Un delitto non dovrebbe accadere. Un assassino dovrebbe pagare per il suo crimine. Questi sono due dati di fatto che dovrebbero essere incontrovertibili, ma purtroppo non è così. Inutile fingere: il male esiste. Si possono intraprendere azioni di sicurezza sul territorio, un piano interforze per contrastare la criminalità, ma per quanto possibile sarà inevitabile che qualcosa accada.
Ma ciò che in un paese civile non deve succedere è la strumentalizzazione dei fatti. Questo si contesta, prima ancora che i dati sulla (in)sicurezza che si registrano nella Capitale. Soprattutto quando l’attuale sindaco di Roma Alemanno ha fatto proprio della sicurezza il punto di forza della sua campagna elettorale, forse riuscendoci.
Oggi ci troviamo a dover commentare l’ennesimo delitto a Roma: un padre e una figlia sono rimasti privi di vita sul ciglio di una strada. La loro nazionalità, quella di chi ha commesso l’agguato, le motivazioni alla base del gesto sono dettagli di un costrutto che ormai si regge solo sull’aspetto demagogico che si è creato intorno all’evento. I particolari di quanto successo servono agli inquirenti e a noi giornalisti che dobbiamo informare l’opinione pubblica. Forse, e neanche tanto, ai familiari, se non fosse che rintracciando i responsabili potrebbero scaricargli addosso parte della loro naturale rabbia. Ma una cosa è certa: i dettagli morbosi non devono essere oggetto di discussione politica. Semplicemente non servono.
Il ragionamento politico deve essere incentrato su un dato di fatto: chi ha speso parole populiste per accaparrarsi consenso elettorale e oggi dispensa numeri per dimostrare la lotta alla criminalità, deve avere il buon senso di affermare pubblicamente che, per quanto banditi di strada non organizzati, c’è qualcosa di inadeguato nel proprio operato. Che sia una politica sbagliata che ha sottovalutato il fenomeno o politici non all’altezza del compito nel valutare la situazione.
In Italia deve diventare prassi dichiarare la propria incompetenza o, semplicemente, gli errori commessi. Si è stanchi di chiedere dimissioni che non arriveranno mai al momento opportuno. Quello che si vuole è un vero senso dello Stato, della responsabilità rispetto al ruolo che si ricopre. Questo sicuramente non basterebbe ai cittadini per sentirsi più sicuri, ma eviterebbe di alimentare in loro quel sempre crescente non senso dello Stato. Ci farebbe rivalutare anche le persone che ci governano.
Ammettere un errore significa avere umiltà. E l’umiltà, in Italia, per troppo tempo è stata vista come segno di debolezza. Ma oggi di forte c’è solo la paura, uno stato questo che non dovrebbe esistere mai. Perché la paura porta a fare le scelte sbagliate, e qui sembra evidente che di sbagli ne sono stati fatti anche troppi.
Giampiero Marrazzo