Oggi si sente spesso dire: “C’è un vento di destra nel paese”. È altrettanto vero, però, che manca una visione chiara di cosa sia la sinistra nel XXI secolo.
In Italia, i principali partiti di “centrosinistra” (PD e M5S) non sono riusciti a qualificarsi come partiti autonomi, responsabili e autorevoli. Le contraddizioni interne e la mancanza di programmi di lungo respiro, cioè di quelle “visioni del mondo” chiare e definite, hanno pesato notevolmente sui risultati elettorali evidenziando i limiti delle precedenti esperienze di governo.
Qualsiasi impegno moderno, per un’autentica cultura socialista, deve passare attraverso un’analisi dei cambiamenti socio-economici odierni, sciogliendo il legame di sudditanza ideologica dalla cultura neoliberista come “cultura vincente”; ovvero, superare l’imperativo ideologico del PIL come unico criterio per indicare il benessere di uno Stato.
La Programmazione come autonomia culturale
Storicamente, l’autonomia culturale nel socialismo deriva dall’analisi e interpretazione dell’assetto strutturale della società. Il “riassetto” non nasce da principi o postulati astratti, ma da un’analisi e valutazione delle situazioni storiche, delle condizioni e dei rapporti sociali che ne derivano.1
Nella tradizione socialista occidentale, la “Programmazione economica”2 ha ricoperto un interesse centrale ed è stata intesa come metodo di gestione “socialdemocratico” del capitalismo nelle democrazie liberali.
Stato e mercato, libertà economica e programmazione non sono in contraddizione; anzi, lo scopo di questo metodo è l’aggiustamento reciproco del settore pubblico e quello di mercato. Questi possono essere armonizzati e resi complementari, realizzando due obiettivi: la crescita e una equilibrata allocazione ed equa distribuzione delle risorse.
La programmazione stabilisce come lo Stato, controllando il 50% delle risorse, «può orientare lo sviluppo dell’intera economia nazionale verso la realizzazione di obiettivi economici e sociali prioritari, rispettando l’equilibrio tra i due settori e le loro logiche di funzionamento».3 Realizzare obiettivi socio-economici, quindi, è lo scopo della programmazione.
Il “piano” assume carattere democratico in quanto pianifica una serie di obiettivi gerarchicamente ordinati e coerenti tra loro. Le priorità sono espresse attraverso la concertazione tra le parti sociali e votate dai rappresentanti eletti.
Strumenti e riforme
Per realizzare la programmazione sono altrettanto fondamentali tutti «quegli istituti, strumenti, procedure disponibili o da trasformare o da creare per rendere efficace e coerente l’azione del potere pubblico, all’applicazione di un metodo nella direzione quotidiana della politica economica [e sociale]conforme alle finalità e ai criteri della programmazione e alla valutazione esatta di tutte le condizioni necessarie per il raggiungimento degli obiettivi».4
In Italia, la programmazione economica assunse ulteriore rilievo economico-sociale in merito a due fattori: il divario Nord-Sud e la presenza di un settore pubblico iper-burocratizzato. Quest’ultimo da riportare ad una dimensione di efficacia ed efficienza delle prestazioni e come leva per rilanciare lo sviluppo.
La riforma del funzionamento dello Stato è, dunque, il fulcro dell’azione politica per un partito socialista di governo. E diventa «il tema centrale della politica finalizzato alla creazione di una efficiente e democratica direzione pubblica dello sviluppo economico e del progresso sociale e civile».5
Azioni da intraprendere come partito
Un partito socialista di governo deve stabilire una prassi d’incontri e confronti tra i propri organi dirigenti e le organizzazioni rappresentative del mondo del lavoro, della produzione, della ricerca, della cultura. È in termini di partecipazione, di autogoverno, di soluzioni dinamiche da sperimentare e aggiornare in continuo confronto con la realtà in movimento, che vanno affrontati e risolti i problemi della società italiana. Vanno affrontati temi come la riduzione della durata del lavoro (orario medio di lavoro) e la redistribuzione delle ore fra la popolazione potenzialmente occupabile. Ovvero, erogare lavoro utile socialmente: quali beni e servizi, quali occupazioni e quali attività sarebbero utili da “creare“.
Questo “impegno socialista” vuole essere un richiamo ad un nuova azione politica che tenga conto delle mutate condizioni della società italiana, europea e occidentale. La quale comporta urgenti riforme di struttura dei modelli socio-economici odierni. Sta ai socialisti, con i loro valori di cambiamento e di progresso economico-sociale, riprendere iniziative concrete che mettano in primo piano le aspirazioni di partecipazione democratica che si manifestano nella società: dai giovani; dai disoccupati; dai lavoratori poveri; dalle donne.
Infine, è prioritario richiamarsi agli storici valori internazionalisti, cioè all’Europa. È l’Europa il terreno sociale, economico, politico e culturale sul quale può svilupparsi una iniziativa socialista capace di costruire un modello alternativo rispetto al neocapitalismo.
È dalle istituzioni europee e dal Gruppo Socialista che deve ripartire la spinta ad un’ulteriore integrazione europea democratica.
DAVIDE PASSAMONTI
1 Archibugi F. (2022), Il Privato Collettivo – Un nuovo socialismo che sta cambiando il paese, Roma, LUISS.
2 L’impostazione moderna della politica economica si deve a Ragnar Frisch e Jan Tinbergen. L’esigenza di coordinamento dei provvedimenti economici, derivante dall’interdipendenza dei fenomeni economici, diviene di fondamentale importanza nelle economie moderne. L’ulteriore contributo dei due premi Nobel è quello di porre l’attenzione su quanto sia adeguata la scelta degli strumenti utilizzabili dai responsabili delle politiche economiche, in rapporto ai fini che essi hanno intenzione di realizzare. Dare forma coordinata e coerente alle decisioni di politica economica, elaborando uno schema logico per verificare la razionalità del sistema stesso, prende il nome di programmazione.
3 Ruffolo G. (1985), La qualità sociale. Le vie dello sviluppo, Roma-Bari, Laterza.
4 Giolitti A. (1992), Lettere a Marta, Ricordi e riflessioni, Bologna, Il Mulino.
5 Giolitti A. (1967), Un socialismo possibile, Torino, Einaudi Editore.