Conoscevamo il presidente operaio, quello col bandana e quello col colbacco. Ma il presidente “falsario” tipo Totò ne La Banda degli onesti ci mancava. Perché se la Bce non è la Federal Reserve, nel senso che non può comprare titoli in quantità infinita non potendo stampare una quantità di moneta illimitata, allora che si provveda da soli: «Cominciamo a stampare Euro noi con la nostra Zecca». Berlusconi l’ha chiamata “pazza idea” ma a leggere bene tra le righe si capisce che né l’idea né lui sono pazzi.
MENO MALE CHE SILVIO C’E’ – Guai a sottovalutarlo, a pensare di lui come ad un simpatico umorista, come l’uomo delle gaffe e delle boutade internazionali. L’ex premier ha una dote che anche il suo peggior nemico gli riconosce e teme: la capacità di non buttarsi mai giù. Anche nei momenti peggiori, quando il Paese intero preferisce misure draconiane ai suoi conigli dal cilindro, anche quando milioni di elettori girano le spalle al Pdl decretandone una debacle pesantissima alle recenti amministrative, nulla è perduto. E’ proprio il caso di intonare a gran voce lo storico ritornello “Meno male che Silvio c’è”, perché Berlusconi sta preparando la volata e guai a fermarlo. Si fa largo tra gli avversari a colpi di trovate geniali mascherate da provocazioni ingenue e un po’ da politicante alle prime armi.
COSA BOLLE IN PENTOLA? – E’ solo di pochi giorni fa l’annuncio, bruciato da una gaffe imperdonabile del segretario Angelino Alfano, della necessità “per il bene del Paese” di sposare il semiprenzialismo alla francese. Plateale e roboante l’annuncio quanto il vuoto di adempimenti che è seguito. Niente, nada, niet. Ma partendo dalla convinzione che per Berlusconi nothing is impossibile allora sarebbe utile riflettere sul vero punto politico. Cosa bolle nel calderone del Pdl? Quali scenari al limite della fantapolica dobbiamo aspettarci? Sul piatto c’è il Paese più che il suo bene, c’è la governance del dopo Monti e soprattutto c’è l’antipolitica col faccione di Grillo che spopola al punto da preoccupare seriamente i maggiori leader politici.
CONIGLIO O GRILLO DAL CILINDRO? – Come si chiamerà il prossimo coniglio da tirar fuori al momento giusto? Ancora non è dato saperlo, ma certo è che non sarebbe un’eresia ipotizzare che a conti fatti e visti i tempi, magri, che corrono il premier più longevo della storia della Repubblica italiana stia lavorando notte e giorno al suo rientro dalla porta principale. Ma come lui stesso ha precisato non come premier né primo inquilino del Colle ma come allenatore. Della sua squadra targata Pdl e nessun altro. Duri e puri come ai tempi del contratto con gli italiani firmato in prime time o dell’abolizione dell’Ici che proprio ieri Alfano, colto da un’amnesia fulminante, ha rilanciato. Il vero avversario politico di Berlusconi è Grillo o quel sentimento di antipolitica e pressappochismo che incarna a meraviglia. E su quella stessa e ormai affollatissima via si incammina anche l’ex premier. Chissà che i due non s’incontrino a metà strada e che l’ex primo ministro non dica all’ex comico: quando ho cominciato a fare politica “avevo pochi anni e vent’anni sembran pochi, poi ti volti a guardarli e non li trovi più”.
Lucio Filipponio