L’ultima edizione di quella sorta di bollettino di guerra pubblicato in Messico sulle uccisioni legate al narcotraffico mostra che il governo del presidente Felipe Calderón la guerra in questione continua a perderla e che le rare sconfitte subite dai cartelli della droga non ne compromettono né la pericolosità né la capacità di controllo del territorio. Il ministero della Giustizia ha comunicato che 12.903 persone sono state uccise nei primi nove mesi del2011 inviolenze legate al traffico di droga, con una media di 1.433 persone al mese. Nell’intero 2010, i morti erano stati 15.273. Da Calderón, cinque anni fa, decise di impiegare l’esercito contro i cartelli del narcotraffico, i morti sono stati 47.515. Anche lo scorso anno la località più insanguinata è stata Ciudad Juárez, al confine con il Texas, dove nei primi nove mesi del 2011 vi sono stati 1.206 morti, confermandola la città con più violenza al mondo a esclusione di quelle in Paesi dove sono in atto guerre dichiarate. Nello stesso periodo ci sono stati 795 morti ad Acapulco e 399 aMonterrey.
STRAGI QUOTIDIANE – Il dato, comunque, è già vecchio. Ad aggiornarlo provvedono infatti stragi praticamente quotidiane, al punto da non meritarsi la prima pagina neppure sui giornali messicani, se non in caso di massacri particolarmente efferati, come quello del 9 gennaio, quando sono stati tredici cadaveri, dieci adulti e tre ragazzi, con segni di tortura e crivellati di proiettili, nello Stato di Michoacán. Due giorni dopo, il ritrovamento di due corpi decapitati alla periferia di Città del Messico ha portato a quaranta il numero delle vittime dall’inizio della settimana. Una settimana non ancora conclusa.