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E ADESSO FACCIAMO NASCERE IL LETTA DUE

Riccardo Nencini Psi

Riccardo Nencini Psi

«Letta deve imprimere un’accelerazione all’iniziativa del suo governo. Per scrivere l’agenda e definire meglio le priorità serve una discontinuità con il passato. Il calendario può aiutarlo. Il 27 si voti la decadenza del senatore Berlusconi e subito dopo venga messa in votazione la legge di stabilità per valorizzare la discontinuità nella maggioranza e nell’esecutivo».

Parla Riccardo Nencini, segretario del Psi, che ad una settimana dall’appuntamento congressuale di Venezia fa il punto della situazione attuale e sugli scenari che si aprono per il governo dopo la decadenza del senatore Berlusconi, la possibile elezione alla segreteria del PD  del sindaco di Firenze e sul Congresso socialista.

Il segretario del Psi ha sottolineato all’Avanti! che «discontinuità significa due cose: la prima è la discontinuità politica. Cambia la maggioranza, si passa da un governo di larghe intese ad un governo di emergenza caratterizzato da una maggiore coesione e non indebolito da continue minacce. La seconda è la discontinuità programmatica: Letta deve definire nuove priorità».

Secondo Nencini, infatti, mentre fino ad oggi si è rimasti in qualche modo prigionieri dei due temi, «l’abrogazione dell’IMU e le misure sulla Cassa Integrazione», se il governo del premier Letta vuole guardare al futuro, «superare il 2014 e dare all’Italia un’immagine forte in Europa, prima che l’Italia assuma la Presidenza del Semestre europeo, ci sono 2 priorità da affrontare».

La prima riguarda «il rilancio dell’economia» e per farlo Nencini sottolinea che «serve un salvadanaio che Letta non ha, ma che è in grado di costruire attraverso una patrimoniale sulle grandi ricchezze, cioè tassando di più il 10 per cento di famiglie che ha in mano il 50 per cento della ricchezza nazionale. Con i 45 miliardi figli di questa misura, si può intervenire sul cuneo fiscale abbassare le tasse sui redditi medio bassi e aumentare le pensioni minime. Inoltre abbiamo indicato al governo una misura sulle “ludopatie” che potrebbe aggiungere altri 7 miliardi».

Continua il senatore socialista affermando che «la seconda misura riguarda le  riforme istituzionali da fare di concerto con il Parlamento: legge elettorale prima di tutto, fine del bicameralismo perfetto con la nascita di un Senato federale e riduzione del numero dei parlamentari e la riforma dei poteri locali e regionali».

Misure importanti che, come afferma Nencini stesso, hanno bisogno di una maggiore coesione nella maggioranza. Coesione che, in molti, soprattutto dopo le esternazioni sul caso Cancellieri, sembra essere messa i discussione dalla figura di Renzi, probabile prossimo segretario del Pd dopo l’appuntamento dell’8 dicembre.

«Io credo che il compito principale di Renzi, ipotizzando la sua elezione alla segreteria del Pd, sia  non quello di lavorare alla caduta del governo, quanto piuttosto la presa del Partito democratico e la costruzione di un partito quale lui da segretario desidera che sia. Inoltre se Renzi si mettesse in testa di andare a votare subito troverebbe 3 opposizioni: il Colle, la maggioranza del Parlamento e quella di alcuni poteri internazionali molto forti. Tre mondi autorevoli e con delle ottime carte in mano. Nei panni di Renzi, dunque, io avrei altre priorità».

E, mentre si aspettano gli sviluppi delle primarie, il Psi guarda a Venezia. «Sarà un ottimo congresso – afferma Nencini – il migliore degli ultimi 20 anni, ricco di ospiti di alto profilo, tendenzialmente unitario, e si concluderà in maniera diversa da come è nato. Nel Congresso si traccerà una rotta utile a fissare una nuova meta per il socialismo europeo. Un congresso che diventa un portolano per il Pse perché dobbiamo considerare che nelle elezioni dell’ultimo biennio non c’è partito socialista in Europa che abbia raccolto più di un quarto dei consensi dei votanti. La ragione sta nella difficoltà a dare risposte risolutive alle tre grandi questioni del nuovo secolo: come combattere la povertà di ritorno, come tenere in equilibrio migranti e sicurezza individuale, come finanziare lo Stato sociale non avendo più spesa pubblica. Queste sono le risposte che noi dobbiamo dare a Venezia».

Roberto Capocelli