Cronaca

Gli animali nell’immaginario popolare partenopeo

È il regno animale il protagonista del recente saggio “Bestiario di Parthenope – Storie e creature tra leggenda e realtà” di Fiorella Franchini (Edizioni Intra Moenia) che compie un viaggio tra passato e presente nella storia e nell’arte napoletana.

A Napoli l’animale assume la forma di altre creature come nel caso del geco che, per la sua funzione purificatrice dell’ambiente, si tramuta nella Bella ‘Mbriana, lo spirito benevolo posto a protezione della casa.
A differenza del bestiario medievale, quello partenopeo non mira alla redenzione ma è di tipo laico e utilitaristico. Numerosi sono i riferimenti al mondo animale nei proverbi napoletani, scaturiti da un approccio pragmatico a un quotidiano percepito come precario.
Il bestiario napoletano non è solo uno specchio deformante poiché rivela l’animo della sua gente che si identifica con l’asinello, emblema non solo calcistico di una città abituata, attraverso l’ironia, a prendere le distanze dai propri problemi, come dimostra “l’epopea del ciuccio di Fechella”.

Se il cardillo (il cardellino) esprime la malinconia e la capacità di resistere di un popolo spesso privato della sua libertà, il mastino incarna la forza e il potere, motivo per cui i guappi erano soliti camminare tenendolo accanto a sé in modo da intimorire gli abitanti del vicolo e dare un’impressione di invincibilità.

Altra bestia rappresentativa è il toro, sacrificato in onore della Sirena Partenope nonché simbolo benaugurante, da cui l’usanza di appendere un corno con un nastro rosso all’ingresso di alcune macellerie.
Nel volume, scorrevole e articolato per voci, la narrazione si snoda attraverso storie che affondano le loro radici nel mito come la leggenda del polpo ladro. Nell’immaginario degli antichi romani, permeato di superstizioni, questa creatura marina possedeva un’astuzia tale rendergli possibili i furti nelle ville a Pozzuoli, utilizzando le fogne come vie di fuga.

Risiede nelle profondità dei pozzi di Napoli la Papera Cugliuta, assurta un po’ come il Gatto Mammone a spauracchio infantile, a riprova di come la cultura napoletana elabori le paure del buio e dell’ignoto.
Questi racconti popolari, inventati dall’uomo per controllare e dominare la natura, sono parte di una tradizione culturale nella quale il mondo animale onirico è oggetto di interpretazione attraverso la Smorfia per essere poi tradotto in numeri nel gioco del Lotto.

Il notevole apparato iconografico con le fotografie di Sergio Siano arricchisce quest’opera a carattere divulgativo che volge l’attenzione al presente nel soffermarsi sugli studi su specie ormai estinte – dagli scheletri degli elefanti preistorici al fossile del piccolo dinosauro Ciro, conservati al Museo Zoologico di Napoli -, che hanno fornito informazioni preziose in merito all’evoluzione del nostro territorio.
Rattrista, sebbene non sia una novità, l’esistenza di un mercato clandestino di animali esotici quali serpenti e alligatori, sfruttati a scopo intimidatorio dalla camorra. In epoca romana un analogo utilizzo avvenne per le murene che il crudele Publio Vedio Pollione allevava nella sua faraonica villa. Oggi questi predatori sono esposti alla stazione zoologica Anton Dohrn.

Monica Florio