Mentre a Bologna si celebrano i funerali di Lucio Dalla, Lucia Annunziata, nella sua trasmissione “In 1/2h” su Rai3, parla di «mancato coming out». Secondo la giornalista, «i funerali di Dalla sono uno degli esempi più forti di quello che significa essere gay in Italia: vai in chiesa, ti concedono i funerali e ti seppelliscono con il rito cattolico. Basta che non dici di essere gay». La controversia scoppia subito sul web e si diffonde poi in tutto il mondo dello spettacolo, coinvolgendo anche persone vicine al cantautore bolognese. Una polemica giudicata «ipocrita e sterile» da Leo Gullotta, il noto attore che in passato ha fatto un outing più che coraggioso.
Perché Dalla in vita non ha mai fatto coming out?
L’ha fatto ma in un modo sottile e personalissimo, indirizzato a chi sapeva cogliere: le sue canzoni erano piene del suo bisogno d’amore, del rispetto e dell’affetto che provava per il suo compagno. Cos’altro avrebbe dovuto fare, mettersi un cartello addosso? Lo ha scritto sui testi, lo ha cantato, lo ha raccontato. In un Paese dove ci sono dei diktat che oggi più che mai vanno ridiscussi, lui ha avuto un coraggio straordinario.
Se si fosse dichiarato in modo più “esplicito”, crede che i suoi funerali sarebbero stati celebrati allo stesso modo?
Probabilmente no. Il nostro è un Paese ipocrita: hanno bisogno di manti e di icone. Non m’importano questi “se”, questi “ma” che stanno venendo fuori ora: Lucio ha dato, e ha dato tantissimo. Ha aiutato tutti gli italiani attraverso le sue parole e le sue canzoni.
Il suo compagno era presente all’orazione funebre e tutti quanti sapevano, o almeno intuivano. Compresa la Chiesa.
C’è stata grande ipocrisia da parte di tutti. Alcuni quotidiani hanno scritto addirittura che il suo compagno era un “semplice collaboratore”. È ridicolo. C’è stato un manto infinito di ipocrisia a coprire una giornata di dolore. Lucio ha gridato la sua omosessualità nel suo modo anomalo e particolare: non era una musica qualunque, veniva dalla sua anima. Trovo tutto il resto inutile, le polemiche a posteriori sono un atto codardo e vigliacco. Adesso è il momento del silenzio.
Cosa pensa del vespaio sollevato da Annunziata?
Naturalmente ciò che ha fatto venire a galla Lucia Annunziata è un tema su cui si può parlare e discutere, entro certi limiti. Sicuramente è un tema importante. Tutto il resto (e mi riferisco alle lettere, all’intervento di Busi, alla posizione della Chiesa e quant’altro) è stato un puro e semplice atto di vigliaccheria. Un atto, tra l’altro, di un’ipocrisia assoluta.
In che senso?
Nel senso che se tutte queste persone avevano qualcosa da dire a quel “poeta dell’anima” che era (ed è ancora) Lucio, dovevano farlo quando era in vita. Perché hanno taciuto negli ultimi sessant’anni, perché non gliel’hanno detto chiaramente in faccia? Adesso è il momento del silenzio, del rispetto. Trovo tutte queste controversie molto offensive, sia come uomo che come cittadino. Come cittadino perché l’Italia dimostra ancora di essere “Il” Paese ipocrita per eccellenza. Non parliamo poi della Chiesa. Dicono che chi è nel peccato deve confessarsi, espiare: hanno forse messo il metal detector dell’anima all’ingresso? Non c’è niente da fare, è il Paese dove tutti devono sempre parlare, chiacchierare. Non c’è più nessuno che ascolti.
Raffaele d’Ettorre