Il 3 aprile del 1944, Giuliano Vassalli viene arrestato a Roma dalla Gestapo quando va a incontrare una staffetta della Brigata Matteotti, Libero De Angelis. Il Corriere della Sera ha pubblicato oggi alcuni brani da un memoriale inedito dell’agosto del 1944 di questo socialista, eroe della resistenza, ministro di giustizia e giudice della Corte costituzionale, scomparso quattro anni fa, il 21 ottobre del 2009. Scritte con linguaggio asciutto e cronachistico, sono pagine che ci comunicano una grande emozione e nonostante siano passati 70 anni, ci ricordano cosa fu la resistenza antifascista e antinazista a Roma e il ruolo che i socialisti ebbero nel combattere la dittatura e ridare la libertà agli italiani. Un’emozione resa ancora più significativa perché giunge a pochi giorni dalla morte di Erich Priebke e pareggia i conti con chi ancora oggi insulta la memoria dei morti per la libertà e la democrazia, delle vittime delle persecuzioni e della shoah.
Dalle righe del memoriale emerge l’intelligenza e il coraggio di Vassalli, allora 29enne, ma già investito di una grande responsabilità nel coordinamento del movimento di resistenza nella capitale. Negli interrogatori a via Tasso, durati due mesi, nonostante le sevizie che erano cominciate già durissime al momento dell’arresto, resistette senza rivelare alcun segreto. Ai suoi torturatori, tra cui il comandante della Gestapo, Herbert Kappler, e il suo vice, il capitano Herbert Priebke, non rispondeva, oppure divagava, oppure forniva informazioni che erano sì preziose, ma che lui sapeva già note. Tra queste la frattura all’interno del movimento di resistenza proprio sull’attentato di via Rasella che era stato portato a termine, contro il parere dei socialisti, dai partigiani comunisti nell’intento di provocare una rappresaglia dei nazisti ben più feroce ancora di quella effettivamente avvenuta e dunque, come risposta, un’insurrezione popolare dei romani.
Il memoriale lo scrive dopo la liberazione, destinato all’organizzazione militare del PSI perché serva a prendere le possibili contromisure, compreso a scoprire chi aveva tradito. L’operazione di polizia dei tedeschi contro la resistenza romana è anche una risposta all’attentato, di appena dieci giorni prima, di Via Rasella perché alla Gestapo non basta evidentemente la terribile rappresaglia delle Fosse Ardeatine con i suoi 335 morti.
Giuliano Vassalli al momento della sua cattura è già un eroe. È stato lui infatti, tre mesi prima, a gennaio, assieme a Massimo Severo Gianni, a far evadere dal carcere di Regina Coeli, Giuseppe Saragat e Sandro Pertini. Un’operazione tanto ardita quanto geniale. Vassalli e Giannini riportano infatti in libertà i due futuri presidenti della Repubblica destinati alla fucilazione, senza nessuna violenza, con un colpo di intelligenza, presentando ai secondini un falso ordine di scarcerazione. Un’azione che resterà memorabile e che gli varrà la medaglia d’argento.
Anche Pio XII intercede per ottenerne la liberazione e Giuliano Vassalli esce dal carcere solo il giorno prima dell’entrata delle truppe angloamericane a Roma, il 4 giugno del 1944.
Carlo Correr