Nel dibattito politico contemporaneo, costantemente frammentato da emergenze economiche e scontro ideologico, vi è un principio che rischia di essere svuotato del suo significato più profondo, declassato a mera formula burocratica: la laicità.
Per il pensiero socialista, tuttavia, la laicità non è mai stata una fredda separazione tra lo Stato e le confessioni religiose, né un atteggiamento di cinica ostilità verso il sentimento spirituale. Al contrario, essa rappresenta una forza attiva, il prerequisito essenziale per la costruzione di una società autenticamente democratica, egualitaria e solidale. La laicità è, prima di tutto, la garanzia suprema del pluralismo.
Lo Stato laico si configura come lo spazio pubblico di tutti, il terreno d’incontro in cui nessuna fede, nessuna ideologia e nessun dogma possono pretendere di farsi legge universale a discapito della coscienza individuale. Difendere questo principio significa tutelare la libertà di pensiero di ogni cittadino, sia esso credente, agnostico o ateo. Significa ribadire con forza che la dignità umana e i diritti civili appartengono all’individuo in quanto tale e non possono essere subordinati a precetti morali di parte.
Vi è poi un legame indissolubile tra laicità ed emancipazione sociale. Storicamente, le forze reazionarie hanno spesso utilizzato il dogma religioso e la tradizione come strumenti di conservazione del potere, giustificando le disuguaglianze e frenando il progresso delle classi lavoratrici. La laicità spezza questo meccanismo di sottomissione culturale: essa afferma che il destino degli uomini si decide sulla terra, attraverso la politica, l’istruzione e la lotta sociale, rifiutando l’idea che l’assetto sociale sia frutto di un disegno provvidenziale immutabile. Il cuore pulsante di questa visione resta la scuola pubblica.
È tra i banchi di scuola che la laicità si fa pratica quotidiana, offrendo a tutti i giovani, indipendentemente dall’estrazione sociale o dal credo della famiglia d’origine, gli strumenti critici per diventare cittadini liberi. Senza un’istruzione laica e scientifica non esiste reale mobilità sociale, ma solo la perpetuazione del privilegio e del pregiudizio. Oggi, di fronte al riemergere di fondamentalismi e a costanti tentativi di ingerenza etica nelle scelte legislative, il socialismo deve rimettere la laicità al centro della propria identità. Non come un cimelio del passato da venerare, ma come lo strumento più moderno e potente per unire una società sempre più complessa e multiculturale sotto l’unica bandiera dei diritti universali e della solidarietà.
Raffaele Amendola