Nell’incontro informale che i capi di Governo europei avranno questa sera a Bruxelles, in preparazione del Consiglio Europeo del 28 e 29 giugno prossimi, si parlerà anche di misure concrete per stimolare la crescita del nostro continente. Tra queste spiccano i cosiddetti “project bond”, ovvero obbligazioni di scopo emesse da società veicolo per finanziare la realizzazione di infrastrutture di interesse europeo. I project bond sono dunque strumenti di finanziamento che, nelle intenzioni dei legislatori europei, dovrebbero stimolare la crescita.
In pratica l’entità che realizzerà l’infrastruttura, tipicamente una società concessionaria di cui sono azionisti il costruttore ed il gestore dell’opera, utilizzerà il project bond per finanziare la realizzazione dell’opera. Queste obbligazioni, che avranno una scadenza di lungo termine – tipicamente quindici-venti anni essendo la durata del finanziamento correlata alla durata della concessione di sfruttamento dell’infrastruttura – potranno essere sottoscritte da banche ed altri investitori istituzionali, quali fondi di investimento, compagnie di assicurazione e fondi pensione, che hanno interesse ad effettuare investimenti di lungo periodo.
L’intervento dell’Unione Europea si concretizzerà attraverso la Banca Europea degli Investimenti che sottoscriverà la parte più rischiosa dei project bond, pari a circa un quinto delle obbligazioni emesse da chi realizzerà l’opera. In parole povere la Banca Europea degli Investimenti, sottoscrivendo la parte più rischiosa dei project bond, la cosiddetta “tranche junior”, assumerà il rischio delle prime eventuali perdite dell’iniziativa nel caso in cui flussi di cassa prodotti dall’infrastruttura siano insufficienti a ripagare il debito obbligazionario.
In tal modo l’Europa conta di stimolare l’intervento dei finanziatori privati che, protetti in una certa misura dalla “diga” fornita dalla Banca Europea degli Investimenti, sarebbero chiamati a sottoscrivere i restanti quattro quinti, la cosiddetta “tranche senior”, dei project bond emessi dalla società che realizza l’infrastruttura. L’incontro dei Capi di Governo dovrebbe in prima battuta decidere una linea sulla capitalizzazione della Banca Europea degli Investimenti, necessaria per poterle consentire di intervenire come sottoscrittore dei project bond. Nel biennio 2012-2013 i fondi europei messi a disposizione per questo tipo di iniziativa dovrebbero ammontare a 230 milioni di Euro. Si stima che, dando la possibilità alla BEI di sottoscrivere tranches junior dei project bond per questo importo, si potranno mobilizzare investimenti per circa 4,6 miliardi di Euro con un effetto moltiplicatore pari a 20. Dunque per 1 euro finanziato dalla BEI si mobiliteranno investimenti in infrastrutture per circa 20 euro.
I settori che l’Unione Europea sosterrà maggiormente nella fase pilota dovrebbero essere il settore dei trasporti, dell’energia e delle telecomunicazioni a banda larga. I project bond rappresentano un primo passo verso la ripresa degli investimenti in Europa ed un apripista per gli investimenti programmati nel nostro continente nel periodo 2014-2020, pari a circa 40 miliardi di Euro. Si tratta quindi di uno strumento mirato a far ripartire gli investimenti infrastrutturali attraendo gli investitori privati, ma sarà davvero sufficiente a salvare l’Europa?
Alfonso Siano