiche, ma a tenerla in un certo senso “parcheggiata” in “aree di deposito” della psiche, senza avere, per lungo tempo, il coraggio d’affrontarla, di farci veramente i conti cercando, per quanto possibile, di metabolizzarla. Senza mai perder di vista l’obbiettivo essenziale della ricerca – per dirla con Viktor Frankl – del senso complessivo della propria vita.
I pazienti oggetto dello studio di Tenenbaum, compiuto insieme allo psichiatra, e psicoanalista, Prof. Isidoro Isacco Tolentino, accedevano agli ambulatori dell’OSE, importante presidio sanitario a disposizione, negli anni del dopoguerra, delle fasce piu’ deboli della Comunità ebraica romana. Il lavoro di Tenenbaum e Tolentino – sottolinea, nella Presentazione del saggio, Riccardo Shmuel Di Segni, Rabbino Capo della C.E.R. – si caratterizza “per una visione psichiatrica innovativa che anticipa di molti anni (di circa 10 le prime organiche formulazioni di Franco Basaglia, N.d.R.) le concezioni rivoluzionarie che avrebbero cambiato radicalmente l’esercizio di questa professione”.
Il Dottor Mordko Tenenbaum, ebreo polacco (dal 1931 in Italia, come studente di Medicina a Firenze), prima internato nel celebre campo di Ferramonti di Tarsia, in Calabria, poi confinato in un piccolo centro del Frusinate, durante l’occupazione nazista, da partigiano assicurò con abnegazione l’assistenza medica clandestina ai combattenti e fuoriusciti della zona e alla gente del paese: insieme anche alla moglie, l’ebrea tedesca Ursula Steinitz. Nel 1994, il Consiglio comunale di San Donato Val di Comino ha concesso ai coniugi Tenenbaum la cittadinanza onoraria.
Il primo testo commentato nel volume “Fra trauma e memoria”, “Risultati di un’indagine socio-psichiatrica nella Comunità ebraica di Roma”, redatto insieme appunto al Prof. Tolentino, all’epoca libero docente dell’Università della capitale, col supporto dell’American Joint Distribution Committee (organizzazione umanitaria ebraica con sede a New York, attiva sin dal 1914), è un vero e proprio rapporto di ricerca sul campo. Il secondo, in inglese, è centrato sui ritardi mentali e i disturbi emozionali presenti nei bambini della C.E.R. ”L’interesse di questi scritti – sottolinea , nell’Introduzione al libro, Enzo Campelli – non corre il rischio di essere sopravvalutato:… a sessant’anni dalla redazione, essi mostrano di intercettare una quantità di problemi attualissimi e si pongono come uno straordinario punto di intersezione di prospettive di analisi differenti”. Cio’, aggiunge Campelli, a maggior ragione guardando ai traumi terribili che stanno attraversando i superstiti – sia ancora ostaggi che, invece, liberi – del sanguinario attacco terroristico di Hamas in Israele il 7 ottobre scorso.
Il volume è stato presentato presso la sala convegni dell’editore, Gangemi, in Via Giulia. Moderatore Alberto Sonnino, psichiatra e psicoanalista, membro della Società Psicoanalitica Italiana; che ha ricordato anche il capitolo del libro dedicato alla vita di Mordko Tenenebaum, opera del figlio Sasha, già docente al Dipartimento di Fisica della Sapienza e Addetto scientifico alle Ambasciate d’Italia a Vienna e a Washington. Dopo i saluti istituzionali di Rav Alberto Di Segni e di Victor Fadlun, Presidente della Comunità Ebraica di Roma, sono intervenuti David Meghnagi, docente di Psicologia dinamica e Psicologia clinica a Roma Tre, Andrea Guiso, docente di Storia contemporanea alla Sapienza; e, in collegamento, Claudio Procaccia, Direttore del Dipartimento Beni e Attività Culturali della C.E.R. Di grande interesse, osserviamo, il richiamo fatto, da alcuni relatori, alle ricerche svolte, ai primi del 2000, dalla psichiatra newyorkese Rahel Yeuda: che, partendo da un programma di ricerca clinica sul disturbo da stress post-traumatico, ha evidenziato, nel genoma di molti figli dei sopravvissuti alla Shoah, significative alterazioni rispetto a quello di altri individui senza alcun legame con quelle vicende. Cosa che fa pensare alla possibile esistenza, nell’uomo, di una “memoria del dolore” che si trasmetterebbe, entro certi limiti, da una generazione all’altra: anzitutto, proprio modificando il corredo genetico dei nuovi nati.
Fabrizio Federici