Esteri

Fuga di cervelli? In Italia è un’emorragia e nessuno viene da noi

Fuga di cervelli? In Italia è un’emorragia e nessuno viene da noi

Il Presidente dell’Istituto nazionale di statistica, Enrico Giovannini, in occasione di una recente audizione presso il Senato della Repubblica, ha messo ancora una volta in luce come l’emigrazione di italiani ad elevato grado di istruzione stia assumendo un peso crescente nell’ambito del complesso dei flussi migratori. Si tratta del preoccupante fenomeno del cosiddetto “brain drain”. Oggi i connazionali che vivono all’estero sono circa quattro milioni e se e’ vero che negli ultimi dieci anni il numero di espatri e’ progressivamente diminuito, rimanendo sotto le 50 mila unita’ annue, e’ anche vero che si sono registrati rilevanti cambiamenti riguardo il profilo dell’emigrante italiano.

10 ANNI DI EMIGRAZIONE ITALIANA – Il cittadino italiano che lascia l’Italia si e’ andato caratterizzando, nel corso del tempo, per un livello di istruzione e professionalita’ sempre piu’ elevati: dal 2001 al 2010 i cittadini italiani emigrati senza alcun titolo di studio o con la sola licenza media sono scesi da 29.343 a 24.734 unita’, quelli diplomati da 13.679 a 8.535 unita’, mentre quelli laureati sono cresciuti da 3.879 a 6.276 unita’. Nell’ultimo decennio, dunque, si e’ assistito ad un progressivo cambiamento nella composizione della nostra emigrazione con un peso sempre maggiore assunto dai cittadini laureati, che sono passati dal 8,3% al 15,9% del totale.

ALL’ESTERO? 500 EURO IN PIU’ – Questo dato non sorprende se si considera che nella scelta di andare all’estero pesa molto l’aspettativa di trovare un lavoro piu’ qualificato e una maggiore retribuzione di quella ottenibile in Italia. Un’aspettativa destinata ad essere confermata dall’indagine che l’ISTAT ha condotto sui laureati dell’anno 2007, confrontando aspettative e realizzazioni nel 2011 dei laureati rimasti in Italia con quelli che si erano nel frattempo recati all’estero. Dalla ricerca e’ infatti emerso che i laureati italiani che lavorano all’estero a tempo pieno guadagnano mediamente 500 Euro in piu’ di quelli che sono rimasti in Italia: 1.891 Euro rispetto a 1.402 Euro.

FORMAZIONE POST LAUREA ADEGUATA – Inoltre, uno dei fattori che hanno spinto i nostri cervelli ad andare all’estero e’ stata la possibilita’ di un’aperta ed adeguata formazione post laurea. Circa un quinto dei laureati del 2007 che sono andati all’estero, vi si sono recati per intraprendere un dottorato di ricerca. Ecco quindi perche’ il 24,1% del campione non lavora e non cerca lavoro, mentre il 64% dei laureati recatisi all’estero era nel 2011 occupato, con il restante 10,9% alla ricerca di lavoro. Se guardiamo poi alla qualita’ del lavoro, notiamo che chi si e’ recato all’estero ha fatto la scelta giusta. Infatti oltre la meta’ dei laureati residenti all’estero svolge oggi una professione dirigenziale o intellettuale ad elevata specializzazione, mentre solo il 42% dei laureati rimasti in Italia svolge una professione di pari livello.

BOOM DI LAUREE UMANISTICHE – Un altro interessante dato emerso dall’indagine conferma come sia indotto ad espatriare chi in Italia, nonostante la preparazione e lo studio, sarebbe destinato a svolgere professioni non qualificate. Infatti, nell’ambito dei laureati residenti all’estero, circa un quarto sono laureati in discipline umanistiche e circa una quinto in discipline scientifiche. Titoli di studio che in Italia stentano ormai ad essere riconosciuti ed adeguatamente valorizzati. Mentre, al contrario, e’ marginale la propensione dei laureati nelle aree giuridica e medica a recarsi all’estero: prevale in questo caso l’aspettativa di entrare in una professione protetta dalla concorrenza che consente elevati guadagni.

TENDENZA IN AUMENTO – Per il futuro bisogna attendersi una fuga ancora maggiore dei nostri cervelli all’estero. Soprattutto chi svolge una professione ad alto contenuto scientifico o intellettuale potrebbe essere indotto dalla riforma del lavoro ad emigrare. Infatti, se prima costui poteva esser disposto a guadagnare meno di chi svolge la stessa professione all’estero, in cambio di una maggiore stabilita’ e maggiori diritti sul lavoro in Italia, ora, a parita’ di diritti, sara’ indotto ad andare dove il lavoro e’ meglio pagato.

NESSUN CERVELLO IN FUGA VERSO L’ITALIA – Infine, se si guarda al bilancio dei flussi migratori del nostro Paese, e’ preoccupante notare come, se da un lato si perdono cervelli che potrebbero contribuire a rendere il nostro Paese piu’ innovativo e produttivo, dall’altro si accolgono immigrati che, oltre alle note difficolta’ di inserimento nella nostra societa’ per ragioni linguistiche e religiose, in molti casi apportano unicamente le loro braccia nel mondo del lavoro. Questo fenomeno alla lunga si rivela una perdita netta per il nostro Paese che, privo di risorse naturali, dovra’ sempre piu’ saper competere sul terreno della ricerca scientifica e della tecnologia. Altri Paesi, piu’ avanti di noi, dagli Stati Uniti, al Canada, alla Francia, lo hanno capito perfettamente e, se da un lato fanno di tutto per trattenere i loro cervelli, dall’altro li attirano anche dall’estero, selezionando il piu’ possibile l’immigrazione.

Alfonso Siano