Responsabilità. È ciò a cui ha fatto appello, più volte, il ministro dell’integrazione del governo Letta, Cécile Kyenge, in occasione del Roma Fiction Fest, tenutosi dal 28 settembre al 3 ottobre all’Auditorium Parco della Musica. Naturalizzata italiana Kyenge ha partecipato all’incontro per festeggiare i 30 anni dalla fondazione del Centro Televisivo Vaticano (CTV), ad opera di Papa Giovanni Paolo II nel 1983. Presente, infatti, anche il neo presidente: mons. Dario Viganò. Il CTV al suo interno accoglie il prestigiosissimo Archivio Segreto Vaticano, in cui vengono accolti documenti storici, anche inediti, custoditi, ristrutturati, digitalizzati ed archiviati. Un vero luogo della memoria internazionale, punto di riferimento per studiosi di ogni parte del mondo; reso più fruibile ed accessibile, al contrario di quanto si possa pensare, dall’uso delle nuove e più moderne tecnologie di informatizzazione e digitalizzazione. E proprio alla memoria si è riferita la ministra Kyenge al fine di favorire l’integrazione, la conoscenza, lo sviluppo di un Paese, soprattutto dell’Italia, che considera la sua nazione, dopo avervi trascorso gli ultimi 30 anni della sua vita. Doppia ricorrenza da festeggiare dunque per lei e l’emozione è stata forte.
“Capire la storia, conoscere quello che è successo nel passato – ha esordito Kyenge – aiuta a uscire dal passato, per entrare nel presente e costruire il nostro futuro”. E a favorire l’integrazione. “Io ho sempre parlato di interazione, più che di integrazione, ma è chiaro che è un processo molto lungo e complesso, non a senso unico, ma a doppio senso; ed in questo l’informazione deve aiutare a poter avere quell’interazione tra la popolazione che accoglie e quella che chiede di essere accolta, riuscendo a comunicare le reciproche storie e vissuti passati, permettendo un percorso di condivisione e di dialogo che possa rafforzare quelle che sono le buone pratiche, che possiamo incontrare in ogni cultura, ma a cui, di fatto, dovremmo riuscire a dare un valore aggiunto in quello che è il percorso di una società multiculturale, una società dove lo strumento principale diventa anche la interculturalità”. Per ottenere ciò, occorre partire da un senso di responsabilità da parte di tutti coloro che siedono in Parlamento e che sono al Governo: “Dobbiamo ai nostri cittadini, al nostro Paese, risposte concrete in tema di crisi economica e stabilità, legge elettorale, punti su cui è stato fondato un programma d’intenti ben specifico presentato all’elettorato. In questo momento dobbiamo mettere da parte le proprie ideologie per dare risposte concrete a chi ha bisogno di avere fiducia nella classe politica che è al potere. Noi dobbiamo proteggere, con responsabilità ribadisco, il bene comune”, che è appunto la memoria e la multiculturalità.
Barbara Conti