Cronaca

Il clima presenta il conto: l’Europa non può più aspettare

Il caldo record, la siccità, gli incendi e le conseguenze economiche dimostrano che la crisi climatica non è un problema del futuro. È già qui e riguarda tutti.

I dati che arrivano dall’Europa ci consegnano un quadro che non può essere ignorato. Secondo Copernicus, il programma dell’Unione europea dedicato all’osservazione della Terra e al monitoraggio dell’ambiente e dei cambiamenti climatici, l’estate 2026 sta facendo registrare condizioni eccezionali: nell’Europa occidentale il periodo giugno-luglio è stato il più caldo mai osservato, mentre la siccità, già evidente nei mesi precedenti, si è ulteriormente aggravata.

Francia, Spagna, alcune aree della Germania e del Regno Unito hanno registrato livelli particolarmente bassi di precipitazioni e umidità del suolo. Anche grandi fiumi europei come Senna, Reno e Danubio hanno raggiunto portate molto inferiori alla media, con conseguenze sull’approvvigionamento idrico, sull’agricoltura, sulla produzione energetica e sul trasporto delle merci.

A questa situazione si aggiungono gli incendi, favoriti dalla combinazione tra temperature estreme e terreni sempre più secchi. È un circolo vizioso: quando il suolo perde umidità, diminuisce la sua capacità naturale di raffreddare l’ambiente e il calore tende ad accumularsi ulteriormente.

Ma sarebbe un errore considerare tutto questo soltanto come una questione ambientale.

La crisi climatica presenta già un conto economico e sociale.

La siccità che riduce i raccolti significa maggiore pressione sui prezzi degli alimenti. I fiumi con livelli troppo bassi ostacolano il trasporto delle merci. Le difficoltà nel raffreddamento degli impianti energetici possono costringere alcune centrali a ridurre la produzione. Gli incendi richiedono risorse pubbliche per essere combattuti e provocano danni alle attività produttive e al territorio.

Le conseguenze arrivano quindi direttamente nelle tasche dei cittadini.

Una ricerca citata nelle analisi economiche sul clima ha stimato che le ondate di calore estreme del 2022 abbiano contribuito ad aumentare l’inflazione dell’area euro di 0,34 punti percentuali, soprattutto attraverso l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari. Al tempo stesso, le stime indicano possibili riduzioni delle entrate annue dell’1,8% in Francia e dell’1,3% in Italia e Spagna.

E il problema non riguarda soltanto l’oggi. Gli eventi climatici estremi possono produrre conseguenze economiche che si trascinano negli anni, colpendo infrastrutture, produttività, agricoltura, turismo, trasporti ed energia.

È questa la dimensione politica della questione.

Non tutti pagano allo stesso modo il prezzo della crisi climatica. Una famiglia con redditi bassi risente maggiormente dell’aumento dei prezzi alimentari e dell’energia. Un agricoltore subisce direttamente la perdita di un raccolto. Un lavoratore può vedere diminuire le opportunità occupazionali quando un’attività produttiva entra in difficoltà. Un piccolo imprenditore deve affrontare costi crescenti per energia, assicurazioni, trasporti e gestione dei danni.

Per questo, per il Partito Socialista, la lotta al cambiamento climatico non può essere separata dalla giustizia sociale.

La transizione ecologica non deve diventare un nuovo costo scaricato sulle fasce più deboli della popolazione. Deve invece rappresentare un’occasione per modernizzare il Paese, creare lavoro, rendere più sicure le nostre città e i nostri territori, ridurre gli sprechi e garantire energia e servizi accessibili.

Anche Parma e il suo territorio devono essere parte di questa sfida. Servono politiche più coraggiose sulla gestione dell’acqua, sulla manutenzione del territorio, sulla prevenzione degli incendi e del dissesto idrogeologico, sulla tutela del verde urbano, sull’efficienza energetica degli edifici e sulla mobilità sostenibile.

Serve soprattutto una politica capace di prevenire invece di limitarsi a intervenire quando l’emergenza è già esplosa.

Non possiamo aspettare che ogni estate stabilisca un nuovo record, che ogni siccità diventi più grave e che ogni incendio ci ricordi quanto sia fragile il nostro territorio.

Il cambiamento climatico non è una previsione lontana. È già nelle temperature che registriamo, nei fiumi che si abbassano, nei raccolti che diminuiscono, negli incendi che aumentano e, sempre più spesso, anche nei prezzi che paghiamo.

Il conto è già arrivato. La politica ha il dovere di decidere chi deve pagarlo e, soprattutto, di fare tutto ciò che è possibile per ridurlo.

Michele Rignanese

Segretario Cittadino PSI Parma