- Lo scopo propagandistico di tale proclama, che precede le elezioni e che blandisce la concorrenza alla Meloni a destra, è troppo evidente per non essere criticato
L’annuncio della Meloni di un decreto legge per proibire il burqa a scuola ha sollevato, a ragione, molte obiezioni da più parti politiche. Lo scopo propagandistico di tale proclama, che precede le elezioni e che blandisce la concorrenza alla Meloni a destra, è troppo evidente per non essere criticato. Ma gli argomenti addotti per farlo, riportati da giornali e televisioni, non sempre sono i più esatti. Non è la parità fra generi da pretendere in culture che non la contemplano, se vogliamo continuare a osservare il criterio del rispetto per tali culture normalmente predicato. Né la libertà delle donne di mostrare il volto, che ha poco senso a meno che non voglia dire la libertà di esibire qualunque altra parte si preferisca che non è, invece, ammessa nella nostra società. Né il numero irrilevante, rispetto all’intera popolazione, di quante lo indossano che non è tale da modificare l’identità nazionale. La questione che pone è un’altra e non del tutto peregrina perché è di carattere civile. Quando si diventa cittadini di un Paese? La risposta è scontata. Quando tali ci si sente nello spirito e nelle attitudini personali.
Una cosa è il rispetto delle tradizioni altrui da parte della società che le ospita e grazie ad esse allarga il suo sguardo sul mondo. Una cosa sono le prescrizioni di legge da rispettare e i costumi e usanze da adottare per entrare, a pieno titolo, nella nuova società alla quale si chiede di essere accolti come suoi cittadini, che dovrebbe essere l’obiettivo di una integrazione riuscita. La quale non nega a nessuno di conservar memoria e simboli delle proprie origini e della propria storia. Ma come un patrimonio privato da rispettare e onorare. Meno, tuttavia, come un costume esibito pubblicamente a dispetto delle usanze e della cultura di una nazione dagli usi diversi di cui, tuttavia, si ambisce a diventare cittadini al pari di altri, senza autoescludersi. Del resto, sono state queste le tappe obbligate dello sviluppo, fin dai tempi più antichi, delle civiltà, che tali sono diventate quando le migrazioni e le contaminazioni fra i popoli si sono risolte in una volontaria, reale fusione culturale che ha riguardato parimenti i costumi sociali.