Mentre la pitonessa offre la sua testa al Delfino, il Cavaliere si coccola accarezzando il cagnolino Dudù. Siamo alla resa dei conti. Addirittura il fedele e addomesticato Alfano, abituato a sopportare scappellotti, sberleffi e tirate di orecchie da parte di tutti, alza la testa e avanza le sue condizioni al Capo. Ma proviamo a fare il punto. Dopo una riunione con i falchi , Berlusconi aveva, lo scorso weekend, issato la bandiera della battaglia: l’ordine era, dimissioni e tutti giù per terra. L’ultimo, estremo atto di un’escalation: una sorta di dichiarazione di guerra all’Italia intera. Non importano gli sforzi per uscire dalla crisi, non importa che, in contemporanea, Letta si trovasse negli Usa per cercare di promuovere la ripresa: muoia Sansone con tutti filistei. Difficile dire se si sia trattato di strategia, delirio senile, accesso di rabbia o cattivi consigli. Di sicuro, il rinculo del violento colpo di coda ha provocato una bella frattura sulla spina dorsale dell’anziano Cavaliere: poco dopo aver emesso il primo vagito, la neonata Forza Italia, un bambino con la faccia decrepita, perde una costola. Forse addirittura le gambe.
«Diciamo così c’è una larga componente del Pdl che vuole rimanere Pdl e non ha intenzione di confluire in questa strana formazione che è Forza Italia», afferma Carlo Giovanardi all’Avanti!, a rafforzare l’idea che la nuova creatura di Berlusconi nasce malformata come, spesso, accade ai figli di genitori troppo in là con l’età. «Parliamo di un’area che continua a credere in quella intuizione originale che portò alla nascita di un grande partito. Naturalmente parliamo di un‘ala che non si riconosce nelle derive estremiste che vediamo prendere corpo sotto i nostri occhi». Insomma, se mai ci fosse stata una reale strategia con un obiettivo politico chiaro dietro la scellerata uscita di Berlusconi, gli effetti che vediamo svilupparsi in queste ore potrebbero forse portare addirittura delle ricadute positive come, ad esempio, la fine dell’anomalia di una destra legata alla figura del Cavaliere?
«Noi popolari e liberali venuti dall’Udc avevamo fatto una scommessa generosa, ovvero che nascesse un partito vero con organismi veri». Continua Giovanardi ricordando la parabola, la deriva del Pdl:«Purtroppo, come tutti ricordano, in dicembre si sarebbero dovute tenere le primarie, eleggere Alfano, etc. tutto questo non è accaduto e il tanto atteso meccanismo di democratizzazione del partito è scomparso. Ecco perché oggi arriviamo ai colpi di testa che si decidono a porte chiuse. Io ci ho creduto: pensavo fosse possibile costruire un’entità politica capace di andare al di là, che potesse vivere anche dopo Berlusconi che, dobbiamo ricordarlo, non è eterno. Come, del resto, accade a tutte le forze popolari europee».
Sembra dunque arrivato il momento della verità su tante questioni sulle quali si taceva. Dopo le esternazioni di Alfano ieri che, nel tentativo di schivare i colpi della stampa berlusconiana, ha implicitamente ammesso l’esistenza del “metodo Boffo” accusando Sallusti di volerlo intimidire, oggi Giovanardi racconta: «il fatto che il centrodestra sia così intimamente legato a Berlusconi rappresenta senza dubbio una forte anomalia italiana». Non l’avevamo forse mai sentito dire così chiaramente da un esponente pdellino. Il problema è quando se ne uscirà. «Pur dissentendo dalla strategia intrapresa, continuo a pensare che Berlusconi vada difeso di fronte alla mascalzonata che il Pd sta commettendo nei suoi confronti anche perché, se davvero si vuole superare questa fase, accanirsi contro Berlusconi in questa maniera non serve», continua Giovanardi. «Se Mussolini fosse stato processato e non impiccato, probabilmente non ci sarebbe stati i nostalgici. Se Craxi fosse stato trattato umanamente e non esiliato ad Hammamet, oggi i socialisti sarebbero (tutti?) a sinistra, invece una buona parte di loro sono a destra per opporsi a chi li ha fatti fuori. Se sulla vicenda Berlusconi il Pd non fosse così terrorizzato dalla propria base che vuole umiliare il Cavaliere, si sarebbe aspettato per la decadenza senza fare tanto rumore in Giunta evitando che nei prossimi 10 anni ci siano persone con la bava alla bocca. I nostalgici di Berlusconi».
Sì, la soluzione c’era. Stava sul tavolo e aveva anche un nome: era stata battezzata “lodo Buemi”, senatore socialista.
Roberto Capocelli