
Con 28 ‘sì’ e 49 ‘no’ ieri è stata bocciata la mozione di sfiducia al governatore della Regione Lombardia Roberto Formigoni. Il Pirellone traballa ma non crolla sotto i colpi sferrati da Pd, Idv e Sel e Udc. Ad avere la meglio sono state le mani tese e garantiste di Lega e Pdl, che si sono opposte con fermezza alla mozione e che hanno accolto il risultato con un’ovazione da stadio. Appoggio dietro al quale è facile ipotizzare la difesa pidiellina e soprattutto leghista di uno strategico presidio in Lombardia, regione espugnata dai grillini insieme ad altre forze politiche alle recenti amministrative. Un pezzo importante del Nord produttivo da sempre roccaforte di Lega e Pdl e da qualche settimana non più.
RIVOLUZIONE MANCATA – Si è sfiorata d’un soffio quella che sarebbe stata una rivoluzione epocale per i vertici di un’amministrazione gestita per ben 17 anni dallo stesso Formigoni e intorno alla quale gravitano interessi economico-politici enormi. Se fosse passata la sfiducia in consiglio regionale si sarebbe con buona probabilità dovuto andare al voto anticipato. Il responso è arrivato dopo un lungo dibattito in cui la stessa Lega ha fatto un passo indietro rispetto alle prese di posizione, spesso anche dure, che i suoi esponenti avevano avuto nei confronti del governatore lombardo. Rimane clamorosa comunque la difesa “d’ufficio” o “di scuderia” del consiglio nei confronti di Formigoni finito nell’occhio del ciclone per la vicenda delle vacanze che gli sarebbero state pagate dal faccendiere Pierangelo Daccò, vicino a Comunione e liberazione.
FORMIGONI, ALL’ESTERO SI DIMETTONO PERCHE’ ACCUSE VERE – «Altri all’estero si sono dimessi. Ma altri all’estero hanno riconosciuto che quelle accuse corrispondevano a verità. A me in questi giorni sono state imputate un mucchio di cose che non esistono. Cose di fronte alle quali io mi oppongo e mi opporrò», ha detto in aula Formigoni. «Io sono il primo difensore della libertà di stampa – ha aggiunto Formigoni, che nei giorni scorsi aveva querelato i quotidiani che avevano riportato stralci degli interrogatori in cui il faccendiere Pierangelo Daccò aveva detto ai pm di Milano di avergli pagato viaggi e vacanze – Ma la libertà di stampa ha un limite invalicabile che è quello della verità». «In questi mesi ci hanno rovesciato addosso tonnellate di accuse – ha aggiunto – inchieste giornalistiche che non solo avrebbero rovesciato un bufalo, ma una mandria di bufali. Come mai? Ho resistito e abbiamo resistito perché quello che mi viene contestato non è vero e io porterò avanti questa battaglia in tutte le sedi: non posso permettere che siano infangati la mia persona, il mio ruolo di presidente della Regione Lombardia e l’azione che ho condotto in questi 17 anni di governo».
IL CASO, PRIMO FIRMATARIO ASSENTE IN AULA – A rendere ancora più animata di la discussione del dibattito in aula è stata anche una bagarre sull’assenza proprio del primo firmatario della mozione di sfiducia. Il capogruppo del Pd Luca Gaffuri è “in congedo per motivi familiari”. In realtà sarebbe in vacanza in Grecia. A rimarcare l’assenza di Gaffuri è stato il capogruppo del Carroccio, Stefano Galli. Gaffuri invece di essere presente in aula si è recato a godersi il meritato riposo – ha detto polemizzando con l’opposizione per le critiche alle vacanze di Formigoni. «Forse – ha aggiunto – era stremato dalla stesura della mozione di oggi». La replica di Gaffuri è stata affidata a un comunicato. «Sono in corso polemiche pretestuose sollevate dalla maggioranza sulla mia assenza oggi in aula. Polemiche motivate dal comprensibile intento di spostare l’attenzione dalle vicende che riguardano Formigoni e che hanno portato alla nostra mozione di sfiducia», fa sapere l’esponente del Pd lombardo. Avevo avvisato per tempo che in questi giorni sarei stato assente. Nessuno, del resto, può dubitare del mio impegno per indurre Formigoni alle dimissioni e rinnovare l’amministrazione in Lombardia. Il resto è fumo negli occhi».
BAGARRE PD-PDL IN AULA – All’attacco del governatore, durante la discussione, è andato il consigliere Pd Maurizio Martina che ha ribadito: «Siamo di fronte e gravi problemi di legalità, rispetto delle procedure, trasparenza. Tutti nodi politici che hanno inquinato l’autorevolezza dell’istituzione. E’ necessario un atto di chiarezza e di responsabilità, senza tirare a campare o mascherarsi dietro alle eccellenze. Per molto meno in Europa si fa un passo indietro, così come da più parti si chiede per uscire da 17 anni di governo schiacciato su un modello di leadership che ruota attorno a un solo uomo, ma che ora appare fuori sintonia con la realtà e che alimenta il vento dell’antipolitica». Non si è fatta attendere la dura la replica della maggioranza. Quello di Martina, ha commentato Paolo Valentini, capogruppo del Pdl, è stato «un discorso politicamente mediocre, che si limita a ribadire le accuse lanciate dalla macchina del fango, alimentato anche da mass media». Valentini ha anche rilanciato l’opportunità e la necessità di governare in un momento di crisi. «Siamo disponibili a interrogarci e confrontarci su temi concreti – ha rimarcato – e se abbiamo a cuore il bene dei cittadini lombardi occorre che tutti noi ci rimbocchiamo le maniche, nel rispetto delle diverse posizioni ideologiche, senza esaurire la discussione in termini di rissa».
LA LEGA PARLA DI GOLPE MANCATO DEL CENTROSINISTRA – A difendere a spada tratta il governatore della Lombardia è stato il capogruppo della Lega Nord, Galli, secondo il quale la giunta guidata da Formigoni in questi due anni «ha promosso azioni senza eguali per affrontare la crisi e sostenere imprese e lavoro. Ma ora – ha osservato – è necessario rilanciare le richieste della Lombardia in senso autonomista e federalista, in un’unità d’intenti con Piemonte Veneto, realizzando un vero asse del Nord, per imporre temi non più rimandabili, interrotti dal governo Monti. E’ necessario un cambio di rotta in senso federalista – ha spiegato – basta essere la formica in un paese di cicale». Quanto alla mozione, secondi Galli «è un maldestro tentativo del centrosinistra di forzare un colpo di mano, approfittando del periodo. Da parte nostra – ha concluso l’esponente del Carroccio – confermiamo la volontà di portare a termine la legislatura regionale».
Lucio Filipponio