Arte

“Il ritorno a casa”, in scena al teatro Argentina di Roma

TEATRO ARGENTINA

Va in scena in questi giorni a Roma al teatro Argentina: IL RITORNO A CASA (The Homecoming) uno dei capolavori di Harold Pinter, poeta, scrittore, drammaturgo, sceneggiatore, attore e regista teatrale britannico, premio Nobel per la letteratura nel 2005, morto nel 2008 a 78 anni in seguito ad una grave malattia. Massimo Propolizio è l’ottimo regista e attore con Cristian La Rosa, Paolo Musio, Alberto Onofrietti, Eros Pascali e la bella, fantastica Gaja Masciale.

Ispirato da Samuel Becket, Pinter si dedicò nella prima parte della sua carriera al teatro dell’assurdo, con esiti eccellenti, in seguito a partire dagli anni settanta iniziò a proporre all’attenzione del pubblico casi di oppressione e di violazione dei diritti umani nel mondo, sempre esprimendo una forte posizione umanitaria.

 

Il RITORNO A CASA è del 1964 e in qualche maniera anticipa le tematiche successive.

Un docente universitario approfitta del viaggio dagli Stai Uniti in Inghilterra per presentare la giovane moglie alla famiglia d’origine e tutto si svolge nel salotto di un banale appartamento londinese in un susseguirsi di dialoghi tra i nuovi arrivati e il padre, ex-macellaio, lo zio tassista, il fratello ex-pappone e verosimilmente mitomane. Le parole di spaventosa violenza psicologica si susseguono nel rappresentare un quadro di rapporti umani radicalmente “ disfunzionali” come li definirebbero al giorno d’oggi gli psicologi, un quadro di rapporti gravemente “ patologici” come li avrebbero definiti qualche decina di anni fa, quando il linguaggio era sicuramente più pregante e probabilmente più esatto.

Figure femminili, la madre morta e la moglie presente, rese abiette dalla complicità, sempre in bilico tra perversione e prostituzione, maschi cinici, cattivi, apparentemente sfrontati nella perdita di quel pur minimo di umanità che sopravvive nella vergogna e nel rimorso. L’orrore della vita quotidiana nel gelido “nulla” di legami biologici ai quali non corrispondono né comprensione, né amore, né calore…

Certo erano gli anni in cui in Gran Bretagna e nel mondo occidentale si iniziava a interrogarsi sulla violenza dei rapporti interumani nella famiglia tradizionale. Il celeberrimo FAMILY LIFE venne proiettato in tutta Europa nel 1971 e i giovani accorsero nelle sale per vederlo e poi se ne parlò ovunque e a lungo. Pinter nel teatro lo aveva a suo modo anticipato.

Un’opera certamente non facile, non allegra, non superficialmente divertente. Un’ opera profonda, intelligente, spesso agghiacciante, di rara intensità drammaturgica che lascia lo spettatore con una sensazione di malessere e con il bisogno di riflettere e di interrogarsi sulla degradazione umana.

Da non perdere. Assolutamente.