L'editoriale

Il girotondo dei candidati

Sembra il gioco dei bambini che si azzuffano per fare il capoclasse. E così eccoci alla grande giostra della politica italiana: chi sarà il candidato? Chi sarà il più adatto? Chi avrà il diritto di guidare il Campo largo, sempre che il Campo largo, nel frattempo, non si sia ristretto fino a diventare un fazzoletto? Il problema è che stiamo già discutendo del vincitore di una partita che deve ancora cominciare.

È vero: la nuova legge elettorale impone ai partiti di indicare il candidato alla presidenza del Consiglio. Ma l’Italia rimane una Repubblica parlamentare. Se un governo cade, non si torna automaticamente alle urne: il Capo dello Stato verifica se esiste un’altra maggioranza e, se possibile, affida l’incarico a un nuovo presidente del Consiglio, che dovrà comunque ottenere la fiducia delle Camere.

Insomma, prima ancora di sapere chi vincerà, abbiamo già cominciato a litigare su chi dovrà governare. La campagna elettorale è partita. E mentre il mondo cambia velocemente, noi ci mettiamo a girare sulla giostra della politica, fino a farci venire il mal di testa. Nel frattempo, chissà che cosa sarà successo nel mondo. Potrebbe essere esplosa una bomba atomica in Ucraina, con Mosca disperata e impantanata nella sua guerra come gli americani in Vietnam.

Trump potrebbe essere stato travolto dagli elettori alle elezioni di metà mandato. La Cina potrebbe essere ancora più vicina. E l’Africa potrebbe aver cominciato a presentare il conto ai vecchi e nuovi colonialismi occidentali. E noi? Noi, intanto, aspettiamo il candidato. Non il programma. Non una visione del Paese. Non una risposta convincente alla sanità che non funziona, ai salari che non crescono, alle pensioni sempre più difficili da sostenere, ai giovani che partono e spesso non tornano. Prima bisogna decidere chi deve sedersi sulla sedia. Poi, eventualmente, si vedrà che cosa farne. È la politica ridotta a una gara di figurine: questo piace a quelli di là, quello non piace a quelli di qua, quell’altro potrebbe prendere voti al centro, quell’altro ancora potrebbe sottrarli a qualcuno.

E intanto gli elettori, che dovrebbero essere i protagonisti, diventano il pubblico della bocciofila: guardano, ascoltano, commentano e aspettano che finisca la partita. Perché ormai sembra che il problema principale non sia più governare l’Italia, ma trovare qualcuno che riesca a convincere tutti gli altri che è lui quello giusto per governarla. La differenza sembra sottile. In realtà è enorme. La Meloni potrebbe essere stata indebolita da Salvini, Salvini potrebbe essere stato a sua volta logorato da Vannacci, Tajani potrebbe continuare a muoversi nelle sabbie mobili dei suoi equilibrismi e per Lupi potrebbero essere ancora tempi difficili.

Dall’altra parte, intanto, nessuno sembra sapere bene chi voglia salire sulla giostra e, soprattutto, chi debba stare davanti. E mentre i leader giocano a scegliere il candidato premier più bello, gli italiani continuano a fare i conti con il caro vita. Magari saremo costretti a vendere una macchina che nessuno vorrà comprare. E alla fine potremmo tornare ai tempi di Ladri di biciclette: solo che, questa volta, le biciclette saranno diventate così care che rubarne una sarà diventato un investimento. Giriamo. Loro girano. E il Paese, intanto, gira a vuoto.