Cronaca

Hadi Al-Megrahi, la voce di una nuova generazione libica che guarda all’Italia

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Studente di relazioni internazionali a Palermo, il giovane Al-Megrahi interviene davanti a istituzioni e grandi realtà industriali: «La mia generazione ha il dovere di guardare oltre le difficoltà del presente»

ROMA – In una giornata caratterizzata da incontri istituzionali, energia, infrastrutture e grandi prospettive economiche, è stata anche una voce giovane a catturare l’attenzione della platea.

È quella di Hadi Al-Megrahi, figlio di Noureddin Al-Hadi Al-Megrahi e studente di lingue a Palermo, con indirizzo orientato alle relazioni internazionali.

La sua presenza a Roma ha rappresentato uno degli elementi più interessanti della delegazione libica. Non soltanto per il legame familiare con il protagonista della visita, ma soprattutto per le parole con cui Hadi ha scelto di raccontare il rapporto tra la propria generazione, la Libia e l’Europa.

Davanti a rappresentanti istituzionali, imprenditori, esponenti del mondo industriale e finanziario italiano e delegazioni internazionali, il giovane Al-Megrahi ha parlato di dialogo, formazione, cooperazione e futuro.

«La mia generazione ha il dovere di guardare oltre le difficoltà del presente e di contribuire a costruire una Libia capace di dialogare con l’Europa con fiducia, competenza e una visione di lungo periodo».

Un messaggio che ha individuato nell’Italia un interlocutore privilegiato.

«L’Italia rappresenta per noi un interlocutore naturale e strategico: creare occasioni di incontro tra le istituzioni libiche, il mondo imprenditoriale e le eccellenze industriali italiane significa trasformare una relazione storica in nuove opportunità concrete di cooperazione, sviluppo e crescita reciproca».

Parole che hanno trovato un terreno particolarmente significativo proprio nella giornata romana del 16 settembre.

Hadi ha infatti assistito agli incontri del padre con esponenti del sistema economico e industriale italiano, entrando in contatto con realtà come Ansaldo Energia, SACE, Leonardo, Cassa Depositi e Prestiti e con rappresentanti del mondo logistico e finanziario.

La presenza di giovani interlocutori all’interno delle relazioni internazionali assume un significato particolare in un momento nel quale la cooperazione tra Paesi non passa più soltanto attraverso la diplomazia tradizionale, ma anche attraverso formazione, università, impresa, innovazione tecnologica e conoscenza reciproca.

La scelta di studiare a Palermo, città storicamente proiettata verso il Mediterraneo, aggiunge a questo percorso un elemento simbolico e concreto.

Da una parte la Libia, dall’altra l’Italia. In mezzo un Mediterraneo che può essere considerato non soltanto una frontiera, ma anche uno spazio di incontro.

È questa la prospettiva che Hadi Al-Megrahi ha portato nella discussione romana: costruire relazioni capaci di andare oltre le emergenze e guardare a un orizzonte di lungo periodo.

Il suo intervento ha introdotto nella discussione una dimensione generazionale. Una generazione che, secondo le sue parole, non vuole limitarsi a osservare le difficoltà del presente, ma contribuire alla costruzione di nuove relazioni internazionali.

Figlio di Noureddin Al-Hadi Al-Megrahi, Hadi si trova così a vivere in prima persona un percorso nel quale la dimensione familiare e quella internazionale finiscono per incontrarsi.

Ma il suo messaggio non è stato soltanto quello di un figlio che accompagna il padre.

È stato soprattutto quello di un giovane che sta costruendo il proprio percorso attraverso lo studio delle lingue e delle relazioni internazionali e che guarda all’Europa come a uno spazio nel quale sviluppare nuove occasioni di dialogo.

A Roma, davanti a una platea composta da rappresentanti di importanti realtà italiane, la sua voce ha riportato al centro un elemento spesso dimenticato quando si parla di geopolitica: il futuro appartiene anche alle nuove generazioni.

E proprio i giovani, attraverso studio, formazione e conoscenza reciproca, possono diventare protagonisti delle relazioni che nei prossimi anni uniranno sempre più le due sponde del Mediterraneo.

Hadi Al-Megrahi ha scelto di farlo partendo dall’Italia.

E da Roma ha lanciato un messaggio semplice: trasformare una storia condivisa in una prospettiva comune, attraverso il dialogo, la competenza e la capacità di costruire ponti.